Una vacanza allucinante – capitolo 15

UNA VACANZA ALLUCINANTE

CAPITOLO QUINDICESIMO

di Nicola Furia

 
 

Beh, non ci vuole molto a capire che questa storia non finirà come Alice nel Paese delle Meraviglie. Che poi, ammettiamolo, quel finale non aveva un gran senso, la piccola Alice sprofonda in un mondo impazzito, incontra personaggi folli, passa da una disavventura all’altra per poi risvegliarsi sotto l’albero come se niente fosse e riprendere la sua normale esistenza. Probabilmente negli anni successivi, presa dagli impegni quotidiani e persa nel ritmo monotono della vita reale, avrà anche dimenticato la sua avventura onirica, si sarà sposata e avrà avuto dei figli, forse due gemelli… oddio, spero non li abbia chiamati Pinco Panco e Panco Pinco. Al termine della storia il lettore si chiede a cosa sia servito quel viaggio allucinante, che scopo avesse.

Mentre guardo Zanardi pallido e tremante, saldamente legato alla sedia, capisco che l’epilogo di questa storia sarà dissimile e non potrò ritornare a essere quello che ero prima, eh no, nessun risveglio sotto l’albero, non era questo l’obiettivo del mio viaggio.

«Professore, perché siamo entrambi legati?», chiedo guardandomi intorno. La stanza è come l’ho lasciata prima di abbandonarmi al lungo sonno indotto, prima di sperdermi negli abbaglianti orizzonti di mondi impossibili. Una camera bianca, spoglia, senza quadri né finestre, nessun mobile a eccezione del lettino, della sedia e dei freddi macchinari che monitorano le mie funzioni vitali. Tutto pare normale, ma ho imparato che la normalità è la maschera dietro la quale si nasconde la follia.

«Parli piano, Laricchia, non siamo soli», sussurra Zanardi lanciando uno sguardo furtivo alla porta socchiusa. «Lì fuori ci sono i soldati che piantonano la stanza».

«I soldati? Sono loro che ci hanno legati?  E per quale motivo ci controllano?». Forza, Zanardi, vai con lo “spiegone” e cerca di essere sintetico.

«Si ricorda del nostro ultimo incontro?».

«Intende quando mi ha risvegliato con il siero di Lazzaro per poi portarmi nella sala dove sono custoditi gli oggetti materializzatisi nei sogni?».

«No, mi riferisco al nostro ultimo incontro visionario, allorquando lei si è proiettato in quel futuro immaginario nel quale eravamo sotto il giogo di una dittatura militare di stampo religioso, ricorda? Ebbene, purtroppo quel futuro non è più immaginario, ma si sta realizzando».

«Cosa intende dire?».

«Il papa è stato ucciso cinque giorni fa, un vile attentato terroristico di stampo islamico ha fatto saltare in aria la papamobile spedendo il vicario di Cristo al creatore… almeno è quello che stanno ripetendo da giorni tutti i telegiornali del mondo».

«Il piano del generale Pisani…».

«Esatto, ma questo lo sappiamo solo lei e io, ecco perché siamo prigionieri. Dopo le sue rivelazioni svelate in quel sogno futuristico, mentre lei continuava a sognare, ho fatto delle ricerche scoprendo che l’ipnologo che l’aveva indotta nel coma profondo era legato al generale, l’ordine di neutralizzarla impedendole il risveglio era partito proprio da Pisani. Lei era un personaggio scomodo, se avesse denunciato quanto aveva captato nell’archivio del ministero della difesa, seppur nessuno le avesse creduto, avrebbe comunque intralciato il complotto, capisce? L’attentato al pontefice non si sarebbe più potuto realizzare poiché avrebbe dimostrato che la sua denuncia era veritiera e, conseguentemente, avrebbe gettato ombre sui cospiratori impedendo così che il popolo accettasse di buon grado la dichiarazione dello “stato di guerra” proclamato proprio in questi giorni dal Parlamento. Certo, avrebbero potuto facilmente sopprimerla, casomai inscenando un incidente, ma credo che per riguardo nei confronti di suo padre abbiamo deciso di optare per una soluzione meno cruenta».

