Una vacanza allucinante – capitolo 13

UNA VACANZA ALLUCINANTE

CAPITOLO TREDICESIMO

di Nicola Furia

 

Nel consegnarmi il “phaser”, Spock continua a osservarmi con sospetto. Ha capito che non sono stato del tutto sincero, anzi non lo sono stato affatto, e vorrebbe scoprire il segreto della mia improbabile presenza all’interno della nave stellare. Per fortuna i Vulcaniani non sono telepatici, ma votati alla ragione e alla logica. Soppeso l’arma, avente forma di un qualsiasi telecomando, simile a quello che mi rimaneva incollato nelle mani per intere serate quando, come un automa, spingevo in continuazione i tasti per cambiare canale, perso in uno schizofrenico zapping nell’attesa che il sonno spegnesse la vacua vitalità. Un sonno senza sogni, senza queste discese lunghe e interminabili per tortuosi sentieri che s’inerpicano fino al mondo delle Meraviglie.

«Ha mai usato un’arma del genere?», mi chiede continuando a fissarmi con il suo gelido sguardo vitreo.

È una domanda trabocchetto, ho affermato di far parte della Federazione e quindi dovrei ben sapere quali tasti pigiare per generare il sottile raggio di energia colorato, un laser, da indirizzare contro i nemici.

La mia indecisione conferma i sospetti del Vulcaniano, ma Spock, per un qualche suo logico ragionamento, decide di non contrastare il piano di battaglia approvato dal Comandante Kirk e mi impartisce una rapida lezione di balistica futuristica. «I phaser traggono energia dai nadioni e liberano la forza nucleare. Il raggio emesso può procurare diversi effetti sul bersaglio: con un settaggio da 1 a 3 il colpo produce una leggera scarica elettromagnetica causando dolore; da 4 a 7 l’effetto termico diventa più forte, l’impatto produce ustioni di varie intensità ed è possibile uccidere il bersaglio; da 7 in su l’energia termica diventa altissima, il bersaglio viene vaporizzato».

«Non avrò molto tempo, signor Spock, e la sorpresa sarà di vitale importanza, per cui lo predisponga per la massima potenza».

«Mi pare logico», commenta l’alieno affidandomi l’arma micidiale e invitandomi ad entrare nella cabina ove avverrà il teletrasporto.

«Si rilassi! con il teletrasporto quantistico non è il corpo ad attraversare lo spazio-tempo che separa il punto di partenza e di arrivo, ma un’onda, che porta l’informazione in esso contenuta, per ricomporre la massa nel punto di arrivo».

Annuisco abbozzando un sorriso, Spock ha anche compreso che è la prima volta che affronto l’esperienza della scomposizione e ricomposizione delle mie particelle.

«Ci siamo, si tenga pronto, sto attivando il teletrasporto», mi dice armeggiando dinanzi a quella che pare una consolle da dj.

Sì, ci siamo e questa volta non posso sbagliare: non avrei più la forza di inseguire il nemico nelle viscere di mondi surreali ed è del tutto inutile che questo sogno prosegua, oramai ho capito tutto. Sono come Alice e, affinché questo baratro visionario termini, devo affrontare la mia Regina di Cuori e sconfiggerla con tutta la forza della consapevolezza e della fiducia in me stesso. Perché è proprio questo che ho trovato nelle visioni: la fiducia in me stesso. È stato un lungo viaggio nelle profondità del mio essere alla ricerca dell’identità perduta. Ogni personaggio che ho incontrato altro non era che la proiezione di una parte di me stesso, che dovevo scoprire, interrogare, nel tentativo di recuperare la mia essenza. Ho vagato con sempre maggior consapevolezza nell’onirico mondo sotterraneo fatto di paradossi, assurdità e nonsensi, dando la caccia a un coniglio bianco che in verità era il mio vero io, sotterrato dalla rinuncia a vivere. Sì, ora che sono alla fine, forse ho capito a cosa possa essere servita quest’odissea, i sogni erano la fuga dalla realtà, e li ho sempre cercati e desiderati per potermi estraniare da me stesso. Fumetti, film, serie tv, videogiochi, ogni finzione in cui m’immergevo aveva lo scopo di creare una realtà fittizia dove colmare il vuoto esistenziale, e alla fine ne sono rimasto prigioniero, la finzione si è impossessata di me facendomi precipitare nella follia. Sognando vite parallele, dimensioni diverse, stati d’animo interminabili, mi ero illuso di dare un nuovo senso a una vita piatta e già segnata, ossia a quel maledetto destino che ci fa essere schiavi della propria esistenza, come il percorso di una locomotiva: noioso, sterile, rumoroso, ma che finisce sempre allo stesso modo, in un binario morto. Ma, ora che ho scoperto quanto è profonda la tana del coniglio bianco, non voglio più rimanere nel paese delle meraviglie. Basta pillole rosse, datemi la pillola azzurra e fatemi svegliare, affronterò finalmente la vita, mi assumerò le responsabilità, guarderò la vita negli occhi prendendola per le palle, accetterò la sofferenza e non mi nasconderò più, perché nulla è peggio del non vivere. Mi desterò e vivrò i miei giorni da uomo, denuncerò alla polizia i piani diabolici del generale e ne subirò le conseguenze, non me ne frega nulla, ora sono pronto. Per cui, Spock, lanciami dentro la Morte Nera, che la palingenesi abbia inizio!

