Una vacanza allucinante – capitolo 06

UNA VACANZA ALLUCINANTE

CAPITOLO SESTO

di Nicola Furia

 

«Agente La Roche, come si sente?», mi chiede l’uomo in giacca e cravatta, mentre controlla scrupolosamente il battito del polso e la dilatazione della pupilla.

Chi è costui? E, soprattutto, per quale diavolo di motivo mi sta chiamando con il nome dell’agente segreto frutto della mia insana fantasia?

L’altro uomo, inginocchiato al mio fianco, mi deterge il sudore che cola copioso sugli occhi offuscati.  «Paul, sei fortunato che nella nostra squadra di soccorso ci sia il dottor White, uno dei migliori esperti di sostanze venefiche».

Mi volto per guardare in volto il mio pietoso soccorritore, perdendomi così nei suoi occhi cerulei parzialmente coperti da un ciuffo di capelli biondo cenere che cadono morbidi sulla fronte spaziosa. Un volto mai visto, eppure così familiare. Bob! Si chiama Bob. Ma come posso conoscere il suo nome se non l’ho mai incontrato? E perché anche lui si rivolge a me come se fossi Paul La Roche?

«Il merito della mia presenza è del capo sezione», afferma il dottor White con un sorriso compiaciuto. «D’altronde, quando si deve affrontare una serpe velenosa del calibro di Lucy Morgan è bene girare con gli antidoti in tasca».

Lucy Morgan! Inspiegabilmente comprendo subito che si sta riferendo a Lucy la Rossa, la donna con il polipo nella vagina. E così mi scorre nella mente il dossier dell’assassina consultato febbrilmente, insieme a Bob, nelle torride serate trascorse nel bureau del Security Service, prima che scattasse l’operazione “Pilota” a Miami.

Operazione Pilota, Security Service, Dossier? Ma che cacchio sto pensando! Queste considerazioni non sono mie! Per quale astruso motivo sto percependo ricordi alieni come se appartenessero effettivamente al mio vissuto? Per tentare di riappropriarmi della realtà volgo lo sguardo nell’ambiente circostante. Un salone stile art déco anni venti, tende arricciate che decorano le pareti, un fornito piano bar e, sullo sfondo, un’ampia vetrata che si affaccia sulla baia di Biscayne. Non ci sono dubbi, sono tornato a Miami per ritrovarmi nella suite del grattacielo, dove grazie ad una sigaretta esplosiva ho giustiziato Jack Caputo e i suoi gorilla. Ma che follia! Io non ho ucciso nessuno, non ho mai fatto del male a un essere vivente in tutta la vita. Questa farsa deve finire.

«Non so chi voi siate», dico alzandomi con difficoltà dal pavimento in marmo. «Non sono La Roche, questo sogno è durato fin troppo. Adesso basta!».

Un violento capogiro mi fa barcollare, l’agile braccio di Bob mi cinge prontamente i fianchi impedendomi di finire nuovamente a terra. Il mio amico Bob, sempre pronto a sorreggermi e a tirarmi fuori dai guai. Siamo stati sempre insieme sin dagli anni di addestramento a Scotland Yard, per me è come il fratello che non ho mai avuto… Ma che sto dicendo? Io ho un fratello e in questo momento sta nella sala d’attesa insieme a mia madre per pianificare il mio funerale. Ma quale funerale? Non sono morto, il paradiso degli Elfi era solo un’illusione partorita da questa mente impazzita.

«Calma Paul!», mi sussurra Bob adagiandomi sul divano imbrattato del sangue di Caputo. «L’antidoto del dottor White ha bisogno di qualche altro minuto prima che faccia effetto. So che ti senti confuso, questa stronza ci è andata giù pesante», dice indicandomi il corpo inerme di Lucy La Rossa disteso in maniera scomposta tra le due poltrone. Un foro scarlatto e sanguinante fa oscena mostra di sé tra gli occhi vitrei. «Ma ora, come vedi, non potrà più avvelenare nessuno».

