Il piano Oltreatomio

– Non si può immaginare qualcosa che non si conosce. La nostra mente e la nostra fantasia sono legate alle nostre esperienze. Tutto ciò che noi pensiamo di aver creato dal nulla, che si tratti di miti, creature mostruose o luoghi d’incubo, non è altro che una rielaborazione di elementi a noi noti riassemblati e riadattati allo scopo. Pensate al minotauro. Il nome stesso indica che si tratta di nulla di più che di un toro antropomorfo, giusto? I draghi sono solo grosse lucertole che sputano fuoco. Gli angeli hanno ali piumate e rifulgono di luce propria. Crono divorò i propri figli per non essere soppiantato, ma si tratta di banale cannibalismo. Nulla di ciò che ho appena elencato presenta un singolo elemento che non sia presente in natura e che non sia direttamente osservabile con la semplice vista. –

Il professor Makei fece una breve pausa. La gola gli bruciava per il gran parlare, dato che era già la quarta conferenza che teneva sul piano oltreatomico, quel giorno. Bevve un sorso d’acqua e lanciò un’occhiata al pubblico in ombra; le facce non erano distinguibili nell’oscurità, ma ciononostante sentiva decine di paia d’occhi puntati su di lui. Proprio su di lui, che fino ad una settimana prima era stato considerato niente più che un ciarlatano!

Bistrattato, scacciato dall’università, chiamato pazzo, visionario, ciarlatano… ed ora teneva cinque o sei conferenze al giorno in tutto il mondo. Prima in Europa, poi in Russia, quindi in Cina e Giappone solo  tra martedì e venerdì. E ora, nel weekend, Stati Uniti. Gli americani erano stati sorprendentemente lenti a reagire alla faccenda e ad invitarlo… ma poi perché sorprendentemente, gli americani erano sempre lenti a reagire, quando si parlava di cose che essi consideravano al di fuori dell’american thought.

– Questa semplice regola, – ricominciò – ci fa comprendere come la nostra mente possa sopravvivere nel piano oltreatomico. Come teorizzato dallo scrittore H.P. Lovecraft e come affermato da molte religioni, la conoscenza di qualcosa di incomprensibile, di troppo grande per la nostra mente ci farebbe impazzire o, addirittura, ci ucciderebbe. Ma dato che il nostro cervello non è in grado di creare qualcosa di nuovo, quando si ritrova in quel limbo percettivo che è il piano oltreatomico ci salva proiettando immagini a noi note laddove ci sarebbe solamente pulviscolo onirico. –

Makei si interruppe, dato che una delle luci sulla sua console si era accesa. Era l’equivalente di una mano alzata e lui si rivolse al pubblico, senza guardare qualcuno in particolare.

– Mi dica pure. –

– Questo significa che anche i… gli oltreatomiani, se così si possono chiamare, ci vedono a questo modo. Non hanno quindi idea delle nostra fattezze. – disse una voce di donna.

– Non è così, signora. Le entità che abitano quel luogo non possiedono gli organi percettori cui noi siamo abituati e nemmeno sappiamo come possano effettivamente avvertire la realtà attorno a loro. Possiamo quindi presumere che loro sappiano esattamente cosa si trovano davanti e anzi, io sono convinto che loro vedano non tanto il nostro aspetto esteriore quanto una sorta di anima che, effettivamente, ci rappresenterebbe ancor meglio del nostro fisico, della parte atomica, concreta che ci compone. –

Un’altra luce si accese sulla console.

– Sta dicendo che possono leggerci il pensiero? – chiese un uomo senza attendere di essere interpellato.

– Niente di così banale. Non per errore ho usato la parola anima, perché io credo che ognuno di noi abbia un’impronta oltreatomica, un’aura, se preferite, assolutamente unica e caratteristica e, probabilmente, perfettamente riconoscibile ed identificabile dagli abitanti di quel luogo. Il problema del piano oltreatomico è che noi non possiamo effettivamente concepire un luogo in cui l’esistenza e la vita siano indipendenti dagli atomi e, dirò di più, nemmeno potremmo parlare di luogo, dato che si tratta di un piano della realtà coincidente con il nostro ma, allo stesso tempo, da noi irraggiungibile per mancanza di mezzi. –

Makei prese fiato. Stava per dare il colpo di grazia e durante le altre conferenze i risultati erano sempre stati piuttosto negativi. Non sapeva bene cosa aspettarsi dagli americani, data la loro tendenza a risolvere ogni cosa con la violenza.