Scure pareti metalliche circondano l’ampio salone della stazione da battaglia spaziale nella quale il mio corpo si materializza. Sento alle mie spalle l’inconfondibile respiro affannoso di Darth Fener, ma il lato oscuro della forza permette anche al Sith di percepire la mia presenza. Ci voltiamo contemporaneamente guardandoci per un istante con odio sconfinato.

«Uccidete l’intruso!», tuona l’uomo in armatura e immediatamente cinque soldati imperiali, che costituiscono la sua scorta personale, mi puntano i potenti e micidiali fucili Blaster DC-15. Sono soldati senza faccia, il cui volto è nascosto da un elmetto a secchio, che vivono all’interno di armature simmetriche bianche e nere, il loro unico scopo è quello di morire per l’Impero, un esercito di cloni, geneticamente modificati per renderli obbedienti e disciplinati, esseri addestrati a uccidere senza pietà… per fortuna che il loro bersaglio lo mancano quasi sempre. Se così non fosse sarei già un colabrodo, i proiettili iperionizzati che mi stanno sparando sono capaci di sgretolare anche le armature più spesse. I colpi mi sfiorano e impattano sulla parete dove sono addossato spandendo schegge incandescenti. Attivo il phaser sparando a mia volta e una testa di latta si vaporizza all’istante, ma dopo i primi colpi sparati velocemente d’istinto, ora gli altri stanno migliorando il tiro, la stanza è spoglia e non mi offre alcun riparo. Sono già destinato a soccombere? Provo l’impossibile lanciandomi come un gatto sulla parete e scopro così che i poteri di “Super Laricchia”, acquisiti nel sogno con gli Avengers, esistono ancora. Aderisco perfettamente sul muro metallico e in un lampo raggiungo il soffitto che mi offre una perfetta visuale aerea di tutto l’austero ambiente. I soldati rimangono basiti un secondo di troppo e il raggio colorato sprigionato dal phaser li fa implodere sgretolando nell’aria le loro particelle.

Darth Fener osserva in silenzio l’epilogo dello scontro e infine estrae la temibile spada laser dalla lama rossa. «Ti stavo aspettando, cavaliere Jedi, ci rincontriamo, finalmente. Ora il cerchio è completo. Scendi giù e battiti».

Mi stacco dal soffitto e plano agilmente sul pavimento, proprio dinanzi a lui. Appena inizia ad avanzare brandendo la spada, punto il telecomando alla Star Treck e sparo, ma il Sith para il colpo con la spada laser, deviandolo sulla parete laterale. Sparo a ripetizione colpi su colpi, spingendo freneticamente il pulsante di emissione dei raggi nucleari, ma lui li para tutti con veloci e sinuosi movimenti della lama fiammeggiante. Ormai è a pochi passi da me e se non faccio qualcosa il laser mi farà a fette, devo scoprire se possiedo ancora il superpotere di generare e scagliare vibrazioni devastanti. Protendo le braccia in avanti contro di lui e per fortuna sento defluire una potente vibrazione che gli lancio con tutta la forza, ma la maledetta spada laser l’assorbe e me la rimanda indietro fulminandomi e scaraventandomi contro la parete. Sbatto pesantemente la schiena sul muro ferroso per poi cadere faccia a terra senza più fiato e senza più forze.

«Sei battuto, è inutile resistere», dice Dart Fener avvicinandosi lentamente. «Non lasciarti distruggere come fece Obi-Wan. Non hai scampo, non lasciare che ti elimini. Non ti rendi ancora conto della tua importanza, hai solo cominciato a scoprire il tuo potere. Vieni con me e io completerò il tuo addestramento. Unendo le nostre forze possiamo mettere fine a questo conflitto distruttivo e riportare l’ordine nella galassia. Se tu solo conoscessi il potere del lato oscuro…».

«Lo conosco più di quanto immagini», rispondo tossendo e mettendomi seduto con le spalle al muro. «Ci sono vissuto nel lato oscuro e conosco la sua subdola potenza».

Ho bisogno di fumare, istintivamente cerco le sigarette al metolo nel taschino della tuta spaziale che indosso e incredibilmente… le trovo!

«La tua proposta è allettante e vorrei un minuto per rifletterci. Ti dà fastidio se fumo?».

