Phobia – recensione

a cura di Luca Pennati


Phobia

di Borghetti e Kuchisake

 

cover rgbSinossi

In un originale progetto letterario due scrittori, il lecchese Cristian Borghetti e la non meglio precisata Kuchisake si confrontano con le proprie paure.

Una raccolta di racconti, brevi lampi di luce che illuminano gli angoli bui, dove si nasconde l’ignoto. Curata da Cristian Borghetti, regala al lettore una visione inusuale dell’horror, narrata a due voci, una maschile ed una femminile.

E questo coro di terrore non ha che un nome: Phobia.

 

Bio autori

Cristian Borghetti è nato il 10 settembre 1970 a Lecco, dove vive e lavora.
Scrive racconti e romanzi pubblicati con diverse case editrici come:
“Ora di vetro” – Montedit, “Tre all’inferno” – Perdisa Pop 2, “Le cabinet Masson” – Narcissus e in diverse raccolte e premi letterari come “365 Storie Cattive” – AISEA ONLUS, “Le Nereidi“ – Circolo della trama, “Tremare senza paura” e “Horror Polidori Vol. 1 e 2” – Nero Press Edizioni e “Malombre” edita da Dunwich Edizioni.
Ha collaborato con brevi articoli ed interviste per i blog La tela Nera e Orasenzombra.

Kuchisake è lo pseudonimo di una scrittrice, editor, giornalista, che preferisce mantenere l’anonimato ed ha pubblicato in Italia e all’estero, prestando la sua penna a questo progetto.

 

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Recensione

Phobia = Paura e il gioco è davvero semplice, cosa aspettarsi lo è altrettanto. Chi prende in mano questo libro già dal titolo immagina cosa leggerà, quindi, decidendo di recensire questa serie di racconti sulle paure, son partito dall’intenzione di voler giocare a chi ne ha di più. Mi son detto: vediamo quante fobie riescono a scovare? Mi son trovato davanti agli occhi un’ottima raccolta, dalle paure infantili a quelle che non ti lasceranno mai, oppure a quelle che ti vengono con l’età adulta. Insomma, se hai terrore di qualcosa o qualcuno, tra le pagine spunterà fuori di sicuro. Fobici di tutto il mondo uniamoci.

Detto così potrebbe sembrare un progetto banale, ma non lo è; infatti ciò che mi ha colpito maggiormente è stata la scrittura perfetta sia stilisticamente che dal punto di vista del coinvolgimento. Le paure si possono raccontare in tanti modi, ma Borghetti e Kuchisake (lo pseudonimo tratto dal folklore giapponese indica il fantasma della donna con la bocca spaccata, decisamente horror) hanno dato tensione, profondità e quel pizzico di genio che cerco sempre quando leggo una storia. Quel qualcosa che deve sorprendere e stimolare l’immaginazione oltre le parole scritte. Quindi posso ritenermi soddisfatto, è stata un’ottima lettura e tempo speso bene. Personalmente mi son visto apparire dentro il racconto in più di un’occasione, e non so se sia proprio un bene per la mia psiche, mentre in altri momenti ho riconosciuto le paure di persone che conosco, e vi garantisco che vivere indirettamente le fobie altrui è altrettanto inquietante.

Se devo essere costretto a trovare una pecca al progetto, consiglio a Borghetti di scegliere uno pseudonimo che regga il confronto con quello adottato dalla sua compagna d’avventura e non credo che farà fatica a trovarlo.

Luca Pennati

 


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