Istintivamente la scruto tra le gambe alla ricerca di qualche viscido tentacolo sguizzante, avvolto sotto le mutandine di raso. Nulla! Anche la vagina “mollusca” era un’invenzione.

Il dottor White mi tasta per l’ennesima volta il polso. «Il suo cuore sta andando a mille, agente, cerchi di rilassarsi».

«Rilassarmi? Ma fatela finita!», protesto sbattendomi i pugni sulla tempia. «Non sono un agente, non sono Paul La Roche, mi chiamo Paolo Laricchia e sono un anonimo impiegato del Ministero della Difesa… quello italiano intendo». È in questo momento, quando le mie urla riecheggiano, che faccio un’altra sconvolgente scoperta: sto parlando in inglese, sto anche pensando in quella lingua! Come è possibile se non sono mai andato oltre le noiose lezioni obbligatorie del liceo?

«Tra breve le sarà tutto chiaro, vede questo calice?», mi spiega pazientemente il tossicologo mostrandomi la coppa di cognac che Lucy stava per offrirmi, prima che scoppiasse la bagarre e i proiettili fischiassero nella stanza. «Con il poison-test ho analizzato i residui, scoprendo trattarsi di Mandragora Magnoliopsida, un genere di pianta appartenente alla famiglia delle Solanaceae comunemente noto come Mandragola».

Sbiaditi ricordi della mia presunta giovinezza mi mostrano frammenti di film medioevali boccacceschi in cui le radici afrodisiache di questa pianta, la cui peculiare biforcazione simula la figura umana, erano responsabili di perversi intrecci amorosi. Non so però se li ho visti veramente o se siano dei pallidi flash back di una vita che ho solo immaginato.

«Le molecole contenute nella radice sono tutte a nucleo tropanico che stimolano il sistema nervoso centrale. In particolare uno dei tre principali componenti attivi è la scopolamina».

«Dottore», lo interrompe bruscamente Bob, «non abbiamo tempo per una lezione sui veleni. Gli uomini di Caputo possono arrivare da un momento all’altro, dobbiamo levare le tende al più presto».

«Lo so, ma la dose assunta dall’agente La Roche era devastante; è vivo per miracolo, la sua mente, però, ha subito notevoli ripercussioni e solo ristabilendo rapidamente le connessioni neurali della sua percezione della realtà, alterate pesantemente dalla sostanza ingerita, la personalità tornerà alla normalità».

Con un repentino gesto della mano faccio cenno a Bob di chiudere il becco. «Prego, dottore, vada avanti», dico con risolutezza. Nel sorprendermi per mia mia rudezza, mi chiedo come possa io agire con tale decisione se non mi sono mai permesso di controbattere alcuno.

«Le allucinazioni prodotte dalla scopolamina», continua White,«sono particolarmente simili alla realtà, il loro effetto allucinogeno non è proprio quello che si vorrebbe ripetere. L’effetto della pianta però è anche quello di provocare una profonda amnesia, ecco per quale motivo lei si sente disorientato percependosi finanche come una persona diversa».

Ah, ecco risolto il mistero, il veleno della Mandragola mi ha fatto dimenticare di essere Paul La Roche. Certo, ora pare tutto chiaro, non esiste nessun Paolo Laricchia, costui è solo un misero personaggio creato dalla mia mente drogata. Non c’è mai stato quel bambino abbandonato dal padre in tenera età, né quell’uomo disadattato e mediocre che si lasciava vivere apaticamente. Il potente allucinogeno, nel cancellare la mia vera vita da agente segreto, ha creato una doppia personalità, la nemesi del mio vero io, un’intera vita artefatta nel giro di pochi minuti dalle mie sinapsi intossicate. Ma prima che soccombessi, la mia ferrea volontà, o forse l’antidoto di White, mi ha pian piano risvegliato. Ed ecco che nel sogno ho creato la figura di un padre, cinico eroe, che altri non era che il tentativo del mio subconscio di riemergere prepotentemente. Un padre che abbandona il figlio quale simbolo della mia vera personalità che si stava inesorabilmente cancellando. Ho anche immaginato che Laricchia andasse allo Psychoticvillage per vivere una vacanza allucinante, guarda un po’, proprio nei panni di La Roche. E questo era un ulteriore tentativo della mia mente di far rivivere quel personaggio e quindi ricordarmi chi ero veramente.