– Ciò che ho teorizzato per anni e che i recenti avvenimenti sembrano confermare, in definitiva, è che ciò che noi chiamiamo sogni, o incubi, altro non sia che l’avvicinamento durante la fase del sonno a questo piano. Questo velo, questo confine può anche essere superato durante la fase cosciente del nostro cervello, ma solo in individui particolarmente predisposti a questa sensibilità. Ciò significherebbe che vampiri, licantropi, spettri e quant’altro sarebbero semplicemente la proiezione concreta della nostra mente sull’aspetto intraducibile di stralci del piano oltreatomico e, presumibilmente, dei suoi abitanti. –

Si sollevò un gran brusìo, ma in Cina le reazioni erano state ben più esplosive.

– Ci sta dicendo che questo posto è abitato da mostri? –

Makei si aspettava quella domanda.

– Niente affatto. Sto dicendo che la nostra mente, in mancanza di qualcosa cui appigliarsi, ha proiettato su qualcosa di sconosciuto, e quindi di per sé spaventoso, immagini che poi sono diventate mito nel tempo. Gli abitanti del piano oltreatomico non hanno un corpo fisico e quindi non posso semplicemente avere alcun tipo di fattezza. Siamo noi a conferirla loro, con la nostra fantasia. –

– Com’è possibile quello che è successo, allora? – urlò qualcuno nella baraonda generale.

Makei attese che il rumore scemasse un poco, prima di rispondere.

– Non possiamo sapere se questi… oltreatomiani, come li ha definiti la signora, siano ostili o no. Semplicemente è per noi impossibile comprendere il loro modo di ragionare. Non sappiamo nemmeno se comprendano il concetto di ostilità. Quel che possiamo immaginare è che in qualche modo, per noi inspiegabile, abbiamo trovato la maniera per sconfinare nel nostro piano della realtà. Se poi i danni che hanno fatto, la distruzione che hanno causato siano volute o meno… per ora non possiamo saperlo. Esseri che non sono composti di materia possono comprenderne il valore, quando la incontrano? O per loro è qualcosa di spaventoso e la loro è stata una reazione impaurita? Si sono effettivamente resi conto di ciò che hanno fatto, o si tratta solamente di un effetto collaterale di cui non si sono minimamente accorti? Fatto sta che non abbiamo mezzi per combatterli perché, dal nostro punto di vista, loro semplicemente non esistono. –

 

La ragione per cui Makei e la sua ristretta cerchia di sostenitori, tra cui c’erano fisici, chimici ed altri scienziati considerati “pària”, erano considerati pazzi non erano solamente le teorie assurde riguardanti l’esistenza di un piano oltreatomico, ma il loro impegno nel costruire una macchina per il contatto tra le due realtà: quella dell’atomo, formata di corpi concreti, e quella oltre ad esso, un vuoto ricolmo di ciò che avevano definito pulviscolo onirico.

Come nei peggiori film di fantascienza, la macchina non era altro che un computer dall’aspetto vagamente alieno con annesso un casco simile ai visori per la realtà virtuale, che permetteva a chi lo indossava di trasferire la propria anima, o aura per i meno credenti, nel piano oltreatomico. Sempre come i peggiori film di fantascienza, una volta dentro era importante ricordarsi che sì, si poteva essere scollegati in qualsiasi momento, ma era anche possibile lasciarci le penne. Questo non era mai avvenuto, ma Makei e soci erano piuttosto certi che ciò potesse accadere, anche se non sapevano esattamente come.

Le Nazioni Unite, ad ogni modo, avevano deciso di inviare alcuni diplomatici scelti con estrema cura nel mondo onirico, in modo da cercare perlomeno di comprendere le intenzioni dei suoi abitanti. Era consigliabile, nell’eventualità, parlamentare con loro, ma non sapevano esattamente come ciò avrebbe potuto essere possibile.

Così sei diplomatici erano stati, con loro somma felicità, selezionati per una missione potenzialmente mortale in un mondo che non era il loro, e una settimana esatta dopo il grave incidente alla centrale nucleare di Flamanville si erano trovati nel laboratorio di Makei. Lì, una volta collegati alla macchina, erano stati edotti su quel poco che gli scienziati presumevano, il che non significava lo sapessero con certezza, e la loro missione era cominciata.