«Siamo in stato di guerra?».

«Sì, Laricchia. Il presidente della Repubblica ha esautorato il Governo dai suoi compiti, ha sospeso tutti i principi costituzionali consegnando ogni potere ai militari. A quel punto Pisani, con uno stuolo di fedelissimi, tra cui ovviamente suo padre, ha attuato un golpe all’interno dello Stato Maggiore dell’esercito proclamandosi dittatore. In quel momento, promettendo ordine e sicurezza, ha istituito il coprifuoco e la legge marziale. Sono giorni convulsi quelli che stiamo vivendo, a parte qualche tumulto spento nel sangue, la popolazione, ancora annichilita da quanto accaduto, sta accettando la svolta epocale, anche perché i vescovi hanno dato pieno sostegno al dittatore presentatosi a loro quale condottiero di Cristo… in hoc signo vinces».

Ci sarebbe da rimanere basiti sentendo una storia del genere, la mente, fulminata da sconcertanti rivelazioni, dovrebbe perdere ogni capacità di reazione, ma non la mia. Dopo aver viaggiato nelle galassie e affrontato gli orchi nel paradiso degli Elfi, cosa volete che sia l’istaurazione di una dittatura?

«Non capisco per quale motivo legarci e piantonarmi».

«I militari hanno scoperto che lei aveva trovato il modo di risvegliarsi e hanno anche capito che io ero a conoscenza di notizie inopportune…».

«Sì, ma se anche così fosse, oramai non rappresento più un pericolo, non posso più denunciare nessuno e, semmai mi vedessero ancora come un intralcio, perché non mi hanno ucciso? Sarebbe stato semplice per loro iniettarmi qualche veleno mentre dormivo, in questa situazione di caos chi si sarebbe accorto della morte di un anonimo psiconauta?».

Zanardi china la testa sconsolato, è esausto, cerchiato da profonde occhiaie, sicuramente è stato sottoposto a pressanti interrogatori. «Purtroppo hanno anche scoperto le sue capacità, mi riferisco al potere di materializzare oggetti provenienti dai sogni, penso che per loro sia oltremodo allettante disporre di una persona che può portare indietro dai sogni armi fantascientifiche…e dall’oggetto che le vedo impugnare nella mano destra, non si sbagliavano affatto».

Solo ora mi accorgo che sto stringendo convulsamente un tubo metallico dalla strana conformazione, sporgo la testa per osservarlo e noto che è la temibile spada laser di Darth Fener. Istintivamente la nascondo sotto i glutei, se Pisani se ne impossessasse anche il Signore Oscuro diverrebbe realtà.

«E per quale motivo tengono in vita anche lei?», chiedo stirando i muscoli intorpiditi dai lacci che mi avvolgono.

«Non so per quale motivo, ma sono convinti che solo grazie a me lei riesca a materializzare gli oggetti, non sanno che invece il merito è delle incredibili capacità che lei ha acquisito in questo periodo di incoscienza».

La porta si spalanca all’improvviso e un uomo anziano, dal fisico robusto e dalla faccia arcigna fa trionfale irruzione. È il generale Pisani e questo non è un sogno. «Non sa per quale motivo, professore? Ma se è stato proprio lei a farci credere ciò; ora capisco che l’ha fatto solo per salvarsi la vita, ma i nodi vengono sempre al pettine», afferma estraendo dalla fondina una lunga pistola automatica.

«Pietà!», fa in tempo a urlare Zanardi prima che il boato smorzi la voce stridente e un proiettile calibro 9 parabellum gli trafori la tempia, fuoriuscendo poi dal lato opposto accompagnato da un denso spruzzo di sangue e materia cerebrale che va a impattare sulla parete, formando un macabro affresco scarlatto.

E così muore il mio cappellaio matto. L’ho già visto crepare per ben due volte, ma so che ora non risorgerà più. E stato decapitato dal fendente di un’alabarda nera brandita da un orco al galoppo su un tenebroso unicorno e poi mitragliato dai soldati crociati all’interno del covo della resistenza. Morti spettacolari, fantasmagoriche, scenograficamente affascinanti, ma non spietate come la vera morte a cui ora assisto, un decesso freddo e senza alcuna bellezza, un corpo accasciato scompostamente su una squallida sedia. Quanto è oscena e irrispettosa la vera morte!

