Fuori, il Nulla

«Jim.»

«Dimmi.»

«La pendola.»

«Cosa?»

«Quella dannata pendola! Mi farà diventare matto!»

«Diventa matto, allora. Sai bene che non possiamo farci nulla.»

«Non abbiamo ancora provato tutto.»

«Abbiamo provato a fermare le lancette. A spaccarla. A bruciarla. A buttarla fuori dalla finestra. Nulla è servito.»

«Qualcosa ci verrà in mente. Quel suono mi fa impazzire.»

«Fai come me: non pensarci. Ignoralo. Dopo un po’ smetterai di sentirlo.»

«Invidio la tua capacità di astrarti. Io non riesco proprio a fare finta che non ci sia. Quel suono regolare, martellante, me lo sento nel cervello.»

«Significa che almeno un cervello lo hai.»

«Divertente. Certo, magari nel frattempo qualcosa è cambiato.»

«Controllo. Ma è come per la pendola, lo sai.»

«Tentar non nuoce.»

«Pur di non alzare il culo dal divano, rinunceresti a sapere se il mondo è tornato.»

«Forse a dover tornare siamo noi, non il mondo.»

«Come fai a saperlo?»

«Non lo so.»

«Abbiamo fatto qualcosa per trovarci in questa situazione?»

«Abbiamo giocato molto a Castlevania.»

«Sono abbastanza certo che l’achievment “gioca trecento ore e finirai in un’altra dimensione” non esista. Ad ogni modo, sempre uguale. Bianco. Tutto bianco, in ogni direzione.»

«Il pane c’è ancora?»

«No.»

«Bisognerebbe controllare se…»

«Alt! Ora hai rotto. Vai tu a controllare.»

«Va bene. Va bene. Come sei scorbutico.»

«Non vedo, comunque, perchè per il pane dovrebbe fare differenza. La pendola, se la lanci fuori o la fai a pezzi, torna. Sempre.»

«Se è per questo, io non vedo perchè un single di quarant’anni che passa le giornate sui videogame debba avere una pendola dell’ottecento in salotto.»

«Te l’ho detto, non è mia. Questa era la casa di mia nonna.»

«Potevi buttarla o darla ad un robivecchi, che so. Sai quanto retrogaming ti ci compravi, con quei soldi? Ora non avremmo solo dodici titoli con cui giocare. Ah, ad ogni modo il pane è tornato.»

«Lo immaginavo. Quanti giorni saranno, ormai?»

«Impossibile dirlo. L’unico orologio funzionante, qua dentro, è la pendola. E segna sempre e comunque le tre del pomeriggio. E ogni ora batte le tre.»

«Io non riesco a capire cosa sia questa roba. Proprio non ci arrivo. Tu ti sarai ben fatto un’idea.»

«Oh, certo, ma una più assurda dell’altra. Se siamo arrivati ad affrontare così la faccenda, con rassegnata indifferenza, significa che siamo qua da più di quanto pensassimo.»

«Non dovremmo morire? Che ne so, di fame? Non dovremmo invecchiare?»

«Se vuoi possiamo fare un esperimento. Ti rompo la testa e vediamo se muori.»

«Tra un po’ l’idea non mi sembrerà più così folle. Ma il dubbio viene. Il cibo finirà, prima o poi.»

«Non so. E se tornasse, una volta digerito? Ha un suo perchè.»

«Mi stai dicendo che quello che mangiamo è la nostra stessa merda ricomposta da questo… questa… cosa?»

«Non l’avevo mai vista sotto questa prospettiva. Grazie tante.»

«Non c’è di che. Comunque, quali sarebbero queste idee che ti sei fatto?»

«Oh. Be’, potrebbe essere un’altra dimensione. O potremmo essere sospesi tra due dimensioni. O potrebbe essere un limbo, che so io, una fase di transizione tra la vita e la morte. Magari ho lasciato il gas aperto quando abbiamo fatto i pop-corn e la casa è saltata in aria, ma noi non lo sappiamo. Oppure questo è effettivamente l’aldilà.»

«L’aldilà è casa tua, in tua compagnia, circondati dal nulla? Per sempre? Fantastico! Alla faccia di tutte le religioni mai inventate! A questo punto preferisco la dimensione alternativa.»

«Non so se sarebbe meglio…»

«E perchè mai?»

«Perchè, essendo una dimensione differente, dovrebbe avere regole differenti, che non conosciamo e non siamo nemmeno in grado di concepire. Oppure, come in “The Mist”, potrebbe essere abitata da creature mostruose ed ostili.»

«Parli di quel film con la nebbia e la gente ammassata nel supermercato?»

«Proprio quello.»

«In effetti, tutto bianco lo era. Ma non credo che sia scientificamente attendibile.»

«Direi proprio di no.»