 

La fantasia di ognuno di noi è, seppur comune a tutti gli uomini del creato, estremamente soggettiva a seconda di origini, esperienze e conoscenze. Questa fu la prima cosa che i sei notarono non appena giunti nel piano oltreatomico.

Una steppa sterminata, un oceano grigio ed immobile, una foresta silenziosa, un deserto rifulgente di luce bianca, una caverna oscura, un sentiero stretto tra alte rupi. Immagini completamente differenti di luoghi lontanissimi tra loro, eppure lo stesso punto in cui si trovavano tutti. Potevano vedersi tra loro, esattamente come la loro mente li aveva memorizzati nel mondo atomico, tanto che presentavano qualche piccola differenza estetica. Nel complesso, però, avevano conservato agli occhi degli altri le loro fattezze. Il secondo diplomatico, la cui mente aveva tradotto il pulviscolo onirico come un oceano grigio, sprofondò immediatamente nell’acqua e i suoi compagni ebbero la bizzarra sensazione di vederlo affondare nella sabbia, nella roccia o nell’erba.

Ancora confusi per ciò che stava accadendo, notarono una figura avvicinarsi loro. Un cosacco, un marinaio su di una barca, un guardiacaccia, un beduino, un vecchio con una lanterna, un alpino.

– Salve, – disse loro l’entità attraverso i suoi sei volti, – vi stavo aspettando. –

– Chi sei? – chiese uno dei diplomatici.

– Io sono il rappresentante di questo universo. So molte cose di voi, esseri di materia, e quindi sappiate fin d’ora che non ho un nome col quale possiate identificarmi. Per me il concetto di singolare e plurale che voi possedete era oscuro fino a poco tempo fa, poiché io sono l’insieme di tutte le aure esistenti su questo piano della realtà. Quando ho scoperto l’esistenza del vostro universo, sono stato costretto a concepire il concetto di pluralità, cosa sinora sconosciutami. L’idea stessa di tempo non mi era chiara, sino a che non ho visto che nulla, nel vostro piano della realtà, è duraturo. Il che vi ha ovviamente costretti a creare una misurazione della lunghezza della vita delle cose. –

Uno dei diplomatici, inquietato da quel discorso, si passò le mani sul volto.

– L’insieme di tutte la aure? Quindi non sei un individuo unico. –

– In realtà lo sono, ma dal vostro punto di vista potrebbe essere più esatto dire che io sono composto del numero totale delle essenze che permeano la mia realtà. Voi chiamate ciò di cui sono composto pulviscolo onirico, un termine interessante, ma decisamente distante dalla verità. Ciononostante, comprendo la vostra confusione, poiché inizialmente è stato problematico anche per me capire come potesse, ognuno di voi, essere una creatura con dei confini, a sé stante, slegata dalle altre. –

Seguirono alcuni istanti di silenzio. I diplomatici non erano psicologicamente pronti ad affrontare ciò a cui si trovavano davanti, ma ciononostante avevano domande da porre e l’imitazione della realtà che conoscevano, tutta intorno a loro, permetteva alla mente di non impazzire.

– Se noi ti vediamo come una proiezione della nostra fantasia, – azzardò uno di loro – come ci vedi, tu? –

– I miei sensi non sono paragonabili ai vostri. La mia percezione della realtà si basa su quella che voi potreste chiamare aura, anima o energia vitale, come preferite. –

– Sai molte cose su di noi. –

– La mia capacità di osservazione non è sottomessa, come la vostra, a limiti spaziali e temporali, né ad ostacoli fisici. Io sono in grado di vedere ogni cosa in ogni dove nella sua totalità. Ma so già che questo a voi potrebbe suonare come divino e voglio subito dirvi che non è così. Nel mio universo ci sono regole che devo rispettare e non ho creato io la vostra realtà. Abbiamo sempre convissuto l’uno a fianco dell’altro, incapaci di scorgerci a vicenda. –

La domanda più pressante non era ancora stata fatta e uno dei diplomatici si fece coraggio e la pose, non sapendo che reazione attendersi.

