Death Note – recensione film

 

Come vi ho già scritto in altre recensioni, non leggo Manga e non vedo Anime, ma dopo aver visto Castlevania su Netflix mi sono detta che forse è ora di aprire nuove strade nel mio mondo culturale. Quindi mi sono messa di buona lena a vedere il film “Death Note” e… mi sono “smontata” subito.

Mai vista una cosa (non merita di essere chiamato film) più confusionaria e senza senso di questa, neanche le peggiori trasposizioni dai libri di King, e lo sono quasi tutte, raggiungono questo livello infimo.

Intanto dura un’ora e quaranta circa… Ho continuato a fermare la visione e a vedere se per caso mi fossi sbagliata sul tempo lunghissimo… Segno chiaro di disinteresse per ciò che si sta guardando.

Inoltre, appena visto il protagonista, Light, ho pensato che avesse una faccia da schiaffi assurda e che mi stava altamente odioso. A vista, non aveva neanche parlato. Segno di un casting pietoso. E purtroppo la cosa vale praticamente per ogni protagonista del film. Il primo pensiero che si ha nel vederli e sentirli è quello di avere di fronte degli idioti assoluti. Personaggi tagliati con l’accetta. Senza la minima sfumatura.

E il clou arriva con Ryuk, il Signore della Morte proprietario del Death Note. Light reagisce come effettivamente si dovrebbe fare davanti ad una specie di demone che ti appare d’improvviso nella vita, e invece noi spettatori lo guardiamo e… scoppiamo a ridere. Giuro. Appena lo vedi, con quella CGI che più ridicola non si può, scoppi a ridere e pensi di essere finito in una colossale presa in giro.

Si salva solo lo splendido doppiaggio di Ryuk da parte di Willem Dafoe, per cui consiglio la visione in lingua originale. Peccato che parli circa cinque minuti in tutto il film. Per il resto c’è il vuoto assoluto.

A questo punto si spera ardentemente nella trama, e quel vuoto diventa voragine infinita. Una confusione micidiale. Cose buttate a caso. Comportamenti assurdi dei protagonisti. Quando poi arriva Elle, ho dovuto buttare la spugna e fermare la visione per cercare su Google qualche spiegazione, perché mi ero totalmente persa nel marasma generale. È come se l’autore volesse conciliare diverse anime della trama per accontentare tutti, ma in questo modo, come sempre, delude invece tutti, lettori del manga e il resto del mondo.

La cosa più interessante del film, Ryuk non viene per niente sviscerata, anzi viene praticamente lasciata sullo sfondo. Come spettatrice non vedevo l’ora di scorgere dove fosse la fregatura per il custode del Death Note, perché si sa che i demoni hanno sempre una doppia faccia. E invece il nulla assoluto.

Questo appare, ridacchia, fa il suo lavoro (?) e se ne va. A random.

Giustamente un mio amico che adora l’Anime relativo mi ha detto che “sembra Dawson’s Creek con un demone in sottofondo”. Ecco, questa è la definizione che più si avvicina a un simile pastrocchio.

Non si decide su che genere voglia essere raggiunto: horror? Storia d’amore adolescenziale? Ci sono buoni e cattivi Se sì, chi sono? Ci sono personaggi ambigui? E dove sono allora?

E il finale aperto è la cosa più ridicola che si possa vedere in questi casi. Come può rimanere “aperto” il Nulla colossale di questa trama? E anche volendo essere buoni e cercare di capire come vorresti che finisse, la cosa ti risulta impossibile dato che non ci è dato comprendere come funziona veramente il Death Note.

Alla fine della visione ti rimane un solo pensiero in testa “grazie a Dio è finita”. E dopo due minuti pensi all’ora e quaranta della tua vita che hai buttato via. Ecco, questo vi consiglio con tutto il cuore, non fatelo anche voi. Non ne vale la pena. Non ti lascia rabbia, pensieri, divertimento, amore. Insomma è come se neanche fosse esistito. Peccato che invece qualcuno ha deciso di farlo, accidenti a Netflix.

 

Antonella Cella
jackson1966

 


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