The Handmaid’s Tale – recensione

È incredibilmente sono ancora qui a parlarvi di una serie pazzesca sotto ogni punto di vista. Dico incredibilmente, perché raramente mi è capitato di vedere serie di tale qualità altissima create e racchiuse in pochi mesi.

Sto parlando di Handman’s Tale, serie tratta dal libro distopico pubblicato nel 1985 da Margaret Atwood.

 

 

Ci racconta, attraverso gli occhi di un’Ancella, di una società ambientata in un non meglio definito futuro distopico, dove con un colpo di Stato il governo degli Stati Uniti d’America è stato sostituito da una teocrazia totalitaria.

Questa teocrazia, di Gilead, è guidata da uomini che seguono le regole dell’Antico Testamento, ovviamente adattate alle loro esigenze. In un mondo dove l’inquinamento ha reso la Terra quasi inabitabile per mancanza d’acqua ma dove, soprattutto, ha reso sterile la maggior parte dell’umanità, le donne ancora fertili vengono rese schiave (Ancelle) sessuali dei capi della società, per fare in modo che facciano figli che poi cresceranno le mogli, sterili anch’esse, di questi Comandanti.

E se non sei fertile come donna puoi solo essere una Martha, cioè una serva o finire a pulire discariche tossiche fino alla morte, se non vieni impiccata prima, perché inutile ai fini della società.

Ci sono poi gli Occhi, una specie di Gestapo che controlla tutto e tutti di nascosto e senza che nessuno sappia chi siano, anche tra i componenti della propria famiglia.

Queste Ancelle non hanno più un nome se non quello che le designa come proprietà del loro Comandante. Noi seguiamo il racconto dell’ancella Offred (DiFred in italiano), a cui viene tolto il lavoro, il conto in banca, la figlia e il marito, divorziato da un’altra donna, da un giorno all’altro, e che si ritrova in pochissimo tempo addestrata a essere un’Ancella, poiché viveva nel peccato di un matrimonio non valido, secondo la Bibbia.

L’addestramento viene fatto dalle Zie, donne che le minacciano, storpiano, torturano in nome della Bibbia e della continuità della razza umana.

Va da sé che la critica chiara e definitiva di questa serie femminista è proprio al modo arcaico delle religioni di intendere la donna solo come mezzo di procreazione, senza sentimenti, diritti e volontà (ancora oggi ne abbiamo un chiaro esempio nella religione musulmana apertamente, ma anche, in maniere meno appariscente forse, nelle altre).

La serie è un crescendo mentale della protagonista che per sopravvivere e rivedere la figlia subisce di tutto e di più, insieme alle altre Ancelle.

Dico mentale perché, apparentemente niente può essere mostrato apertamente in questa serie da queste procreatrici. Pena punizioni crudeli e incredibili.

Se sei per esempio lesbica e quindi contro natura, ma sei in grado di procreare, subisci un’infibulazione, così che tu possa imparare a stare al tuo posto. Sennò sei dichiarata Nondonna e uccisa per impiccagione.

La cosa incredibile e che crea più rabbia e incredulità nello spettatore, oltre alla passività a cui sono costrette queste Ancelle, è che le stesse donne più fortunate di loro, le Zie e le Mogli dei comandanti, le tengono in questa schiavitù. Non solo, ma sfogano su di loro le frustrazioni dovute al fatto di dover dividere sessualmente il marito con un’altra donna e di non potere avere figli loro stesse.

E la rabbia dello spettatore viene aumentata di puntata in puntata proprio dal fatto che, nonostante tutto, queste povere Ancelle non riescono a fare altro che, al limite, suicidarsi, se ci riescono. Le vediamo subire in silenzio e senza apparente violenza, cose inimmaginabili. Per esempio: portano loro via i figli appena partoriti per darli alle mogli dei Comandanti, come se fossero solo incubatrici senza emozioni o altro.

Ma ovviamente, i Comandanti trovano anche il modo di crearsi delle vie di uscita dalle imposizioni rigide della religione di Stato: case di prostituzione non ufficiali, “uso improprio” delle Ancelle senza che la loro moglie lo sappia. E, cosa incredibile per me, anche se la moglie lo scoprisse, capiamo presto che sfogherebbe la sua rabbia sull’Ancella stessa, ovviamente. Perché in quel mondo l’uomo è sacro e neanche può essere considerato lui sterile, al posto della donna. Anche se tutti capiamo rapidamente, per esempio, che il Comandante di Offred è lui stesso sterile. Questo rende la cosa ancora più paradossale e terribile.

Il sesso tra Ancella e Comandante viene effettuato una volta al mese in presenza della Moglie stessa e seguendo rituali religiosi precisi. Questo teoricamente. Perché, come dicevo, in realtà questi Comandanti trovano il modo di “sfilarsi” dalle regole rigide.

E neanche nel finale della serie riusciamo a trovare sfogo alle pulsioni omicide che proviamo inevitabilmente verso gli schiavisti delle Ancelle, dato che la piccola ribellione di cui è protagonista Offred finisce con lei che viene portata via placidamente, come sempre in questa serie.

La trama è molto attuale, oltre che per le critiche alle religioni e al loro estremismo e per il tema trattato dell’inquinamento ambientale creato dall’uomo stesso, dal modo in cui tutti, all’inizio, accettano il colpo di Stato. Infatti il Governo americano viene eliminato in toto dai golpisti, che all’inizio danno la colpa ai terroristi e prendono il potere in nome della sicurezza dei cittadini.

Cominciano quindi a fare leggi sempre più restrittive a cui nessuno si ribella, sempre in nome della propria sicurezza per la quale si rinuncia volentieri alle libertà fondamentali. E, quando la cosa diventa eclatante, ormai il potere è saldamente in mano ai Comandanti di Gilead.

Ecco la vera e potente critica della serie: in nome della propria sicurezza un popolo deve lasciare le proprie libertà civili in mano a poche persone!

A voi la decisione. Quella della scrittrice e degli autori della serie è chiara: no, mai! Perché così si arriva a… Gilead.
 

 

Antonella Cella
“jackson1966”


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