Una vacanza allucinante – capitolo 14

UNA VACANZA ALLUCINANTE

CAPITOLO QUATTORDICESIMO

di Nicola Furia

 

«Ti stavo aspettando, Laricchia, tutto procede come avevo previsto. La tua flotta ha perso e i tuoi amici sull’Enterprise non sopravvivranno. Non c’è via di scampo, mio Giovane Apprendista, la Federazione dei Pianeti Uniti sarà distrutta».

Il tirannico Imperatore della Galassia pronuncia con enfasi alcune battute scontate. So cosa vuole fare, il suo subdolo scopo è quello di continuare a confondermi, costringermi a immedesimarmi nel personaggio che il sogno mi sta facendo interpretare, inducendomi a percepirlo per quello che non è, occultando in tal modo la sua vera essenza.

«Puoi evitare di continuare a recitare. So chi si cela veramente dietro quell’oscuro cappuccio e chi alberga dentro la tunica nera. Tu non sei il Signore Oscuro dei Sith, non sei Palpatine e in realtà neanche il generale Pisani».

Un diabolico sorriso compare sul volto emaciato dell’Imperatore. «Le tue sensazioni in questa faccenda non sono chiare. Percepisco la tua ira, ma se non ti vuoi convertire al Lato Oscuro della forza, allora sarai distrutto anche tu».

«L’ho già detto a mio padre prima di decapitarlo, ho abbracciato il Lato Oscuro per tutta la vita e ora me ne sono finalmente liberato. Non sarà certo un generale vestito da imperatore che declama cazzate spaziali a fermarmi. Tu non ne hai più il potere, tu non esisti».

Sì, il volto orrendamente pallido che mi fronteggia è senza dubbio quello del generale, e suoi sono occhi rossi, che mi fissano brillando sinistramente come stelle infuocate in un triste cielo cereo. Certo, è lui il nemico da abbattere indicatomi da Zanardi, l’ostacolo da superare per uscire dal tunnel e aprire finalmente gli occhi alla realtà… Ma ho viaggiato a lungo tra le spirali della follia, per non sapere che Pisani è solo la figura simbolica che rappresenta il blocco mentale impostomi dall’ipnologo per impedirmi il risveglio: il muro da abbattere. Quello stesso muro che mi ha inchiodato per tutta la vita al punto di partenza, prosciugando impietosamente le mie riserve motivazionali. Non si è dovuto impegnare troppo lo psicologo nel farmi sprofondare nel coma, gli è bastato far leva sull’ansia, la tristezza e i sensi colpa che mi hanno reso succube, facendomi precipitare in quel baratro che io stesso avevo scavato.

Ma quello che l’abile ipnologo non ha previsto è che durante quest’assurda esperienza ho ripercorso i ricordi dolorosi legati agli eventi traumatici che hanno segnato la mia infanzia, ho trasformato le convinzioni inconsce negative in autostima e consapevolezza, e ora sono pronto a rivoluzionare ogni aspetto della mia vita. Aveva ragione Zanardi: infinita è la potenza del cervello, e il mio… mi aveva rinchiuso in una gabbia, ma ho infranto le sbarre e me ne sono riappropriato, tramutando le emozioni negative, percepite, in solida forza interiore, e alla fine inutili si riveleranno i suoi ulteriori tentativi di autosabotaggio di allontanarmi dagli obiettivi. Affrontando le mie paure, ho affrontato me stesso, ho smesso di fuggire perché non ci si libera di qualcosa evitandola, ma solo attraversandola.

Ho ucciso mio padre, cos’altro può più impedirmi di rinascere? Ho tagliato senza pietà la testa dell’uomo che ha reso la mia vita un inferno, recidendo così di netto il cordone ombelicale con il vuoto esistenziale che aveva riempito la mia vita, spersonalizzandomi, un caleidoscopio dove la verità non esisteva più, perché impazzita ancor più di quest’incubo. No, non è stato facile combattere i mostri che si annidavano nella mia anima tentando di bloccarmi riportandomi ogni volta davanti a quel muro, al punto di partenza. Ma più è grande l’ostacolo, maggiore è la gloria nel superarlo.

