I morti di Acquafredda

di Filippo SANTANIELLO


I film che ho visto sugli zombie hanno previsto tutto, tranne che i morti sarebbero tornati in vita senza appetito.

Dove si è cacciata la loro rabbia, la loro voglia di carne umana?

Fratel Gerardo diceva che sono uno sciocco a credere che sarebbe andata come in un horror di Romero. E io ho lasciato che lo dicesse perché qui ad Acquafredda non ho nessun altro al di fuori del vecchio prete.

Amici e parenti hanno fatto tutti la stessa fine. Hanno chiuso gli occhi e li hanno riaperti come se si fossero scordati di fare un’ultima cosa.

Fratel Gerardo diceva che Dio ci ha scelto per dare la pace ai morti che non riescono ad addormentarsi, ma pace significa orrore. Pace significa impugnare una roncola e mozzare teste di uomini, donne e bambini. Solo così muoiono davvero.

Ogni tanto ho l’impulso di prenderne uno e portarlo con me. Per studiarlo, capirci qualcosa.

Fratel Gerardo diceva che non c’è niente da capire e che devo smetterla di usare quella parola: zombie.

Ormai ho trentadue anni e affilo la roncola una volta al giorno.

Stamattina ho sentito dei colpi alla porta.

Prima di aprire ho guardato dalla finestra. Era Fratel Gerardo.

Sapevo che prima o poi sarebbe successo.

Sbatteva la testa contro l’uscio, ripetutamente, come un ebete.

Ho afferrato la roncola e mentre la testa del prete piombava sullo zerbino ho capito quale sarebbe stata la mia fine.

Suicidio.

Un colpo di pistola per la pace eterna.

Poi ho riflettuto e mi sono visto vagare insieme ai morti per le campagne di Acquafredda senza nessuno che mi riconsegnasse alla morte.

Ho deciso di continuare a vivere.

Che sciocco vero?

Filippo Santaniello


 

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