La cura del benessere – recensione

La cura del benessere, un film che ti induce a bere più di un litro e mezzo di acqua durante la visione. Un film che ha fatto piangere Reinhold Messner, più di una volta. Spesso mi sono chiesto: “perché deve accadere sta roba, che senso ha, ma quanta pipì sto facendo?”

Dopo un’ora abbondante, preghi che il film finisca all’istante lasciandoti con la consapevolezza che il tutto sia un delirante viaggio nella mente dello stressato protagonista. La trama ti porta in quella direzione.
Lo speri …
INVECE NO!

Nelle viscere delle Alpi c’è una sorgente acquifera nella quale vive una specie di murena centenaria. Un barone di 200 anni è sopravvissuto grazie ad un distillato fatto con gli umani del luogo. Prende un uomo, una manciata di murene e travasa il tutto raccogliendolo in carinissime boccette viola. In pratica è come se strizzasse una spugna con la quale ha appena lavato il pavimento di una pescheria. Dopo 200 anni il suo distillato lo ha trasformato in una specie di “mostro della laguna” che si veste con un abito in pelle umana. Non è proprio un prodotto di qualità, diciamocelo. Per lo più questo tizio è ingrifato in maniera straordinaria: vuole scoparsi la figlia avuta con la defunta sorella. Alte vette di incesto…
Facendo un rapido e grossolano calcolo matematico, a occhio e croce dovrebbe avere sui 150 anni… ma ne dimostra solo 14.
Lei però non ha il corpo ricoperto di melma e non ha bisogno di mascherarsi con “un Edgar abito” (cit.). Vai a capire perché.

Cosa ha escogitato per continuare a vivere la sua esistenza il grottesco barone?
Semplicemente cavalca la moda delle case di cura con Spa, ristrutturando il suo castello per renderlo un prestigioso luogo per ricchi facoltosi. Quelli che si vanno a curare, non tornano più a casa e ovviamente muoiono.

Nessuno pensa “ma dove sta il papi?” oppure “guarda che il nostro dirigente più anziano è andato a curarsi un leggero esaurimento in una clinica in Svizzera e non torna da 4 anni. Uno squillo non glielo facciamo, così, tanto per solidarietà … ah, merda, mi sono appena ricordato che lì non c’è campo. Va beh, ciccia.”
Nessuno si interessa di questi ricconi che non tornano più ai loro posti di alto livello manageriale e mangereccio.
In pratica, tutte/i le loro compagne/i se ne fottono e vanno semplicemente avanti nel loro percorso esistenziale.
Si vedono un sacco di tette e corpi nudi di anziani, e verso la fine anche due tette di adolescente.
Non mi ha soddisfatto per niente.
Domani pulisco i filtri ai rubinetti di casa.
 

 

 

 

Alessandro De Felice
defeale


 

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