In tutto ciò non so cosa c’entri Godzilla, gli Elfi, Zanardi e nonna Chiara, ma nel tempo lo scoprirò. A proposito, mia nonna era veramente quella apparsami in sogno? C’era una nonna del genere nell’infanzia di La Roche, cioè nella mia vera infanzia?  E chi è veramente mio padre? Tanti sono i quesiti a cui non so ancora dare risposta, non riesco a mettere insieme il puzzle degli attimi vitali di La Roche, non visualizzo la sua infanzia, la sua pubertà. Però mi ricordo di Bob, dell’arruolamento nella polizia segreta di sua maestà, ho sprazzi visivi delle avventure che ho vissuto, asfalto bruciato durante inseguimenti spericolati, sparatorie infernali, amplessi appassionati tra lenzuola di motel a cinque stelle e sangue e sesso, e ancora sangue e sesso.

Sento Laricchia annaspare disperatamente dentro di me, aggrapparsi ai brandelli della mia anima per sopravvivere alla rinascita, inviarmi pateticamente immagini confuse della sua misera vita in apnea. Devo sopprimerlo, voglio sopprimerlo, è necessario che…

La voce di Bob interrompe i miei pensieri. «E secondo te, dottore, qual era lo scopo di Lucy Morgan? Far impazzire Paul?».

«Non mi è chiaro perché abbia usato questa particolare sostanza, una dose eccessiva di scopolamina è sicuramente fatale e, se non avessi iniettato l’antidoto in tempo, l’agente La Roche a quest’ora sarebbe morto, ma se lo scopo era quello di causare il decesso avrebbe potuto usare veleni più immediati».

«L’avremmo scoperto se tu non gli avessi sparato in faccia», commento alzandomi dal divano e testando l’equilibrio. «Ma tu, Bob, sei il solito assassino senza scrupoli».

«Il tuo sarcasmo mi conferma che stai meglio, bene! Ora non credi che dovremmo sparire da qui prima di finire nel mirino dei sicari colombiani?».

Certo che voglio andarmene, allontanarmi al più presto da ogni cosa che mi possa ricordare quell’ometto squallido dentro il quale mi hanno imprigionato. Sorretto dal braccio del dottor White, imbocco l’uscita, Bob controlla che nel corridoio non ci siano insidie e con passo felpato raggiungiamo l’ascensore per poi uscire finalmente dalla hall dell’albergo. La brezza dell’oceano mi schiarisce ulteriormente la mente. Mentre ci allontaniamo a grandi passi per raggiungere l’autovettura, una ruggente Jaguar XF nera come il petrolio, mi guardo intorno avvolgendo con lo sguardo l’intera spiaggia di South Beach e tutto mi ritorna familiare. Una passeggiata sulla Ocean Drive, un aperitivo al Nikki Beach oun giro per negozi lungo la Lincoln Road. Come ho potuto dimenticare tutto trasformandomi in un’ameba umana? Come è possibile che…

La voce di Bob tronca nuovamente l’introspezione, solo che stavolta il suo è un urlo di allarme. «Attenti! Sono dietro quelle palme!».