«Ho sconfitto i miei mostri, Imperatore, e ora non rimane che affrontare te, pagliaccio insulso che non so neanche io cosa rappresenti veramente».

Palpatine si toglie lentamente il cappuccio mostrandomi il volto scarnificato del generale Pisani e protende minacciosamente le sue mani ossute verso di me. «Laricchia, non hai ancora capito chi sia io? Neanche ora, alla fine, sembri aver riacquistato la ragione, riesci a riconoscermi? Prendi la tua arma e prova ad abbattermi con tutta la forza del tuo odio, e solo quando comprenderai l’impossibilità dell’impresa, allora il tuo viaggio verso il Lato Oscuro sarà finalmente compiuto e rimarrai al mio fianco per l’eternità».

Ancora chiacchiere… Stanco dei suoi sproloqui, attivo la spada laser dalla lama rossa che fu di mio padre, Darth Fener, e avanzo speditamente verso di lui. Smembrerò il suo corpo e spargerò le viscere tra le pareti della nave spaziale; non avrò remore, né misericordia, non importa che il mio avversario sia disarmato, non ci sarà alcuna indulgenza perché non esiste un modo onorevole di uccidere, né un modo gentile di distruggere. Non c’è nulla di buono nella guerra, eccetto la sua fine, ed è ora che questa storia abbia una conclusione.

Quando pochi passi mi separano dal Signore Oscuro, un micidiale fulmine di forza gli si genera da entrambe le mani, e una potente scarica di energia malefica attanaglia le mie gambe, comprimendole, stritolandole fino a farle implodere. La pressione prodotta dal fulmine apre con violenza le carni, sfilacciando i bicipiti femorali, e poi, con un fragore agghiacciante, spezza i femori e frantuma tibie e peroni. Crollo a terra in un lago di sangue, il dolore che provo è al di là… di qualunque immaginazione, conati di vomito mi impediscono di respirare e la vista si annebbia. L’imperatore prosegue imperterrito nel suo attacco scatenando contro di me catene di fulmini, tempeste di granate elettriche, che in breve riducono il mio corpo in una poltiglia sanguinolenta. Spasmi incontrollati mi scuotono le membra e il cuore batte all’impazzata pompando disperatamente l’ultima energia vitale rimastami nelle arterie aride di sangue.

Questo duello è già finito. Assaporo avidamente gli ultimi respiri affannosi prima di spirare miseramente. “Non hai ancora capito chi sia io?”. Mentre la sofferenza sopprime ogni cellula del mio essere, mi rendo conto che, se non risolvo quest’ultimo enigma, non avrò più alcuna possibilità. Questa volta non rinascerò nuovamente in un nuovo sogno, la mia entità si sfalderà per sempre e mi fonderò con la potenza oscura, divenendo un’entità eterea al servizio dell’Imperatore. Per sopravvivere devo smascherare il mio nemico, ma non posso farlo se il dolore strazia l’intelletto. Il dolore… cos’è il dolore? Nient’altro che la sensazione penosa, diffusa o localizzata, generata dalla stimolazione di recettori sensitivi. Però il dolore fisico può essere combattuto e l’agente La Roche è addestrato a farlo: conosce le tecniche per sopportarlo. E così concentro tutta la mia attenzione su altre sensazioni corporee tentando di allontanarlo. La mano destra che impugna la spada laser è ancora intatta e convoglio lì tutta la mia vitalità, dimenticando il resto del mio corpo martoriato. Non ci sono ossa spezzate, muscoli logorati, nervi stressati, esiste solo la mia mano destra e nient’altro, e incanalo lì tutti i recettori sensoriali facendo sparire come d’incanto ogni pena. Il mio cervello ora è lucido, ma so che non riuscirò per molto a tenerlo attivo, ben presto il dolore invaderà nuovamente ogni sua piega.

