Inmortua Gens – recensione

Igor Zanchelli


 

inmSinossi

120 d.c. la gloriosa Nona Legione Romana è in Caledonia, per proteggere gli operai  che stanno edificando il Vallo di Adriano. I legionari sono anche impegnati a individuare e sconfiggere un’armata di selvaggi dai comportamenti estremamente insoliti e quando finalmente li individuano vengono pressoché annientati da quelli che sembrano zombi ante-litteram.

2015 un’epidemia improvvisa di Zombie sconvolge la Terra, è così vasta che perfino la stessa razza umana è in pericolo. Gruppi di sopravvissuti si nascondono nelle città e per un po’ sembrano poter resistere agli infetti. Poi però,  si combattono tra loro perfino nel pericolo di essere annientati come razza. Le bande di sopravvissuti si fanno guerra, i gruppi più forti tendono a sottomettere quelli inferiori prendendo le donne più giovani e belle che vengono usate a scopi esclusivamente ricreativi e riproduttivi. Gli uomini più validi dei sopravvissuti soggiogati sono costretti a difendere i membri dei gruppi più forti, avendo diritto di vita e di morte sulle loro esistenze.

Il protagonista tiene un diario delle vicende in cui annota la sua disperata fuga attraverso il continente europeo, ormai distrutto e saccheggiato, verso la lontana Gran Bretagna, isola che appare come una terra promessa, libera dal flagello zombi.

Quando arriverà nell’isola scoprirà quanto accaduto alla Nona Legione di Roma e sopratutto scoprirà la terribile verità sugli zombi, sul vero perché della loro esistenza, e sull’evoluzione dell’essere umano. Verità e conoscenze che descriverà con dovizia di particolari nel suo diario per lasciarle ai posteri, se ce ne saranno.

In questo romanzo si spiega per la prima volta tutta la verità sull’eziopatogenesi del fenomeno zombi.

Una verità scomoda, non antropocentrica che non poteva esser raccontata se non sotto forma di narrativa a cui il lettore, se spaventato dalla rivelazione, può anche non credere.

Formato: Formato Kindle. costo: EUR 4,99. ASIN: B01BFSOPSI


 

Recensione

 

Due diversi personaggi, differenti per storia, cultura, credo ed esperienze. Due personaggi che vivono in epoche differenti, separati da duemila anni di storia, che dipingono un quadro impressionista.

Uno è un centurione romano, veterano di guerra, di stanza in Inghilterra al tempo dell’edificazione del Vallo di Adriano; l’altro un normale uomo del 2015. Tutti e due hanno a che fare con gli zombi, entrambi reagiscono e combattono a loro modo i morti viventi; tutti e due cercano una spiegazione. Spiegazione che è il risultato della cultura del tempo in cui vivono.

Il centurione la vede in maniera mistica e soprannaturale, citando questo o quel dio, l’altro invece, cerca una spiegazione basandosi sulla scienza e sul raziocinio. Tuttavia i due personaggi hanno un elemento comune, la sopravvivenza: combattono e si ingegnano per essa.

Il romanzo è diviso un due parti, la prima storica che racconta, e tenta di spiegarne la misteriosa sparizione, della IX Legione Romana impiegata in Caledonia a protezione delle persone che stanno edificando il famosissimo vallo.

Questa parte è a mio avviso veramente bella, scritta in maniera eccellente. Frasi brevi, termini volutamente perentori, ti catapultano all’interno del racconto, dandoti la sensazione di essere lì con i legionari ad ascoltare il discorso di incitamento del Primus Pilum, provando i loro dubbi e le loro paure.

Gli zombi ci sono, se ne avverte la presenza, ma non si rendono mai espliciti se non nella battaglia finale. Questa prima parte ci presenta la terminologia che verrà usata in seguito e ci farà conoscere i luoghi dove, nella seconda parte, il nostro protagonista arriverà. Questa parte, seppure veramente intensa, è a mio avviso troppo lunga, e verso la fine assume una propria forte identità, sfuggendo all’intenzione dell’autore, diventando l’embrione per un altro racconto.