«Forse dovremmo provare di nuovo ad avventurarci là fuori.»

«Sai già come finirà.»

«Hai qualcosa di meglio da fare? Possiamo sempre finire Castlevania… di nuovo.»

«Dico solo che è uno spreco di tempo.»

«Ehi, Jim, qui il tempo è l’unica cosa che abbiamo in abbondanza.»

«D’accordo, andiamo. Fammi mettere da parte qualche provvista, un paio di coperte, un…»

«Jim, Jim! Andiamo là fuori e basta. Succeda quel che deve succedere.»

«Va bene, va bene. Andiamo, dai. Comunque non mi piace, è tutto troppo bianco.»

«Almeno non è freddo.»

«O rovente. Ad ogni modo, stare qua fuori mi fa paura. Possibile che non si veda niente, quale che sia la direzione?»

«Lo so. Ma se ci pensi, su cosa stiamo camminando?»

«Sul… terreno?»

«Che è bianco, privo di profondità, segni distinguibili o altro. Semplicemente, è un piano corrispondente a dove poggia la casa. Tutto uguale, tutto alla stessa altezza e perfettamente fuso con l’orizzonte e il cielo.»

«La mia teoria della dimensione alternativa avrebbe un senso, così.»

«Anche quella del limbo. Perchè mai una dimensione dovrebbe essere interamente… un cazzo di niente tutto bianco? Non ha senso.»

«Perchè no? Alla fin fine, potrebbero esistere infinite dimensioni, con infinite variabili.»

«E noi siamo stati così sfigati da capitare in questa.»

«Eh…»

«Era quasi meglio finire in qualche posto ostile o mondo preistorico o, ancora meglio, in un mondo senza ossigeno. Qualche minuto di asfissia, problema risolto.»

«La mia offerta di spaccarti la testa rimane valida.»

«Prima o poi proveremo, ma mi sto convincendo che sarebbe del tutto inutile.»

«Torneresti anche tu, come uno zombie?»

«Non come un morto, o non morto o che so io. Semplicemente tornerei io. Come la pendola, come il pane. È come se nulla, in questo posto, potesse mutare.»

«Ma noi mutiamo. Nel senso, noi facciamo cose diverse. Ci spostiamo, parliamo, formuliamo idee. Perfino quando giochiamo ai videogame, non lo facciamo in maniera perfettamente identica.»

«Lo so, ma non sono mica uno scienziato. Cosa vuoi che ne sappia. Però, tolto questo, a me pare che sia proprio così: qui nulla cambia.»

«Potremmo essere veramente immortali.»

«Con solo dodici videogiochi in casa e una scatola di monopoli.»

«Già.»

«Altro che limbo. Questo dev’essere l’inferno.»

«Guarda là.»

«La vedo.»

«Come volevasi dimostrare.»

«Valeva comunque fare un tentativo.»

«Sì, di nuovo quella casa. Quella stramaledetta casa. In qualsiasi direzione andiamo, girando a casaccio o andando dritti, finiamo sempre qua. Com’è possibile?»

«Dev’essere come il pianetino di Dragonball.»

«Cosa?»

«Ma sì, il pianetino nell’aldilà, dove ci sono la scimmia e il tappo che gli fa da maestro di arti marziali. Il pianeta è così piccolo che se ne fa il giro in pochi istanti.»

«Tu mi stai dicendo che pensi questo non sia un piano, ma una sfera.»

«Almeno spiegherebbe perchè giriamo sempre in tondo.»

«Ma perchè non riusciamo a distinguerla da tutto il resto?»

«Non ne ho idea. Su, vieni dentro. Ci facciamo un panino.»

«Non ho fame.»

«Ti verrà. Tanto lo preparo. Che ora s’è fatta?»

«Mi prendi in giro?»

«No. Anche se la pendola gira sempre sulla stessa ora, possiamo presumere che sessanta minuti durino ancora sessanta minuti. Quindi è come un orologio normale, ma… vabbé, hai capito.»

«Sì. Le tre meno cinque.»

«Libri non ne hai, eh?»

«Ho qualche rivisita.»

«A sapere che avremmo dovuto trascorrere l’età qua dentro, ci saremmo organizzati un po’ meglio.»

«Ho il domino, se vuoi.»

«Questo è interessante. Un hobby che mi fa schifo ma che richiede pazienza e tempo, due cose che ho improvvisamente in abbondanza.»

«Fortunello.»

«Ketchup o mostarda?»

«Entrambi.»

«Sei disgustoso.»

«Ah, la pendola suona. Che musica celestiale.»

«Senti, io n…

 

«Jim.»

«Dimmi.»

«La pendola.»

«Cosa?»

«Quella dannata pendola! Mi farà diventare matto!»

 

Pietro Giovani

 


 

 

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