– Sei stato tu a causare l’esplosione della centrale nucleare? –

– Sì, – rispose l’essere senza esitazioni – si è trattato di una reazione degli atomi presenti in quel tratto di universo quando, per la prima volta, ho attraversato il confine tra le due realtà. La mia essenza ha come occupato uno spazio tra la materia e questo ha scatenato quella reazione che voi chiamate “spaccare l’atomo”. –

– Ne sei uscito illeso, nonostante la violenza di un’esplosione atomica. –

– Nulla che sia materia può distruggermi. La realtà stessa, una volta che il passaggio è stato completato, si è riassestata, in quanto io non occupo effettivamente spazio fisico. Ora so che non è conveniente per voi che io mi sposti all’interno dei confini del vostro mondo. –

– Quali sono le tue intenzioni nei nostri confronti? –

Mentre parlavano le immagini proiettate dalle menti dei sei diplomatici erano lentamente mutate, adattandosi all’ideale che ognuno di loro si stava immaginando dopo le rivelazione della “creatura”, ed alla fine si assomigliavano molto tra di loro, non potendo fare a meno di associare immagini religiose a quel peculiare abitante del piano oltreatomico. Lui stesso aveva immediatamente ammesso di non essere Dio e di non aver creato il loro universo ma, ciononostante, aveva sicuramente delle proprietà che, dal punto di vista umano, erano divine.

– Non ho alcuno scopo. Ho scoperto la vostra esistenza per puro caso, quando una delle vostre aure è stata proiettata nella mia realtà. –

I sei diplomatici pensarono immediatamente a Makei. Erano quindi stati i suoi studi ad attirare su di loro l’attenzione dell’essere.

– Sì, è esatto. Vedo dalla vostra essenza che avete pensato a quella particolare aura, proprio quella di cui stavo parlando. Ho visto il vostro universo. Non mi piace. La materia è caotica, la vita una cosa breve e insensata, le vostre stesse stelle sono mortali, come direste voi. L’universo atomico mi pare un esperimento fallito. –

Il terrore scese nei cuori dei sei diplomatici e l’aspetto inizialmente angelico che avevano conferito alla creatura divenne di colpo luciferino, diabolico.

– Vuoi distruggerci? – chiese con voce strozzata una diplomatica.

– No. Voglio darvi la possibilità di passare da questa parte. Se non lo vorrete, non cambierà alcunché. La mia esistenza è soddisfacente qua dove sto, non ho alcun interesse ad invadere il vostro caotico universo atomico. Ma sono disposto a salvarvi da quella che a me sembra un’esistenza misera ed inconcepibile. Prenderò le aure di coloro che vorranno seguirmi e le porterò nella mia realtà. –

Il sogno, se così poteva essere chiamato, si interruppe di colpo e i sei diplomatici si trovarono nuovamente nel laboratorio di Makei, non solo con il corpo ma anche con la coscienza. Riferirono tutto ciò che avevano scoperto, ma c’era poco che potessero fare, se non prepararsi a scoprire come l’abitante del piano oltreatomico si sarebbe palesato nella loro realtà.

 

Accadde tre giorni dopo. Qualcuno vide una grande luce nel cielo, qualcuno un uomo dai capelli candidi emergere dal mare, altri udirono una voce nel vento, ma il messaggio era lo stesso: unitevi a me. L’essere offrì agli esseri umani, e solo a loro, la possibilità di abbandonare i propri corpi fisici e di unirsi a lui nell’esistenza unica e collettiva dell’universo oltreatomico, dove solo lo spirito, o almeno ciò che poteva essere inteso come tale, poteva esistere.

Questo, ovviamente, scatenò il caos. Si parlò dell’Assunzione, e qualcuno disse che l’essere altro non era che Legione, si citarono alieni ed innumerevoli romanzi fantastici che davano adito, anche se con intenzioni per l’appunto fantasiose, alla possibilità dell’esistenza di differenti piani della realtà. Insomma, com’era logico che fosse, il mondo si spaccò in più fazioni rispetto alla proposta. C’erano ovviamente molti entusiasti, gli stessi che avrebbero abbracciato l’arrivo di un’astronave aliena o avrebbero seguito un guru che prometteva la felicità, ma la maggior parte delle persone erano spaventate dall’ignoto e dal cambiamento.

Accadde, così, che alcune decine di migliaia di individui su oltre sette miliardi accettarono la proposta e ci fu una sorta di Assunzione, ma senza vestiti vuoti sparpagliati qua e là. Nello stesso istante, tutte quelle persone morirono di colpo, crollando a terra, e si presume che le loro anime siano migrate nell’universo oltreatomico. Per noi, che siamo rimasti qui, è difficile sapere cosa sia accaduto esattamente. Da allora, infatti, non se n’è mai più sentito parlare.
 

Pietro Giovani

 


 

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