Pied-à-terre – quattordicesima parte

Pied-à-terre – quattordicesima parte.
Tratto da Psycho Zombie Horror Show vol. II

di Nicola Capocchia*

 

 
Nonna sgusciò fuori dalle lenzuola con leggiadria, mi svegliai solo. Era incredibile come quella donna riuscisse a meravigliarmi. Che tempra, che energia!

Mi stiracchiai le ossa e sbadigliai con una tale ferocia tanto da riaspirare il fetore delle uova avariate presenti nel cavo orale. Pregustavo un buon caffè ed una colazione biologica, i rumori della cucina erano magistralmente governati da mia madre. Mi misi in piedi e stranamente sorridevo, ero felice come un bambino. Urlai: «Buongiorno!» ma non ricevetti risposta.

Insospettito inforcai le infradito e mi incamminai verso la cucina, incrociai lo sguardo di mamma. Una nuova tragedia si era appena abbattuta sulla nostra famiglia e bofonchiai:

«Nonna non c’è più, vero mamma?»

«Vi disturberò ancora per molto tempo!».

Mi voltai e nonna respirava ancora, viva e vegeta come un virgulto. Mamma aveva uno sguardo truce e inquieto.

«Volete spiegarmi che cosa è accaduto?»

«Sei stato l’ultimo ad uscire da casa Lo Vecchio, ebbene casa Lo Vecchio non c’è più e probabilmente anche Carlo e sua madre. Un ammasso di carboni ardenti e fumanti, stanotte è successo!».

Addentai uno dei biscottini che nonna teneramente chiamava “stelline di burro”. Li adoravo. Sgranocchiando con lentezza quei magici pezzi di paradiso,la bocca si serrò, mi ammutolii e cominciai a postulare un assunto: “ora son cazzi, verranno a prendermi”.

«Mamma ma papà dov’è? Polizia e carabinieri hanno bussato alla porta?»

«Spero vengano così denuncio questi due carcerieri, soprattutto quel falso ecologista di tuo padre»

«Nonna non perdi tempo per dire fesserie» mamma bloccò nonna con inusitata violenza.

«Figlio mio che hai fatto ieri sera a casa dei quei due pazzoidi?».

Ingoiai un pezzo di stellina come fosse carta vetrata, tossii, sgranai gli occhi e dissi:

«In quanto a castronerie non sei seconda a nessuno, mamma!».

Il mio naso da segugio di notizie di cronaca nera si mise in azione, feci un veloce riepilogo della situazione ed esclamai ad alta voce:

«Quei figli di puttana della baby gang!!!»

«Ma cosa dici figliolo?»

«Ma sì mamma, qualche giorno fa, non te l’ho raccontato, ho dovuto fronteggiare un pestaggio nei confronti di Carlo e quei maledetti si sono vendicati ma stavolta hanno pisciato fuori dal vasino»

«Dimostramelo figlio mio, altrimenti dovrò recarmi presso una stazione dei carabinieri per denunciarti» disse mamma singhiozzando

«Ma sei impazzita?» risposi stringendo i pugni, frantumando il mio biscottino.

Lasciai tutto, mi precipitai verso il cellulare che avevo dimenticato di ricaricare, 10% erano sufficienti per effettuare due telefonate, una per il mio adorabile capo e l’altra per i fratelli Ballettieri.

Il cellulare si spense fra le mani, la situazione stava iniziando a precipitare.

«Mamma ho bisogno del telefono, dammi le chiavi del lucchetto»

I miei avevano ancora in dotazione un telefono vintage a ruota con lucchetto incorporato per evitare che nonna chiamasse in continuazione 112, 113, 118, sindaco della città. Nonna in alcuni momenti della giornata sosteneva di essere stata imprigionata contro la sua volontà in un corpo da vecchia in una casa per anziani e andava giù di brutto con telefonate improbabili.

Mamma mi lanciò le chiavi che custodiva nella tasca del sinale da cucina, afferrai le chiavi al volo e mi diressi nervosamente verso il telefono, le mani tremavano dalla paura, sfilai il lucchetto e cominciai a formulare il numero del direttore:

«Sì pronto direttore, sono Nicola Capocchia, oggi non potrò partire, sono bloccato a casa dei miei»

«Senta Castrocchia, lei non è solo bloccato ma anche licenziato!!!»

«Senta Direttore» persi la pazienza e dopo anni di sottomissioni sbottai: «Lei mi abbondantemente rotto i coglioni, faccia quello che vuole di me ma sta perdendo la possibilità di vendere migliaia di copie…»

«Ragazzo mi meraviglio del suo bon ton, se si tratta di soldi sono pronto a trattare il suo licenziamento».

Gli spiegai che cosa stesse accadendo, mescolai la notizia con piccanti particolari, aggiunsi un pizzico di curiosità e mantecai il tutto col denaro ed i guadagni. Ottenni sette giorni di lavoro dignitosamente retribuito con una ritenuta del 20% se avessi fatto un buco nell’acqua. Un pezzo di merda di capo.
 


 

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*Nicola Capocchia è giornalista della Gazzetta del Popolo, redattore del magazine ilovezombie.it

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