Assordanti esplosioni di colpi di arma da fuoco coprono le urla dell’agente, il mio corpo addestrato reagisce all’istante e mi ritrovo disteso a terra protetto dal montante anteriore di un’auto in sosta. White non ha la stessa reazione istintiva e i pallettoni sparati da fucili a canne mozze lo sventrano facendolo stramazzare al mio fianco. Lo vedo rantolare e implorare soccorso, ma io sono La Roche, Paul La Roche e non un buon samaritano, per cui mi avvicino a lui, ma solo per estrargli dalla fondina la pistola. La classifico all’istante: è una semiautomatica modello Glock, calibro 9 × 19 Parabellum, assenza di sicure manuali, scatto safe-action e caricatore bifilare da 17 cartucce. Metto il colpo in canna e mi sporgo prudentemente dalla lama paraurti del veicolo, divenuto già un colabrodo. Ne vedo due, sono in piedi nel marciapiedi antistante e stanno sparando all’impazzata. Un terzo è disteso a terra in una pozza di sangue, segno che il buon Bob ha già avuto il primo sangue del duello, complimenti!  Nella frazione di pochi secondi assumo la posizione di tiro in ginocchio, prendo la mira e sparo i primi due colpi in rapida successione contro uno dei killer, entrambi gli perforano l’arteria carotidea e l’uomo crolla a terra affogando nel suo sangue. Prima che il corpo tocchi il selciato ho già sparato altri due colpi, forando il polmone destro e sinistro del secondo assassino. Con la coda dell’occhio vedo Bob saltare a bordo del Jaguar e farla ruggire. Uno dei colombiani gli si para davanti puntandogli minacciosamente un fucile a pompa, Bob lo ignora e gli lancia contro il veicolo, incurante delle schioppettate sparate a distanza ravvicinata sul parabrezza. L’imbecille si accorge troppo tardi che i vetri sono antiproiettile e il suo corpo viene falciato senza pietà dalla berlina blindata.

Sulla spiaggia è scoppiato il caos, giocatori di beach volley che scappano in ogni direzione, water scooter che paiono volare sopra le onde per togliersi dalle traiettorie dei proiettili impazziti e il baywatch, che controlla la spiaggia, che si scaraventa giù dalla torretta.

Dopo un mirabolante testa-coda, Bob indirizza la Jaguar nella mia direzione inchiodando a pochi passi da me. Esco dal nascondiglio esplodendo colpi a destra e manca per poi tuffarmi nei sedili posteriori. Una stridente sgommata ci fa schizzare via dal luogo dell’agguato.

«Tutto bene, Paul?», mi chiede Bob tenendo il manubrio con una mano e offrendomi con l’altra una sigaretta al mentolo.

«Una passeggiata», rispondo io accedendomi la sigaretta e aspirando avidamente il fumo aromatizzato. «Mi mancava tutto questo!».

«Cosa intendi dire?», chiede lui svoltando bruscamente più volte per accertarsi di non avere inseguitori alle calcagna e imboccando infine la Florida State Road A1A.

Eh già, cosa intendo dire? Bob non può neanche lontanamente immaginare cosa significa vivere un’intera vita per poi accorgersi che era totalmente falsa, neanche io riesco ancora a concepire come possano essere trascorsi ore, giorni, mesi e anni nel giro di pochi minuti. Quel maledetto di Laricchia è ancora dentro di me; più voglio lasciarmelo alle spalle e più lui mi segue.

«Tra breve arriveremo al covo segreto», dice Bob ormai rilassato per lo scampato pericolo. «Quel rompipalle del capo sezione vorrà avere spiegazioni, ti farà il terzo grado, ma tanto tu lo conosci bene e sai che alla fine abbaia ma non morde».

Chi è il mio caposezione? Ho ancora ricordi confusi e nebulosi, so di conoscerlo, riesco a vedere la sua fisionomia ma non il volto, non ricordo neanche il nome. Decido di chiedere aiuto al mio amico.

«Scusa, Bob, ma il veleno della Rossa mi sta ancora giocando brutti scherzi, ho delle improvvise amnesie. In questo momento non mi sovviene il nome del nostro capo-sezione».

Bob scoppia a ridere. «Magari potessi anche io scordarmi di tutti i rompipalle che conosco. Tranquillo, appena lo vedrai ti ricorderai di lui, è impossibile scordarsi del Colonnello Mike Zanardi!».

… ZANARDI???

 

…CONTINUA

 


EPISODI PRECEDENTI:

capitolo 01

capitolo 02

capitolo 03

capitolo 04

capitolo 05

 


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