La seconda parte assume la forma del diario; il protagonista annota le avventure/peripezie che si trova ad affrontare. La storia è la classica storia di zombi e sopravvissuti, con la presenza oltre che dei famosi Inmortua Gens, anche degli ormai codificati predoni, pazzi, ladri. Umani che in certe situazioni danno sempre il peggio.

I morti viventi qui, si fanno vedere, sono tanti e di concezione romeriana. Avvengono scontri con perdite da entrambe le parti, anche se non ci troviamo mai di fronte ad una battaglia campale, quanto piuttosto a piccole scaramucce. Anche questa parte è scritta bene; descrizioni essenziali ma efficaci e terminologia adeguata rendono il racconto scorrevole e piacevole nella lettura.

La parte interessante di questa seconda parte è la ricerca spasmodica, da parte del protagonista, del perché il tutto stia avvenendo. Ma a differenza del centurione romano, usa il raziocinio, affidandosi non al mito o alla religione, quanto piuttosto alla scienza. Legge, ricerca, studia, elaborando ipotesi e supposizioni che alla fine lo portano ad formulare una teoria molto affascinante che è la prima volta, mi pare, compaia in una storia di morti viventi. La colpa è  dell’evoluzione. Non dico altro per non rovinare il piacere della lettura.

Questa ricerca del perché conduce il protagonista in un viaggio che lo porterà alla follia, passando per l’alienazione dovuta all’uso di droghe allucinogene. L’impressione che ho avuto leggendo è che l’autore volesse affermare che la conoscenza è pericolosa se non si è pronti ad essa. Come gli autori rock degli anni 60/70 l’uso di allucinogeni fa sì che la mente possa aprirsi e comprendere la vera essenza delle cose e avere la necessaria forza per ricevere, capire e assimilare la conoscenza e la verità. Tuttavia la conoscenza è fondamentale alla sopravvivenza e alla lotta.

La teoria che alla fine viene elaborata sulle cause dell’avvento degli Inmortua Gens è affascinate, nella parte dell’elaborazione credibile, ma nel tentativo di spiegazione che il protagonista fornisce, presenta delle lacune e punti deboli. Tuttavia questi bug se rivisti e adeguatamente sviluppati diverrebbero coerenti e quasi inattaccabili.

Ad esempio: se i geni hanno come intento la loro sopravvivenza scegliendo solo i morti viventi, quando tutti gli esseri umani saranno morti o trasformati, considerando la decadenza fisica degli zombi anche i geni alla fine finirebbero per sparire.

L’autore punta maggiormente sulla componente psicologica, privilegiando i dubbi, i quesiti, gli stati d’animo, alle azioni, però riesce, ritengo, a creare il giusto compromesso per non rendere il libro pesante; alterna parti più “pesanti” a parti “attive” centellinate con cura. Nel momento in cui la lettura inizia ad essere un po’ stancate ecco che il ritmo cambia dandoti quella necessaria“scarica di adrenalina”.

Un piccolo appunto farei all’autore nella struttura del personaggio principale della seconda parte. In alcuni passaggi risulta non proprio credibile, ovvero quando insegna a combattere agli altri sopravvissuti senza avere una adeguata preparazione pre-apocalisse. È vero che l’esperienza può formare tantissimo e spesso molto meglio di istruttori, ma lo spazio temporale tra le esperienze fatte dal protagonista e il suo insegnarle è troppo breve. Inoltre mi suona un po’ strano che egli venga accettato dai vari gruppi con cui entra in contatto e gli vengano affidati quasi subito incarichi di “responsabilità”, quando tutti sappiamo che la paura dello sconosciuto e la diffidenza verso l’estraneo, in determinate situazioni è predominante. Tuttavia questi appunti sono solo per cercare “il pelo nell’uovo”.

È presente qualche refuso, che un pochino infastidisce perché la qualità della scrittura è veramente buona.

In conclusione il libro merita di essere letto, sia per avere nel bagaglio bibliografico una storia in più, sia per approcciarsi alla nuova teoria esposta. Una storia classica senza lodi o vergogne, scritta bene che introduce qualche novità alla narrativa di genere.

 

Igor Zanchelli

 


 

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