Il male che abita nel bosco – 04

– Ti dico che c’era un cinghiale enorme, tutto nero, e stava guardando proprio me! – Stavamo tornando indietro, quasi correndo per la fretta e la paura. Eravamo già arrivati alla pozza dove ci eravamo fermati prima.
– Non è possibile Patroclo, l’hai solo immaginato, va bene? I cinghiali non sono neri in questa stagione, e non escono a quest’ora. Il mio babbo è cacciatore, lo so bene!
– Io ti dico quello che ho visto.
– Sì ma quando ci siamo girati non c’era più, e non si è sentito nemmeno un rumore. N0n poteva essere un cinghiale. L’hai immaginato.
– Era un cinghiale invece, era enorme, aveva gli occhi gialli ed era nero!
– Vuoi che torniamo indietro a cercare le sue impronte, così ti convinci?
– No, non sono mica scemo. Eppoi è quasi ora di pranzo, se non sono a casa entro mezz’ora mia mamma mi ammazza.
– Pensiamo alla scritta piuttosto, quella è opera del rapitore, per forza! E se fosse rivolta a noi?
– Non è possibile, sembrava che nessuno fosse entrato nel capanno da un mese!
– Non può essere una coincidenza Patroclo, la scritta diceva anche voi, e noi siamo in due.
– Non è possibile, no.
– E allora come faceva a saperlo?
– La scritta era più vecchia, di prima che Amina scomparisse!
– Anche se l’ha scritta prima deve essere del rapitore! È stato il bosco a prendere Amina… è stato lui!

Stavamo rientrando in paese, il sole a picco aveva convinto Primo a smettere di lavorare nel campo e già sentivo Ercole abbaiare. Quando arrivammo di fronte a casa mia nonna era alla finestra, come se mi stesse aspettando.

– Patroclo ma dove siete stati? Vieni in casa, su tesoro mio!
– Che è successo nonna? C’è la polizia?
– La polizia? No, o che dici? È tardi, il pranzo è quasi pronto!

Salutai in fretta e furia Giacomo e corsi in casa sospirando di sollievo. I miei genitori lavoravano entrambi in città e non sarebbero tornati fino al tardo pomeriggio, così avrei mangiato solo con mia nonna, in compagnia della televisione come sempre accesa. Trasmettevano una delle solite telenovela che lei guardava distrattamente. Sono convinto che se le avessi fatto una domanda sulla trama non avrebbe saputo dirmi neanche i nomi dei personaggi. Spesso le chiedevo di cambiare canale e mettevo su un cartone animato, o un programma che parlava di calcio, ma quel giorno non ero proprio in vena.

– Dove siete stati? – Mi chiese nonna mentre mi serviva un piatto di spaghetti al pomodoro e si sedeva accanto a me.
– Ho visto che venivate dal bosco, con Giacomo.
– Si Nonna, siamo stati al fiume a tirare i sassi nell’acqua della pozza.
– State attentini, mi raccomando, che l’acqua è traditrice.
– Non ti preoccupare nonna, ce n’è pochissima! Non piove da un sacco di tempo!
– Eh lo so, ma i sassi son sempre bagnati, potreste scivolare e sbattere la testa. Eppoi di là c’è il bosco, e il bosco può sempre essere pericoloso!
– Ce l’avete tutti col bosco, oggi, anche Primo stamani mi ha detto…

Non completai la frase. La telenovela era finita, lasciando spazio al TG. Che stava parlando di Amina.

…c’è una prima traccia sulla scomparsa della giovanissima Amina, della quale non si hanno tracce da cinque giorni. Un testimone giudicato attendibile ha detto di averla incontrata in un piccolo pub di Firenze, di avere parlato con lei e di averle offerto da bere. La ragazza era sola e sembrava in piena salute, ed avrebbe lasciato il locale da sola pochi minuti dopo. Sono in corso accertamenti per cercare di capire se possa essere ospite da qualche amica o da qualche persona conosciuta nel luogo…

– Ma allora la ritrovano! – Esclamai.
– Speriamo tesoro mio, sembrava una brava ragazza, le sarà presa una di quelle voglie che vengono a quell’età.

Il bosco non c’entrava nulla. Giacomo non c’entrava nulla. Aveva ragione mia nonna, era una di quelle fughe che quasi tutti progettano prima o poi di fare, ma che pochissimi per fortuna mettono in pratica.

Ma quella scritta nel capanno…

– Nonna, quando era vivo nonno era un cacciatore, vero?
– Sì. Tu non te lo ricordi perché eri piccino, ma era bravo, quando usciva sparava sempre poche cartucce e riportava ogni volta qualcosa da mangiare: una lepre, un po’ di uccellini, quache volta il capriolo…
– E il cinghiale?
– No, il cinghiale non lo cacciava. Da queste parti era proibito. Qualche volta lui e gli altri cacciatori andavano dall’altra parte, oltre il paese vicino.
– Proibito? Perché?
– Era proibito e basta. Erano altri tempi Patroclo mio, ora ognuno fa quello che gli pare senza pensare. Ora mangia la pasta, sennò si raffredda.

Proibito. Mangiai in silenzio, rimuginando sulle parole di mia nonna. Dovevo prenderle seriamente o erano un altro segno della sua vecchiaia? La parola proibito mi faceva venire in mente un passato remoto dove resisteva qualcosa di superiore alle leggi dell’uomo. Un cinghiale adorato come un dio dalla popolazione ignorante, che gli offriva in sacrificio ogni anno una giovane vergine per placare la sua ira e per garantirsi un altro anno prospero. La modernità l’aveva esiliato nelle profondità del bosco, ma non era riuscito ad ucciderlo definitivamente, e ora qualcuno l’aveva risvegliato, ed esigeva di nuovo il suo tributo di sangue.

Ma Amina non era certo vergine.

Guardavo decisamente troppi film.

 

CONTINUA…

 

Michele Borgogni


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capitolo 01

capitolo 02

capitolo 03

 

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