Chi sei tu, maledetto, cosa rappresenti e perché mi impedisci ostinatamente di uscire dall’incubo? Sei il conflitto finale, la resa dei conti, l’essenza che non vuole che mi svegli, non sei altro che un pensiero malsano, ma, per quanto potente, anche tu sei un prodotto della mia mente, un senno che è una rete, più ci agitiamo più ci intrappola. Sì, sto combattendo con me stesso e l’Imperatore altro non è che una parte di me che non vuole tornare alla realtà. Egli è il bilancio esistenziale, la mia dissonanza cognitiva. L’Imperatore sono io!

Quello che sto vivendo, i fulmini di forza che mi stanno devastando, altro non è che un conflitto intrapersonale psichico. Una parte di me teme, a un livello non cosciente, la meta che mi prefiggo. Teme il ritorno alla realtà, a quella realtà che gli ha procurato sofferenza. Ebbene, io devo risolvere il contrasto portandolo a livello cosciente, perché nella resa dei conti finale il fattore decisivo è sempre la coscienza, capace di imporsi alle insalubri manifestazioni dell’inconscio.

Io devo accettarmi per quello che sono, con tutti i limiti e le debolezze, e imparare ad amarmi. Ogni cambiamento passa attraverso la lotta contro noi stessi, siamo noi che ci tendiamo agguati nelle caverne e nei boschi. Esistono cose che si possono risolvere, altre invece che bisogna accettare. Solo in questo modo si aprono strade infinite.

«So chi sei!», dico con voce flebile ma decisa.

Pisani si paralizza osservandomi con terrore. «Sono il Signore Oscuro!».

«No! Tu sei la residuale paura di tornare a vivere, sei una parte di me, la più importante. Tu sei la mia coscienza!».

«Che tu sia maledetto!», urla l’Imperatore generando una nuova e più funesta scarica di fulmini di forza.

Con le poche energie rimaste alzo la spada laser, tenendola saldamente fra me e il Sith. Il laser assorbe i fulmini ed è pronto a riscagliarli contro il nemico, ma non basta… questa è la mia mossa finale e non posso sbagliare, il colpo deve essere decisivo e mortale. Scateno il mio super potere e origino dentro di me le devastanti vibrazioni, le amplifico al massimo e poi le convoglio nella spada facendo sì che si amalgamino con i fulmini di forza, creando così una potenza distruttiva cataclismatica che scaglio veementemente contro il mio nemico. Un lungo urlo straziante riecheggia tra le pareti metalliche. Pisani, Palpatine, ovvero qualsiasi nome abbia la mia coscienza, collassano, vaporizzandosi in miriadi di minuscole schegge scarlatte.

È finita, ho vinto. Un nero sipario cala per sempre sul teatro dei miei sogni…

 

Mi risveglio nella stanza di privazione sensoriale dello Psychoticvillage e la realtà mi penetra immediatamente in tutti i pori, dandomi il benvenuto. Sono disteso in un bagno di sudore, tento di alzarmi, ma alcune cinghie di cuoio mi tengono saldamente legato al letto. Tendo il collo, per alzare la testa quel tanto che basta per osservarmi il polso. L’orologio segna le otto di sera, il rapido ticchettio delle lancette dei secondi mi dà conferma della mia reviviscenza. Mi guardo attorno e alla mia destra noto Zanardi appisolato sulla sedia.

«Professore! Sono tornato! Ce l’ho fatta, ho sconfitto Pisani».

Lui ha un sobbalzo, mi guarda e strabuzza gli occhi. «Per carità, abbassi la voce!», mi sussurra rimanendo seduto. Perché non si alza e viene ad accertarsi delle mie condizioni di salute? Osservando con maggiore attenzione noto che anche lui è strettamente legato sulla sedia.

«Professore, ma cosa è successo?».

«Laricchia, glielo dirò nella maniera più brutale possibile: siamo nella merda!».

 

…CONTINUA

 


EPISODI PRECEDENTI:

capitolo 01

capitolo 02

capitolo 03

capitolo 04

capitolo 05

capitolo 06

capitolo 07

capitolo 08

capitolo 09

capitolo 10

capitolo 11

capitolo 12

capitolo 13

 


VISITA I NOSTRI PRODOTTI SU AMAZON

 

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: