Assurde cronache dell’apocalisse – recensione

Recensione a cura di Joe Vanni.
Assurde cronache dell’apocalisse di Carlotta Pollini.


 

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Sinossi

E se una mattina ti svegliassi e realizzassi di essere morto? Come reagiresti? Isacco si risveglia in un obitorio e, dopo aver derubato il medico che stava per effettuare l’autopsia, scappa. Privo di qualsiasi ricordo e scarsamente dotato di una certa moralità, per le strade di Firenze incontra un ragazzo disposto ad aiutarlo: gli offre ospitalità e un porto sicuro. E quando Isacco gli rivela la sua vera natura di morto vivente, il coinquilino, affatto sconvolto, lo accompagna da Camilla, la sensitiva più potente di tutta l’Europa.

Finisce per diventare lo zombie assistente della medium instaurando un rapporto basato su acidi gastrici mortali e minacce di motoseghe. I loro destini sembrano intrecciarsi sempre più tra bizzarri incontri con vecchie medium pazze, incarichi di disinfestazione spirituale e fantasmi da guardia. Mentre alle loro spalle si delinea il profilo di un uomo calvo che sta per scatenare un’apocalisse di riti voodoo… forse…

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Biografia dell’autrice

Carlotta Pollini nasce a Firenze nel 1984. Nel capoluogo toscano, ha frequentato l’Università di Lettere e Filosofia, con indirizzo di Storia Medievale. Si è trasferita in un piccolo paesino del Chianti nell’estremo tentativo di fare l’eremita, fallendo miseramente.

Oggi, vive e lavora tra i lupi e le colline del Chianti. Rubando tempo ad attività prioritarie quali alimentazione e sonno, scrive per necessità ed essendo lettrice compulsiva, aspetta con ansia l’età pensionabile per leggere tutto quello che non ha avuto il tempo di leggere. Sempre per necessità, si prepara part time per una possibile apocalisse assieme al gatto Topo ed il cane Ugo, trasformando pollai in improbabili bunker.

La pagina Facebook dell’opera

Il libro è acquistabile qui

 


 

Recensione
di Joe Vanni

 

E’ un racconto piacevole e rilassante, quasi comico, che fortunatamente di horror e mostruoso ha ben poco, se non nella sfumatura di un’apocalisse all’orizzonte, sempre che un’apocalisse debba essere per forza paurosa, distruttiva, temuta, e non una palingenesi. L’aggettivo comico ben si presta perché l’autrice è stata, abbastanza, originale nel partorire uno zombie senziente, persino intelligente, simpatico, e spiritoso, suscitando il riso in tutte le sue vicende.

Lo stile è fluido e giovanile, dotato di una grazia e leggiadria che a tratti sembra più un diario personale estemporaneo che non un resoconto con fini di tragedia e lutto. Persino la morte – o la rinascita – viene dipinta in maniera sgargiante, colorita e allegra, come se fosse davvero un passaggio immediato da uno stadio a un altro, migliore, anziché la fine totale di ogni esistenza materiale e spirituale.

Questo racconto si snoda sempre tra il profumo della voglia di vivere e la speranza di una qualche gioia, con la freschezza della fanciullezza – i protagonisti sono giovani e freschi – che permea e spesso impregna ogni dialogo, sintassi, e speranze. Si scordi il lettore di poter nuotare tra fiumi di sangue, mitragliatrici, fango e fogne. O di catapultarsi tra supereroi di turno, guerriere mozzafiato, lande desolate, teatri di rappresentazione orribili. I protagonisti sono ragazzi del popolo, con caratteri descritti quasi con dettaglio maniacale, genuini e privi di scopo. E forse il chiaro messaggio del libro sta appunto in questo: la mancanza di un obiettivo. Ammesso che esista un obiettivo duraturo. Come per dire in modo semplice e intuitivo: la vita deve essere goduta senza un fine, giorno per giorno, che si sia morti o che lo si diventi. E ritornano alla mente concetti universali come “l’attimo fuggente”, il “panta rei”, e quella “bella giovinezza che si fugge tuttavia”. E lo sa benissimo l’autrice, forse un po’ introversa ed enigmatica, estraniatasi dal mondo conosciuto, rifugiatasi tra i colli del Chianti, alla ricerca di qualcosa che sicuramente le è sfuggito, o l’ha annoiata, tuffandosi nel silenzio di una natura silente e profumata, alla riscoperta di una pace singolare tra il cinguettio di svariati uccelli e pecorelle al pascolo. Dove il mondo brutto e cattivo non esiste.

Credo che la lettura del libro sia adatta anche ai ragazzi, perché scritto veramente bene, senza le atrocità proprie dell’horror, mai evidenti, se non in chiave trasfigurata; horror che comunque alla fine stanca pure i suoi amanti.

E’ difficile fare una sintesi di questo libro, ma posso tentare: è un puro e semplice inno alla vita.

 

Joe Vanni

 


 

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