Lo so, non bisognerebbe fumare davanti a un uomo con difficoltà respiratorie, ma Darth Fener annuisce acconsentendo alla mia irrituale richiesta. E così accendo la sigaretta, aspirando avidamente il fumo aromatizzato tanto apprezzato da La Roche. Sì, avete capito bene, è proprio una di quelle sigarette esplosive, e ho già strizzato il filtro attivando così il minuscolo detonatore a tempo occultato all’interno. Tra meno di un minuto la piccola carica detonante si attiverà dando luogo all’esplosione.

«Lo sai, vero, che anche se mi ucciderai non morirò?», dico calcolando bene i tempi per evitare che l’ordigno mi scoppi in mano. «Chissà in quale altro scenario assurdo mi materializzerò, ma è certo che ritorneremo a duellare. Dove sarà la prossima volta? Nel vecchio West? Tra i pirati dei Caraibi o forse tra le Tigri della Malesia? Sono un appassionato di film di zombie e quindi temo che la prossima volta saremo circondati dai morti viventi e in effetti la prospettiva non mi alletta».

«Non so di cosa tu stia parlando, non comprendo il tuo vaneggiare».

Ci siamo, è ora. «Allora vedi se riesci a comprendere questo!» e gli lancio il mozzicone sulla faccia. Questa mossa non se l’aspettava, l’ordigno gli esplode sulla maschera mandandolo a gambe all’aria. Mi lancio come una pantera sulla mano che impugna la spada laser tentando di strappargliela, lui oppone una strenua resistenza, poi pian piano allenta la presa e si lascia andare rimanendo inerme. La deflagrazione ha danneggiato le vie di aereazione che gli garantivano la fornitura continua di ossigeno e il mantenimento del regime pressorio delle vie aeree, causando il collasso della funzionalità respiratoria. È finita, ho vinto!

«Che tu sia maledetto, Pisani! Finalmente ti ucciderò e stavolta nessun Capitan America me lo impedirà».

Ma quando gli tolgo la maschera, rimango allibito nel vedere quel volto dal colorito pallido e logoro…non può essere lui!

«No, non sono Pisani…io sono tuo padre!».

Cos’è un padre per un figlio? Il padre è il portatore del simbolo della relazione con la realtà. Definisce i significanti necessari alla sopravvivenza, perché di questo infine si tratta nella vita. Un padre è il filtro con il mondo esterno, il difensore dalle insidie del mondo, serve a garantire la protezione fisica e soprattutto psicologica, nell’universo minaccioso che è più complesso e meno gratificante del corpo materno dal quale veniamo brutalmente strappati. Ebbene, come ben sapete, mio padre mi abbandonò. Non ebbi mai alcun filtro, né alcuna protezione e l’universo mi sommerse smembrandomi con la forza di uno tsunami. Fu quest’uomo a distruggere la mia vita, fu per colpa sua che mi rinchiusi in me stesso perdendo la mia identità, e ora quest’uomo è qui, davanti a me che implora pietà.

«Paolo, perdonami. Ho dovuto sacrificare gli affetti per uno scopo nobile e importante».

«Tu non hai mai provato alcun affetto per nessuno».

«Lo so di averti fatto del male, ma seguivo un ideale, volevo creare un mondo perfetto, sicuro e ordinato».

«L’ho visto bene il tuo mondo, sai? Una dittatura inumana dove non c’è spazio per i sentimenti. E d’altronde come diversamente poteva essere la tua opera se non eri capace neanche di amare i tuoi figli?».

Lo so perché è qui, l’ho capito bene. Mancava un tassello fondamentale alla mia rinascita, un ulteriore trauma da esorcizzare, il più importante. Il parricidio! Sì, solo così potrò riappropriarmi della mia identità. Ora, mentre alzo la spada laser per assestare il colpo mortale, potete anche ritenere che la mia sia solo vendetta, pensatela come volete ma questo infame che ha causato i miei tormenti e quelli della mia famiglia deve sparire per sempre dalla mia vita. E così sferro il colpo, un fendente preciso che lo decapita di netto facendo rotolare la sua testa sul pavimento metallico.

«Complimenti, Laricchia, non avrei mai creduto che ne fosse capace».

Mi volto di scatto puntando la spada laser verso la voce cupa comparsa all’improvviso e vedo il volto accigliato dell’Imperatore Galattico. Un cappuccio copre parzialmente la faccia pallida, ma non è sufficiente a nasconderla del tutto. La riconosco benissimo quella faccia di merda: finalmente quella del generale Pisani.

«Laricchia, Laricchia, ma quante volte ancora dovrò ucciderti?».

«Fino all’infinito…e oltre!».

 

…CONTINUA

 


EPISODI PRECEDENTI:

capitolo 01

capitolo 02

capitolo 03

capitolo 04

capitolo 05

capitolo 06

capitolo 07

capitolo 08

capitolo 09

capitolo 10

capitolo 11

capitolo 12

 


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