Il crisantemo nero – recensione

Un libro che ha sbalordito il nostro Igor Zanchelli.



 

crisSINOSSI

Il mondo che Megan Freemantle vede ogni giorno è grigio, devastato. Morto. Un mondo dove la lotta all’ultimo sangue per la sopravvivenza si ripropone istante dopo istante. Un mondo dove non c’è più spazio per i sentimenti, se non quelli che abbattono l’animo. Sono stati gli zombie a ridurlo così. Loro e l’olocausto nucleare, vano e controproducente tentativo di respingerli.

Megan è un ricognitore, e il suo ruolo le impone di vigilare sul comportamento dei non morti, per scovare un fantomatico punto debole che in quindici anni di guerra non è stato messo a nudo. Ma il peggio deve ancora arrivare e, anziché carpire un segreto che potrebbe spostare l’equilibrio della battaglia, Megan apprende con orrore che gli zombie stanno cambiando, evolvendo in esseri più intelligenti, organizzati, determinati. La sua unica, apparente speranza è quella di seguire un misterioso motociclista che, dopo averla tratta in salvo da un attacco delle creature a Kansan City, si offre di scortarla presso una roccaforte nell’area di Parras, in territorio messicano.

Durante la traversata di un’America dilaniata dai conflitti, Megan e il losco cacciatore di zombie s’imbattono in altri sopravvissuti resi incredibilmente violenti dalle circostanze e osservano impotenti la caduta degli ultimi avamposti umani.

Gli interrogativi diventano sempre più angoscianti. Chi li ha mandati? In cosa si stanno trasformando? Qual è il loro piano? Esiste una reale possibilità di salvezza in Messico?

 

Editore: Apollo Edizioni (5 marzo 2015) Collana: Happy Writers. ISBN-10: 8898435274. ISBN-13: 978-8898435272.  Copertina flessibile: 268 pagine. Prezzo: 11,90 €.

 


 

RECENSIONE

 

 

Prendiamo un paesaggio post-atomico popolato da non morti e dagli ultimi disperati esseri umani, scremiamo la facile ironia e la speranza di una via d’uscita. Tagliamo a pezzetti e destrutturiamo i comportamenti dei sopravvissuti, cercando di snocciolare gli istinti più brutali. Infarciamo con tonnellate di splatter-gore di altissima, chirurgica definizione. Aggiungiamo diverse altre mostruosità, prodotte dell’olocausto nucleare, e facciamo cuocere a fuoco vivo…”. Questa è la presentazione del libro dalla quarta di copertina che l’autore ci sbatte in faccia immediatamente.

Non mente! La storia è piena zeppa di splatter-gore al pari dei peggiori B-movie a tema. Tuttavia questo non stona, anzi risulta per certi versi “gradevole”. D’altronde chi in un libro di zombie non si aspetta, e ricerca, una buona dose di squartamenti, sangue, e budella?

Il ritmo è talmente elevato che è difficile leggere senza prendersi pause più o meno lunghe per non rischiare in una “mortale apnea”. Da subito veniamo catapultati in combattimenti descritti nei particolari. In alcuni passaggi sembra di assistere ad una lezione di anatomia, talmente le descrizioni sono accurate.

La storia in sé è un classico, nulla di nuovo, ma obbiettivamente è difficile creare qualcosa di ancora non scritto nella letteratura di genere. Sono presenti tutti i classici elementi, zombie, sopravvissuti, predoni, folli, invasati religiosi, uomini saggi, soldati ecc. C’è poi la figura del misterioso motociclista, chiaro riferimento al personaggio Gost Ryder, che “risalendo dall’inferno” assolve al suo compito, non rendendosi conto che il tutto è il previsto da un piano più grande, ordito e posto in essere da qualcosa che sfugge la logica e la coscienza. Sono presenti innumerevoli citazioni dei grandi maestri, in ogni campo, del genere horror con altrettanti brani musicali di rock duro.

Le atmosfere narrate mi rimandano alla mente i film di Q. Tarantino mischiate a quelle di Sin City, con passaggi alla Blade Runner. Paesaggi cupi, bui, claustrofobici, lande desolate di polvere e macerie, dove quella che fu la grande America, rimane solo uno sbiadito e pallido ricordo nella mente di chi, sfortunato o fortunato che sia, abbia avuto la fortuna di vivere tanto a lungo.

Non manca l’idea ecologica che noi uomini siamo i distruttori della natura e del pianeta, rimarcando il concetto che prima o poi madre natura ci vedrà come virus malefici da estirpare adoperandosi a tal fine, richiamo qui ad un altro film “E venne il giorno”.

Gli zombie si evolvono, diventano una rete, gestita e comandata da qualcuno o qualcosa di misterioso, millenario (anche qui omaggio a David Wellington con il suo Zombie Island); hanno generali e soldati, si preparano a sferrare il colpo finale per cancellare definitivamente gli esseri umani dal mondo.

La particolarità sono gli zombie reietti, mostri che vengono considerati dai loro simili non in grado di esercitare il potere e per questo vengono emarginati, cacciati, distrutti; quasi a dire che i “cattivi insegnamenti” degli esseri umani sopravvivono anche dopo la morte, macabra eredità della razza fino a quel momento dominante; una maledizione che si eredita necessariamente con l’esercizio del potere. Concetto ribadito dalle azioni poste in essere dai predoni che i personaggi incontrano lungo la via. Azioni talmente brutali ed efferate che fanno rabbrividire, considerando che vengono perpetrate da esseri umani su altri esseri umani.

Concludendo il libro merita assolutamente di essere letto, a condizione che lo facciate con calma, gustandovi capitolo per capitolo; la lettura risulterà adrenalinica ma piacevole anche per l’assenza di qualsiasi tipo di refuso o errore. Merita un quattro stelle piene, tuttavia risulterebbe “indigesto” e direi quasi “schifoso” a chi non gradisce le chirurgiche descrizioni anatomiche umane e non-morte, rigorosamente in “HD” presenti.

 

 

Igor Zanchelli

 


 

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