Suspiria (2019) – recensione

Suspiria (2019)

diretto da Luca Guadagnino

 

Dopo aver letto moltissime mini-recensioni positive su questo film, tutte incentrate a calcare il fatto che sia terrificante ed angosciante, mi son detto: “ma sì dai, guardiamolo e proviamo ad avere un brivido… una volta tanto”.

La storia è ambientata nella ridente Berlino Est degli anni ‘70, un posto pieno di gioia e di gente felice che vive la propria esistenza trascinandosi per le strade, sotto la pioggia prima, e sotto la neve poi, cercando modi creativi per dare un senso… alla propria presenza nel film.

C`è un vecchio psichiatra che, stanco di dover sentire le argomentazioni filosofiche della sua unica paziente  e non avendo un cantiere dove passare la maggior parte del tempo, ci fa entrare nella monotonia della sua vita imperniata nello spazzare foglie dal vialetto della sua baracca e passeggiando per le strade di una città apparentemente in rivolta.

Il film va bene già così, non dovremmo pretendere altro. Potrebbe continuare su questa linea depressiva e così renderci tutti felici, ma veniamo calati nel mondo della danza. Tragedia!
Un mondo terrificante pieno di donne che fanno stretching in posti pieni di specchi che riflettono male le cose. Una scuola che insegna coreografie e contorsioni degne dei moderni film di esorcismo ma lo fa con affettuosi abbracci e carezze.

Dopo i primi venti minuti,  guardo il luminoso dispenser con il caffè, situato poco fuori la sala, fare un ammiccante capolino dietro la tenda oscurante. Sento il suo richiamo ma voglio andare avanti, almeno per scoprire in che punto del film riceverò quel brivido di terrore/angoscia di cui tutti parlano. Brivido finora paragonabile a quello di una pubblicità per le poltrone ergonomiche reclinabili.

La nostra protagonista è la timida segretaria di “50 sfumature di grigio” che, dopo la saga delle mutandine bagnate a suon di finto bondage, ha deciso di darsi a qualcosa di più impegnativo che valorizzasse le sue doti artistiche.

Tra capezzoli  turgidi che spuntano sotto tutine attillate, capelli con lunghe trecce e maschi nudi trattati come bambolotti, entriamo in contatto con la districata setta gerarchica che sta architettando da “tempo indefinito” un rito satanico/danzereccio per portare tra noi… la Madre Noia.

Lei è la vera protagonista di queste fantastiche due ore e trentotto minuti di film.

Il tedio di uno spettatore che osserva il nulla e spera che, da un momento all’altro, parta la pubblicità di un programma con Celentano per dare una scena degna di nota al film. Invece nulla.

Due ore e mezza di film che ti lascia però lo stomaco pieno di caffè.

 

Alessandro De Felice

 


 


VISITA I NOSTRI PRODOTTI SU AMAZON

 
;

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: