Fauda – recensione


 

Recensione di Nicola Furia

 

 
 
Fauda (caos) è una delle serie TV tra le più toste mai viste!
Una produzione israeliana del 2015, trasmessa in Italia il 2 dicembre 2016 da NETFLIX.
Ambientata in Palestina, segue le operazioni di una squadra dell’unità Mista’arvim, che è il nome dato alle componenti delle Forze di Difesa di Israele, i cui soldati sono specificamente addestrati per camuffarsi da arabi, al fine di catturare o uccidere i rivoltosi palestinesi. È una caccia serrata e spietata ai più efferati terroristi islamici, protetti dalla locale popolazione. La guerra è senza esclusione di colpi e il commando non si fa troppi scrupoli nell’ammazzare bombaroli, fiancheggiatori e anche innocenti che intralciano le operazioni, incrementando l’infinita spirale di sangue.
Pur essendo dalla parte degli israeliani, il serial non risparmia aspre critiche al modus operandi sbrigativo, cinico e cruento con cui i soldati (con licenza di uccidere) contrastano il terrorismo. Con i loro metodi infatti ottengono spesso l’effetto contrario, alimentando in tal modo l’odio della popolazione (che poi è proprio l’obiettivo su cui puntano i terroristi esaltati e sanguinari: alzare sempre di più il livello di scontro, nella speranza di un’utopica guerra totale medio-orientale).
Girato senza censure né ipocrisie, il serial offre uno spaccato incredibilmente reale dell’assurda quotidianità che si vive in quei territori martoriati. Lo spettatore non può non rimanere coinvolto e non chiedersi se esistano modi diversi per contrastare il fenomeno e sbrigliare una delle vicende più ingarbugliate della storia, limitando così la violenza che devasta le macerie dei quartieri in guerra.
Il politicamente scorretto regna sovrano, e le efferatezze, espresse da entrambe le parti in lotta, vengono mostrate senza velo e senza riserbo. Un mix frenetico di missioni sotto copertura pericolosissime, azioni violente, rapimenti, vendette, torture, attentati kamikaze, uccisioni feroci, scontri fisici e psicologici di tutti i generi.
Pur avendo vinto sei premi, in Israele il telefilm ha fatto molto discutere perché mette sullo stesso piano i personaggi arabi ed ebrei. A entrambi infatti viene accordato sullo schermo lo stesso tempo e lo stesso spazio per lo sviluppo delle storie che rimbalzano da un lato all’altro della barricata. Anche i dialoghi sono stati mantenuti nelle due lingue e infatti gran parte del serial è sottotitolato. Neanche a dirlo, anche da noi si sono scatenate le ire funeste dei benpensanti nutriti a Don Matteo e Montalbano. Malgrado ciò il prode Netflix si è accaparrato i diritti della seconda stagione attualmente in produzione (evviva!).
Considerazioni politiche a parte, il telefilm è veramente mozzafiato. La tensione ai massimi livelli. Se inizi a vederne uno, ti spari gli altri a nastro anche a costo di fare l’alba. Insomma, c’è da rimanere appiccicati alla poltrona e incollati allo schermo… quasi in apnea.


 

Recensione di Joe Oberhausen-Valdez

 

 
 
Si conferma quanto detto sopra — e non potrebbe essere diversamente —, ossia che si tratta di un’ottima serie televisiva, ben realizzata, recitata, e soprattutto confezionata allo scopo che io vi ho intravisto: non ci sono né buoni né cattivi, ma solo esseri umani che si odiano a morte, e che si scanneranno senza pietà sino a che una guerra risolutrice non annienterà completamente qualche popolo. Praticamente e in sintesi: non finirà mai.
Eppure qualche nota stonata, forse persino ridicola, la si coglie senza troppi sforzi, perché registi e produttori hanno calcato troppo la mano su presunti sentimentalismi e umanità di quegli uomini in guerra. E sì, quei bruti, quelle belve assetate di sangue e odio, quelle macchine da annientamento hanno emozioni e passioni; ridono pure, scherzano, persino piangono o provano sentimenti simili a qualsiasi altro impiegato del catasto.
La squadra di infiltrazione israeliana è descritta quasi come un’accozzaglia di dilettanti allo sbaraglio, con le loro noiose relazioni affettive travagliate e cornificazioni tra mogli, fidanzate e membri dello stesso gruppo; mentre gli arabi come mostruose creature lacrimose, con le loro musiche insopportabili di sottofondo che tediano non poco, e le due religioni che dominano e annichiliscono qualsiasi umanità, come ogni religione, generatrice di odio e inutili speranze, creando giusti e buoni da una parte, cattivi e malefici dall’altra.
Tutto è abominevole in quella guerra: dalle facce di quelle genti, alle loro lingue obbrobriose, che sembrano state create apposta per generare incomprensione e disprezzo (per fortuna che ci sono i sottotitoli nel film). E finiamola qui…
La serie tv è da vedere, sia perché crea suspense fin dall’inizio e attacca lo spettatore allo schermo coinvolgendolo teatralmente; sia perché non c’è quella netta distinzione manichea tra i contendenti in guerra. Alla fine delle puntate finalmente si può gridare: “ma continuate ad ammazzarvi tra di voi”.


 

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