Pied-à-terre – prima parte

Pied-à-terre – prima parte.
Tratto da Psycho Zombie Horror Show vol. II

di Nicola Capocchia*

 

 

La sciatteria di Matt, il disordine mentale di Nick mi avevano proprio scaraventato fuori da quell’appartamento diventato un sexy shop di depravazione e disgusto. Non li sopportavo più.

Matt con superficialità affrontava ogni difficoltà, Nick invece era l’unico in grado di poter uscire dalle sabbie mobili. Più e più volte cercavo disperatamente di accendere in loro una scintilla di energia ma i due ormai apparivano come arance spremute e decomposte. Tra l’altro la mia presenza nella loro abitazione era chiaramente vista come un problema.

Matt riteneva di avere un futuro come porno film-maker. Ci mostrava con orgoglio gli ultimi video girati nella stanza da letto dove il suo pistolone era il protagonista di sorprendenti giravolte circensi insaporite, a fine spazzolata, da profondi dialoghi. Matt era sicuro che questa tipologia di film avrebbe incassato milioni di euro ai botteghini da amateur delle piattaforme on line a luci rosse:

«Ragazzi lasciamo definitivamente la carriera di agenti funerari e doniamoci al porno intellettuale, è il futuro, in pratica due scopano ma anche tre, quattro e poi alla fine della cavalcata, si sdraiano ed iniziano a parlare di tante tematiche importanti e fondamentali della vita di tutti i giorni: inquinamento, economia, Dio, vita e morte, amore. Capite! Milionari senza il minimo sforzo. Chiaramente a Nicola lascerei la trascrizione dei dialoghi»

«E a Nick lasceresti la traduzione dei monologhi» lo interruppi a sangue freddo.

Nick arrancava e si mostrava inebetito, aveva il cervello incastrato da un indefinibile rotella sdentata. Eppure Nick e Matt Ballettieri avevano la stoffa dei campioni, avrebbero potuto eccellere in ogni campo, avrebbero potuto sfondarsi di soldi e vivere felici, senza affanni e difficoltà ed invece…

Il loro mestiere, lo sapete tutti, cari lettori e care lettrici, era quello di assistere i moribondi, accompagnarli al grande sonno e infine addobbarli a festa per l’ultimo sacramento ovvero l’unzione degli infermi che loro commercialmente denominavano “tanatoplastica”. Si erano specializzati insomma nell’abbellire la salma per l’ultimo viaggio di ogni sorta di confort e maschera di bellezza. La loro agenzia di viaggi si chiamava “Solo Andata”, fu un ennesima intuizione di Matt, che definì il nome come:

«Un magnete per attirare un mucchio di soldi». Infatti si accontentavano solo di spiccioli.

Più che altro si ficcavano sempre nei guai, ogni moribondo incredibilmente aveva una personalissima storia da raccontare a Nick e Matt Ballettieri che puntualmente si trovavano in situazioni paradossali, incredibili e piene di suspense.

Purtroppo questo era uno di quei momenti che Matt chiamava scherzosamente “periodo morto“. Decisi così di mettermi alla ricerca di un luogo dove traslocare.

Mi sedetti sul divano della mia stanza, accesi qualche candela profumata per rallentare il fetore che proveniva dalla stanza di Matt e mi misi al lavoro. Per prima cosa consultai vari quotidiani con inserti di business, attivai il mio smartphone su subito, preparai un censimento delle migliori agenzie immobiliari e pian piano ridussi il mio campo di ricerca. Remain in Light dei Talking Heads continuava a girare, mi alzai di scatto e fermai improvvisamente il disco, uno sbadiglio sonoro e poi la partenza di un altro vinile che conciliava meglio le mie preoccupazioni. Peaches degli Stranglers, un 33 giri che aveva provocato continui mal di stomaco nelle femministe di ogni ordine e grado ma a me che ero bisessuale non mi importava un fico secco di inutili proteste da carta patinata, il brano era assolutamente gradevole. Lo ascoltai con ingordigia, girandolo e rigirandolo. Pensai e ripensai alla mia futura casa e non potevo certo permettermi affitti da 500 euro al mese. Tentai di trovare qualità e prezzo. Un pied-à-terre attirò la mia curiosità. Alla modica cifra di 180 euro mensili, un annuncio prometteva 50 mq di monolocale, con tutti i confort per un single: termosifoni, cucina, bagno, camera da letto ed una piccola cantina con accesso diretto. Ottimo annuncio pensai. Preso dall’eccitazione, per non farmi sfuggire quella occasione chiamai immediatamente il proprietario. Mi rispose una voce femminile, sembrava profumasse di rosa rossa, mi colpì così tanto la sua descrizione dei particolari che decisi di andare a guardare immediatamente il monolocale.  Spensi le candele, non la facevo da tempo, alzai la puntina del giradischi, mi allacciai le scarpe, e guardai oltre i miei passi, probabilmente avrei liberato la casa dalla mia presenza, i fratelli Ballettieri ne sarebbero stati felici. Chiusi la stanza a chiave e mi involai verso il portone. Incrociai Nick che aveva in mano una fumante tazza di the e guardava oltre le finestre, non si volse neanche a salutarmi, gli sentì bofonchiare:

«Come devo fare?».

Dalla stanza di Matt si udirono le solite e monotone urla di sesso e sculacciate. Di fretta e di slancio salutai tutti con un velocissimo “ciao” e mi diressi verso le scale che conducevano al portone, mi aggrappai al corrimano e scivolai giù, via da quel luogo che rendeva tutti infelici. Come un bambino corsi per strada, noncurante degli sguardi dei vicini e dei passanti, incontrai anche la vecchietta che mi aveva apostrofato come un balordo qualche settimana prima, corsi, immaginai di essere un giovanissimo Antibo che insegue Cova e Mei e nei pressi del pianterreno alzai le braccia e stracciando un inafferrabile nastro del traguardo urlai:

«Si primo!».

Credo che la proprietaria fosse proprio di fronte e sorrise divertita, disse con quella voce di rose rosse:

«Lei è il signor Nicola C.»

«Si in carne ed ossa» le risposi sorridendo.

Indossava un montgomery verde, una sciarpa dei colori dell’arcigay e aveva anche le lentiggini, avevo perfettamente inquadrato una sua peculiarità dal tono di voce, probabilmente era anche vegetariana. Insomma la classica femminista rompi-coglioni. Mi fece cenno di entrare in casa e come ipnotizzato da tanta bellezza la assecondai varcando la soglia del mio futuro rifugio. Un divano comodissimo, avrei guardato le mie serie tv preferite, un monitor da 32 pollici mi permetteva di specchiarmi, mi accomodai e immaginai di baciare la mia rosa rossa, ma si vanificò tutto quando una mano interruppe il sogno. Un “toc toc” seguito da un “permesso”. Un anziano si introdusse senza attendere risposta e disse rivolgendosi alla mia rossa:

«E a questo che gli capiterà?».


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*Nicola Capocchia è giornalista della Gazzetta del Popolo, redattore del magazine ilovezombie.it

Puoi downloadare altri racconti di Nicola Capocchia a questo indirizzo https://gumroad.com/l/psychohorrozombieshow


 


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