«Ben svegliato, Laricchia», dice il generale chinandosi su di me. «Immagino che tutto questo la sconvolga alquanto, ma sappia che anche a lei il professore ha raccontato un cumulo di bugie. Lei è solo il frutto di un suo esperimento, non è colui che ora le sta davanti… il cattivo! mi creda, noi siamo qui solo per proteggerla. So che lei crede di aver assistito a chissà quale complotto da me ordito, ma non è vero nulla, si tratta di falsi ricordi artatamente creati dal professore. Abbiamo scoperto che Zanardi era in combutta con i terroristi islamici, gli stessi che hanno ucciso il Santo Padre, e voleva portare il caos nel mondo sfruttando le potenzialità che è riuscito a farle sviluppare durante il coma. Se ha la pazienza di ascoltarmi il sottoscritto le racconterà tutto…».

Eh già, “il sottoscritto”, “colui che le sta davanti”… Sapete come si chiamano tecnicamente queste espressioni? “Impersonalizzazione”, ed è un indicatore verbale della menzogna. Mentire non è cosa naturale per l’uomo, comporta sempre una qualche sofferenza, per cui spesso chi mente tende a distaccarsi da se stesso evitando così di dire “io” e usando invece la terza persona singolare. Poi ci sono anche gli indicatori non verbali e anche questi compaiono ora sul volto rugoso di Pisani. Non mi è sfuggito infatti lo sguardo in alto a destra che il generale ha lanciato per ben due volte nell’interloquire con me, e questo è un movimento oculare incontrollabile anche da parte del bugiardo più esperto. Il nostro cervello, infatti, è costituito da due emisferi, in quello di sinistra c’è il settore deputato al ragionamento logico deduttivo, che guarda al passato, e quindi alla memoria stabile, nel settore di destra, invece, c’è quello deputato alla fantasia e alla creatività, cioè al futuro. Guardare a destra, anche solo di sfuggita, significa cercare nel database della menzogna per produrre un’immagine falsa. E sapete per quale motivo so queste cose? Semplice, facevano parte del programma di addestramento dell’agente La Roche che, come scopro in questo momento, continua a convivere dentro di me.

«Lei non deve spiegarmi nulla, generale», dico mentre con la mano vado a pescare la spada laser che attende bramosa di seminare morte. «I miei incubi mi hanno già reso edotto di tutto e ora apprenderà che “colui che giace su questo lettino”, non è più l’essere amorfo e facilmente condizionabile che ha conosciuto, è tempo che anche lei abbia gli incubi, e davanti a se c’è… il suo incubo peggiore».

La lama rossa sgorga fiammeggiante recidendo con un colpo netto tutti i lacci di cuoio che mi paralizzavano e con un agile balzo mi pongo in piedi, davanti al dittatore.

«Proteggete il generale!», urla un sergente sbucato all’improvviso, paratosi davanti all’ufficiale con il fucile d’assalto spianato.

«Aspettate! Non uccidetelo», ordina un colonnello entrato di slancio nella stanza mentre Pisani batte in ritirata. È un uomo distinto, di bell’aspetto, slanciato e abbronzato, sfavillante nella sua uniforme luccicante di medaglie. Guarda chi si rivede dopo tanti anni! L’affascinante Colonnello Laricchia… mio padre!

«Paolo, perdonami. Lo so di averti fatto del male, ma seguivo un ideale, volevo creare un mondo perfetto, sicuro e ordinato. Ho dovuto sacrificare gli affetti per uno scopo nobile e importante, ma ora potremo lavorare insieme e portare a compimento l’opera, ora noi due…».

«Abbiamo già avuto questa conversazione», dico risolutamente mentre con un secco fendente gli stacco la testa dal corpo facendola roteare in aria, per poi finire tra le gambe inermi di Zanardi.

«Uccidetelo! Uccidetelo!», sbraita Pisani scappando a perdifiato nel corridoio mentre il pesante scalpitio di centinaia di anfibi annuncia l’arrivo di frotte di militari che, armi in pugno, corrono verso di me…

Ecco, come dicevo, non ci voleva molto a capire che questa storia non sarebbe finita come Alice nel Paese delle Meraviglie, il mio viaggio aveva uno scopo ben preciso e solo ora capisco qual è.

