Taboo – recensione

Una secchiata di sentimenti per la nuova serie tv Taboo, ha provato a recensirla il nostro defeale.


 

Tom Hardy pieno di tatuaggi tribali africani ritornato dal regno dei morti sfida la corona inglese a suon di “hm”, verso gutturale che ci accompagnerà per tutte e le otto puntate di questa prima serie.

Per chi se lo chieda: no, non c’entrano un cavolo gli zombie… finalmente una serie bella!
Taboo è ambientata nell’Inghilterra di fine 1700, un mondo pieno di fango, colera, ratti ben vestiti, persone esteticamente discutibili, altezzosi travestiti, prostitute brutte e malattie dermatologiche che non risparmiano neanche la fascia altissima della società.  Una serie abbellita con leggeri richiami steampunk, oserei dire, soprattutto per alcuni particolari nel vestiario o dei cappelli indossati dai suoi abitanti più giovani.
Ma se vi aspettate una serie steampunk, anche qui avete toppato.

Pensare che Tom Hardy, oltre ad essere il produttore esecutivo con la sua Hardy Pictures, ha anche messo mano alla sceneggiatura.

“Sono figo e mi faccio le serie tv che calzano al mio modo di recitare, come una scarpetta a Cenerentola prima del gran ballo.”. Lui può e ne siamo tutti invidiosi.

Ovviamente non bastano delle inquadrature in primissimo piano sul suo volto o la fotografia dark a fare una serie, serve anche una storia che attiri.

Così il caro Tom decide di impersonare per noi James Keziah Delaney, un avventuriero che ha visto e fatto cose “che voi umani non potreste neanche immaginare”. Fortunatamente per noi, viene collocato in un mondo intrigante e pieno di colpi di scena.

Figlio di un nobile inglese, James è stato costretto da giovane ad “arruolarsi” nella Compagnia delle Indie Orientali da un padre quasi del tutto pazzo per “togliersi dai piedi”. Nessuno si aspetterebbe mai il suo ritorno e, come in tutte le fiabe a lieto fine che si rispettino, diventerà un tenebroso adulto incazzato grondante vendetta.

La fusione tra la misteriosa cultura delle tribù africane, piene zeppe di rituali magici in perfetta sintonia con il regno degli spiriti, incontra una società nella quale la scienza elemosina alla porta di palazzo per progredire.

Un po’ come l’Italia da cent’anni a questa parte.

Ma il vero protagonista di questa serie è il fango, presente in ogni inquadratura, dalla più piccola goccia alle distese più totali. Se poi lo fondiamo al ciarpame più disparato, otteniamo l’arredamento di casa Delaney.

Stranamente si nota sin da subito la mancanza di un bella lotta sudicia, che avrebbe reso quel 100% di eco sostenibilità al tutto. Per compensare, vediamo arrivare una strategica dose di sbudellamenti in perfetto stile macelleria di paese che ci regalano attimi di gioia.

Ma, alla fin fine, è bella o no questa serie ?

Potrei inventarmi un giudizio basato sul più comune metro di valutazione a stelline, ma io lo odio dal profondo. Non capisco perché devo basare la mia fiducia su fantomatici astri di merda.

Posso invece dirvi che la serie è bella come una secchiata di fango denso sul red carpet hollywoodiano mentre sfilano delle siringhe di botulino con le gambe.

Quasi quasi me la guardo da capo.

 

ps
Mentre stavo editando quest’articolo ho trovato una foto di Hardy nudo … (QUI)
Ho riso.

 

Alessandro De Felice
(defeale)


 

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