Pied-à-terre – undicesima parte

Pied-à-terre – undicesima parte.
Tratto da Psycho Zombie Horror Show vol. II

di Nicola Capocchia*

 

 

La madre di Carlo, in perfetta sintonia con le condizioni climatiche, mi fulminò con gli occhi inumidendosi il labbro superiore con la lingua. Probabilmente avrebbe desiderato colloquiare ancora per ore, riscaldati dallo scoppiettante camino, sorseggiando quell’inebriante Cognac fatto in casa?  Aveva conservato, chissà per quanti anni, l’idea di ricevere visite in casa ed ora inevitabilmente avrei dovuto abbandonarla. Non l’avrei lasciata certo in solitudine ma in compagnia dei suoi animali imbalsamati attorniati da centinaia di fiori ingessati in vasche di legno, figliolo compreso.

In effetti, non la prese bene, si mosse di scatto, afferrò ancora una volta nervosamente l’attizzatoio e con la mano tremula come se avesse improvvisamente un attacco di parkinsonismo, si abbatté con una cieca violenza contro un ciocco di legno, riducendolo in trucioli.

Sospettando che la signora fosse afflitta da paturnie mentali molto più gravi rispetto alla conclamata patologia di Carlo e avendo oramai inquadrato perfettamente l’evoluzione del pensiero della megera, le dissi con un fare educato ma perentorio:

«Signora mi perdoni, ma devo proprio congedarmi…».

Non so che parola le arrivò all’orecchio, un altro fulmine atterrò nei pressi del giardino della villa in campagna provocando l’interruzione dell’elettricità.

Carlo si ridestò dalla narcolessia e disse:

«Mammina è andata via la luce? La corrente è scattata!!!»

«Stai zitto cretino!!!» gli rispose.

La vidi, grazie alla fioca luce del camino, levitare e proiettarsi verso di me a gran velocità con la bocca spalancata e le braccia protese. Ero paralizzato dall’incredulità. Con una tecnica di elusione avrei potuto schivare, spostando leggermente il corpo, per poi colpire, mandandola finalmente a dormire. Temendo di romperle le ossa del corpo, lasciai che portasse a termine il suo profondo desiderio serale. Nella mia testa avvertii la presenza di una colonna sonora, Bad di Michael Jackson cominciò a girare a 33. Iniziai a ripensare ai miei dischi gelosamente custoditi nella mia stanza da letto dell’ufficio dei Fratelli Ballettieri e come sotto ipnosi mi immobilizzai, domandandomi se avessi chiuso a chiave la porta della mia camera. Cazzo! i miei dischi erano in serio pericolo. Completamente paralizzato, provai un anomala sensazione di umido sul collo, aveva la lingua ruvida come una gatta, quella matta. Michael Jackson stava nervosamente danzando nei miei pensieri, un ballo a scatti. La signora mi afferrò la patta dei jeans cercando una protuberanza. Sì! La porta della mia stanza l’avevo chiusa a chiave. Mi divincolai dalla tenace presa della signora, mi spostai a sinistra e con uno scatto fulmineo mi posizionai alle sue spalle.

«Scopami!!!» mi chiese implorando.

Fu l’ultima parola che udii proferire dall’attempata sirena della casa, le poggiai le braccia attorno al collo e premetti. Svenne finalmente e la adagiai con delicatezza sul tappeto persiano. Mi avvicinai verso Carlo, stordito da chissà quale mix di psicofarmaci, lo presi per la mano e lo accompagnai verso la poltrona in vimini, lo spinsi verso la sedia e riempiendo due bicchieri di Cognac gli dissi, accorgendomi quasi subito dell’imperdonabile gaffe:

«Alla salute Carlo».

Gli accarezzai il viso, lo rincuorai e in pochi secondi si addormentò. Gli posizionai una agglomerato di tessuti presi qua e là dietro il collo, addirittura sorrideva. Come ultimo gesto di altruismo, cercai l’interruttore del contatore, per fortuna come in ogni casa che si rispetti era stato montato all’ingresso. Sollevai l’interruttore e finalmente vidi arrivare due fari dalla strada. Era mio padre, con un abbondante ritardo di venti minuti.

Uscii da quella stramaledetta casa e udii mio padre che smanettava concitatamente sull’acceleratore:

«Nicola, ma che ci fai qui? Dai sali in macchina, dai andiamo via da questa zona, è pericolosa».

Era finalmente arrivato il salvatore.
 


 

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*Nicola Capocchia è giornalista della Gazzetta del Popolo, redattore del magazine ilovezombie.it

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