Dead 7 – recensione

Per Recensioni Cinematografiche, oggi la vittima del nostro cinofilo Michele Borgogni è “Dead 7”


 

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Questa sarà una recensione parecchio difficile, lo so. Già di per sé i film di zombie sono per la maggior parte dei guilty pleasure, destinati quasi esclusivamente ad un pubblico di nicchia di appassionati che se li guarderebbe tutti, ma visto che il morto vivente in qualche modo continua a tirare, le case cinematografiche più pezzenti hanno cominciato a puntare sulla sottonicchia della nicchia. Tipo i film di zombie per i fan di Danny Trejo, i film di zombie per i fan di squali e così via.

 

Bene, Dead 7 è un film di zombie per gli appassionati delle boyband anni 90.

 

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Io faccio veramente fatica a pensare che esistano nostalgici delle boyband anni 90 che oggi siano pazzi per gli zombie, ma evidentemente una nicchia di mercato CI DEVE essere, altrimenti non c’è spiegazione.

Se siete curiosi, il cast è formato da:

 

BACKSTREET BOYS:

Nick Carter, AJ McLean e Howie Dorough

 

NSYNC

Joey Fatone e Chris Kirkpatrick

 

98 DEGREES

Jeff Timmons

 

O-TOWN

Erik-Michael Estrada, Jacob Underwood, Trevor Penick e Dan Miller.

Poi c’è Carrie Keagan che è una personalità televisiva americana, Chloe Rose Lattanzi che è una cantante pop, la moglie di Nick Carter e infine Debra Wilson che è (INCREDIBILE!) un’attrice vera, nonché doppiatrice ed imitatrice comica. E apparizioni di membri di Everclear, All-4-One e No Authority.

 

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E non finisce mica qui, perché Dead 7 è stato anche SCRITTO PERSONALMENTE da Nick Carter, che ha dichiarato che da anni vorrebbe fare cinema (anche perché probabilmente le ragazzine non lo cacano più) e che tiene davvero a questa storia. Ora voi immaginerete chissà quale trama e che sceneggiatura personalissima… No, è I Magnifici 7 con gli zombie. In un futuro non troppo lontano i morti hanno provocato la fine della civiltà come la conosciamo e l’umanità è tornata ad una specie di far west. Una supercattiva sacerdotessa voodoo dall’evocativo nome Apocalypta (Debra Wilson) sta radunando un esercito di zombie, e sette (più o meno) avventurieri sono reclutati per fermarla. E’ veramente tutto qui. Chi volete ci sia dietro a tutto questo? Bravi, l’Asylum. E chi se no?

Il film alterna momenti di una banalità sconcertanti a momenti ai quali si fa fatica a credere, tipo un personaggio che dice all’altro “non ci prenderanno mai!” e poi viene preso esattamente 8 secondi dopo, o uno dei cattivi che urla “non lasciateli scappare” e i suoi compagni che si fermano letteralmente accanto alla porta lasciando scappare i buoni, guidati nell’occasione da Whiskey Joe.

 

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Già, uno dei personaggi (Joey Fatone degli NSYNC) si chiama Whiskey Joe, ed è ovviamente un alcoolizzato pistolero che ridacchia, barcolla e borbotta cose incomprensibili. E c’è anche una specie di samurai interpretato da Erik Michael Estrada. Il cast (che con uno sforzo potremmo definire di all-star) offre come ovvio prestazioni al limite del ridicolo, con Nick Carter che non la prende sul ridere nemmeno per un secondo e interpreta il suo ruolo da protagonista-pistolero con una serietà per la quale non so se ammirarlo o prenderlo per il culo. Di Fatone e Estrada abbiamo detto, ma devo segnalare almeno anche A.J. McLean che interpreta il braccio destro di Apocalypta Johnny Vermillion, evidentemente gasandosi un casino a regalarci la sua personale re-interpretazione del Joker. Sopra le righe in maniera debordante, ma oh, è l’unico ad avermi davvero divertito.

 

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Ci sono altre cose da dire. Tipo che per non si sa bene quale motivo la moneta (concetto comunque che sfugge a qualcuno dei protagonisti) di questa nuova america distopica insidiata dagli zombie non è più il dollaro. No. Sono i denti. Insieme ai personaggi vestiti in puro stile far-west ne convivono altri che si vestono in maniera normale, così a caso. La supercattiva a un certo punto lecca il sangue dalla bocca di uno zombie, facendoci venire qualche dubbio sul suo rispetto delle norme igieniche. E soprattutto NESSUNO CANTA. Niente coreografia su Backstreet’s Back, mi dispiace.

 

Michele “boyband” Borgogni

 


 

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