Cannibal Corpse – recensione

di Michele Borgogni


13063412_10209052464257132_5483827166444129630_oDopo l’epidemia zombie, il mondo sta faticosamente tentanto di ritrovare una parvenza d’ordine, ma  il caos è difficile da debellare… L’America è divisa: a ovest del Mississipi si estendono le letali Deadlands, dove i vermi della resurrezione continuano a cadere dal cielo e l’uso dell’atomica ha creato mostri, mutanti, bizzarrie incontrollabili. In questo ambiente si muove John Slaughter, motociclista, fuorilegge ed assassino, che suo malgrado è dovuto scendere a patti con la legge, ha riunito la sua vecchia squadra ed è partito, con la missione di liberare una biologa tenuta ostaggio da una banda di terroristi in una vecchia fortezza dell’esercito.

 

Cannibal Corpse è un b (anzi: z) movie su carta, un susseguirsi di corse in moto, sparatorie, personaggi impresentabili, situazione assurde, frenesia, adrenalina, sangue, sesso, frattaglie, deformità assortite in un mondo senza speranza se non quella di vivere la propria vita come se ogni giorno fosse l’ultimo. E’ un romanzo urticante, sboccato, che secerne putrescenza da ogni suo capitolo. Un romanzo dove non esistono buoni e se si fa il tifo per il protagonista è solo perché se ne frega di tutto ma ancora rispetta la famiglia e gli amici, e perché ha il coraggio di andare avanti, mangiare, bere, scopare, addirittura sorridere. Non ai suoi nemici, a loro è riservata una pallottola… o peggio. Cannibal Corpse è un romanzo che faccio fatica a definire ben scritto, il linguaggio usato è a volte troppo marcatamente pulp, vuole scioccare per il gusto di farlo, schifare il lettore, a volte risulta un po’ pesante ma… che vi devo dire? Funziona. Non piacerà agli accademici della Crusca ed ai tanti perfettini che hanno visto tre puntate di The Walking Dead e si dichiarano fan degli zombie. Cannibal Corpse è uno schifo repellente, ma ha più idee in 270 pagine che una serie tv che non sto più a nominare in 75 episodi. Qualche idee è buttata lì a casaccio, alcune funzionano, altre sono descritte male ma almeno ci sono. Segno che quella di Tim Curran è una mente fervida, funzionale, macabra, originale, la mente di uno scrittore. Malata? Certo, anche malata. Ma ci piace così, no?

 

Cannibal Corpse è il primo (a quanto ne so) dei suoi moltissimi romanzi ad essere tradotto in Italia. Un applauso alla Dunwich Edizioni che ha scelto un titolo ed un autore non facile, e speriamo di vedere altre opere come queste nelle librerie!

 

Michele “I’m back” Borgogni

 


 

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