Quando decisi di divenire uno psiconauta l’impulso a viaggiare era irrefrenabile, una passione che mi divorava come il desiderio della felicità. Lo scopo, però, non mi era chiaro.

Ci sono viaggi che scegliamo noi e altri dai quali veniamo scelti. Si può viaggiare per fuggire dalla realtà, non importa dove, purché sia fuori da questo mondo. Ed era il viaggio che pensavo di intraprendere presentandomi allo Psycotichvillage, una fuga da quella squallida realtà divenuta per me insopportabile. Poi ci sono viaggi che si fanno allo scopo di mutare, si parte alla ricerca di orizzonti più vasti dove svelare noi stessi attraverso le emozioni che il viaggio ci regala, evadere per ritrovarsi. In questi viaggi le strade fatte di polvere, asfalto, fango, o di immense distese oceaniche, o tracciate da nebulose stellari, possono essere la via che ci porta prima alla scoperta del mondo e poi della nostra anima. Ed è questo il viaggio che ho fatto, un percorso che non mi ha soltanto allargato la mente, ma le ha dato forma.

L’immobilità ci uccide, quando ci sentiamo stretti in un angolo senza speranza, l’unica maniera per sopravvivere è muoversi, perché il movimento è vita. Tutto nel cosmo si muove, tutto viaggia. I cieli girano attorno di continuo, il sole sorge e tramonta, stelle e pianeti mantengono costanti i loro moti, l’aria è perpetuamente agitata dai venti, le acque crescono e calano. Io invece ero bloccato, paralizzato dall’ansia e dalla paura. Eppure sapevo che dovevo trovare il coraggio di lasciare le mie insicurezze, ma per faro dovevo trasferirmi in una dimensione diversa da quella conosciuta, lontana dalla quotidianità che mi soffocava e così scoprire alternative inimmaginate, svincolandomi dai lacci della fissità della persona, della sua continuità e immutabilità. Capivo che dovevo uscire dalla struttura unica che mi ero costruito, evadere dalla gabbia nella quale mi ero rinchiuso e trovare finalmente la libertà, la libertà di credere in me stesso, nei miei sogni, nel mio valore.

Quello che non sapevo era la metamorfosi che mi attendeva nella via. Ma forse non sono per nulla mutato, ho solo scoperto me stesso, ho affrontato un viaggio dall’altra parte dello specchio, quella nera, per ritrovare la mia vera personalità che, seppur riflessa, non riuscivo a vedere; perché a volte quegli scopi, o persino miraggi, per conoscere i quali c’incamminiamo e attraversiamo il mare, se sono direttamente sotto i nostri occhi, non vengono percepiti o avvistati.

Ecco, solo al termine di questo viaggio, ho capito perché lo dovevo fare, per far uscire quella parte di me che chiedeva disperatamente di venir fuori.

L’immobilità ci uccide, come direbbe Gennaro, il nano minatore: “’a cera se strùje e ‘a prucessione nun cammina”, la cera si scioglie e la processione sta ferma. E noi siamo come quella candela che si consuma nell’inattività. E se qualche volta è difficile partire, le abitudini, il dovere, gli impegni, la mancanza di tempo, il dubbio, sembrano ostacoli insormontabili, non dobbiamo mai dimenticare che c’è solo una cosa peggiore del viaggiare, ed è il non viaggiare affatto, perché non sono le persone che fanno… il viaggio, ma sono i viaggi che fanno le persone. Le creano, e, in ogni tempo, persino le ricreano.

E ora, seppur soccomberò, scopriranno che tipo di persona sono veramente.

 

CONTINUA (e finisce… sì la prossima finisce veramente!)

 


EPISODI PRECEDENTI:

capitolo 01

capitolo 02

capitolo 03

capitolo 04

capitolo 05

capitolo 06

capitolo 07

capitolo 08

capitolo 09

capitolo 10

capitolo 11

capitolo 12

capitolo 13

capitolo 14

 


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