L’agghiacciante storia della famiglia Bean

L’agghiacciante storia della famiglia Bean

 

Può una storia, presumibilmente accaduta, essere più terrificante della trama di un film horror?

Quando leggiamo “tratto da una storia vera” quanto di vero c’è nella storia?

 

Partendo da queste due domande, provo a dare una sola risposta: Sawney Bean.

Un nome che a molti può non dire nulla, ma è proprio la storia di quest’uomo e della sua famiglia ad aver ispirato due famosissime pellicole horror, seppur non ricalcandone fedelmente la storia, stiamo parlando de “Le colline hanno gli occhi” e “Wrong turn”.

Non ci sono fonti certe che confermano se questa assurda e surreale storia sia accaduta realmente o sia solo il frutto dell’immaginazione di uno scrittore “dell’epoca”, poiché gli eventi risalirebbero al 1500.

Per quanto mi riguarda, penso che una storia che riesce a superare le barriere del tempo, venendo tramandata di generazione in generazione, fino ad arrivare ai giorni nostri, meriterebbe di essere approfondita, a prescindere che sia vera o falsa.

 

Gli inizi

Questa dunque è la storia del signor Bean un uomo nato e cresciuto nel sud della Scozia.

L’uomo, scappato di casa in giovane età, conobbe lungo il suo cammino una donna, Agnes Douglas, ribattezzata Black Agnes Douglas, “the dark witch of Lothian”. I due che vivevano di espedienti, un giorno incrociarono i loro destini, fu amore a prima vista. Iniziò così una storia d’amore intensa, perversa. Lui ribelle e fuorilegge, lei appassionata di magia nera, e per questo accusata di stregoneria. Tutti ingredienti che se messi insieme danno vita ad una macabra ricetta. I guai non tardarono ad arrivare… inseguiti e braccati dalle autorità, ai due non restò che nascondersi, avendo cura di restare sempre alla larga dai centri abitati. Diedero il via ad una vera e propria attività illecita. La loro specialità era depredare i viandanti, cogliendoli di sorpresa, aggredendoli in maniera feroce. Questa strategia però non poteva funzionare a lungo, più commettevano reati e più testimoni lasciavano alle loro spalle. Sapevano di avere le ore contate, così decisero di trovare rifugio nella contea di Lothian, all’interno di una cavità naturale a pochi metri dal mare. La grotta in questione esiste ancora ed è ben nascosta; quando c’è l’alta marea l’ingresso viene completamente sommerso dal mare, quindi resta occultato per la maggior parte del tempo. La particolare conformazione della cavità faceva sì che i due restassero sempre asciutti all’interno, grazie ad una intera area in rilievo all’interno del “nascondiglio”. Un rifugio a dir poco perfetto.

 

Misero su una famiglia, non proprio da Mulino Bianco.

I due dopo essersi accasati decisero di passare ben presto allo step successivo. Avevano in mente un unico obiettivo: non lasciare tracce.  Decisero così di uccidere e far sparire i corpi delle loro vittime. Visto che non potevano andare in città e spendere i proventi delle loro scorribande l’unica alternativa per loro fu quella di nutrirsi dei corpi dei malcapitati, idea partorita quasi sicuramente da Black Agnes. Non avevano bisogno d’altro! Le condizioni secondo il loro deviato punto di vista divennero favorevoli per metter su famiglia. Diedero alla luce numerosi figli che, una volta cresciuti, si accoppiarono in relazioni incestuose, partorendo altri figli insani. Tre generazioni, cinquanta individui e venticinque anni di efferati delitti. I due crearono un vero e proprio esercito di serial killer cannibali.

Agnes e Sawney avevano messo a punto un piano diabolico perfetto, sceglievano i sentieri meno trafficati, attendevano ed infine assaltavano gli obiettivi più deboli, come persone sole e indifese. L’esercito di mostri fu diviso in più gruppi. Ognuno a presidio di zone diverse, in modo da ottimizzare le possibilità di trovare le prede. In totale questa famiglia ha ucciso, fatto a pezzi e mangiato all’incirca un migliaio di persone.

 

Quadro generale

La situazione nella contea di Lothian era diventata insostenibile, le autorità continuavano a brancolare nel buio. Furono organizzati gruppi di ricerca per le persone scomparse; si narra che le guardie arrivarono a pochi passi dal nascondiglio della famiglia, ma a causa dell’alta marea non riuscirono a localizzarlo. La popolazione iniziò a farsi giustizia da sola, esecuzioni sommarie di sospettati si susseguirono, ma la gente nel sud della Scozia continuava a sparire. Iniziarono a girare strane voci riguardanti bestie demoniache che si nutrivano di esseri umani. Dicerie spaventose si sparsero per tutta la Scozia. La gente viveva in un costante stato di allerta: un alone di mistero e di terrore aleggiava nel sud della nazione.

 

L’imprevisto che porta alla soluzione dell’enigma.

Venne il giorno in cui uno dei gruppi della famiglia attaccò una coppia di coniugi a cavallo, questa volta però l’agguato non andò secondo i piani, l’uomo armato di pistola e spada si difese, la donna purtroppo cadde da cavallo e venne uccisa sotto gli occhi del marito. L’uomo a quel punto non avendo più nulla da perdere e accecato dalla rabbia riuscì a tener testa al gruppo difendendosi strenuamente. Attirati dalle grida dell’uomo giunse in soccorso un folto gruppo di passanti che mise in fuga gli aggressori.

 

Giorni contati.

La famiglia Bean ormai era stata scoperta. La voce arrivò all’orecchio del re James I di Scozia. Serviva una risposta forte, il re così radunò e capeggiò un esercito composto da 400 dei suoi uomini migliori e decine di Bloodhound “cani segugio”. Grazie al loro formidabile fiuto i cani individuarono le tracce lasciate dalla famiglia e condussero l’esercito fino all’ingresso della caverna degli orrori. La famiglia era stata scovata, nessuno oppose resistenza. Ciò che si presentò agli occhi dei soldati fu uno spettacolo agghiacciante. Un tanfo di morte insopportabile aleggiava nell’aria, si poteva avvertire a pelle che in quel posto erano state compiute indescrivibili atrocità. I Bean avevano messo su un vero e proprio macello e conservato le parti umane in salamoia. Le ossa di centinaia di corpi erano ammassate in un angolo e fu rinvenuto anche un ingente quantitativo di refurtiva: gioielli, monete, oro.

Il re ordinò di catturare tutti i componenti della famiglia, vennero condotti fino ad Edimburgo, non senza qualche difficoltà. La voce si sparse in tutta la contea e orde di cittadini infuriati cercarono di linciare i prigionieri durante il tragitto.

Arrivati nella capitale, senza neanche subire un regolare processo, tutta la famiglia fu condannata alla pena di morte. Si decise per una punizione esemplare, fu allestito un macabro circo degli orrori. Agli uomini vennero tagliati i genitali e lasciati morire dissanguati, le donne e i bambini, dopo aver assistito alla morte dei familiari finirono al rogo.

Nessun componente della famiglia mostrò il benché minimo segno di pentimento o rimorso per quanto accaduto.

Il tutto avvenne in pubblico, al cospetto dell’intera popolazione.

 

Qualche anno dopo venne rinvenuto all’interno della grotta il diario della famiglia, con all’interno una sorta di registro, la famiglia secondo quei dati era formata da 50 componenti, i membri rinvenuti e giustiziati però furono 48.

 

Le ultime parole di Sawney Bean furono: “it isn’t over, it will never be over” non è finita e non lo sarà mai.

 

Qui il video di una delle tante esplorazioni della grotta:

 

Alessandro Undici

 


 


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