Samurai Zombie

per la serie i vostri racconti: SAMURAI ZOMBIE di Matteo Scintu


 

Il filo tagliente della katana si staglia contro il chiarore della luna, quasi come se volesse squarciarla.

Il mio occhio ha la sua stessa forma, una “palla bianca” che si tinge di rosso per il sangue che questo corpo versa sul mio viso.

Affondo i denti nel collo della donna davanti a me, sento il suo sangue ancora caldo riempirmi la bocca e colarmi sul mento. Continuo a mordere e, dalle ferite, mi giungono forti spruzzi. Il mio volto ormai ne è interamente coperto.

Posso ancora chiudere gli occhi, ma voglio vedere, voglio sentirmi ancora vivo. Temo che se li chiuderò tutto svanirà… anche l’atrocità che sto commettendo.

Eppure non posso, non devo chiuderli.

In una notte senza stelle una luce attira la mia attenzione, una luna di colore rosso sangue.

Tengo ben salda in mano una katana.

“Cosa ci fa lì?” penso. “Perché uso i miei denti?” mille domande mi affiorano alla mente.

Lascio cadere il corpo a terra, proseguo verso una piccola abitazione e vado nel garage. Apro lentamente verso l’ alto la serranda metallica, cerco l’interruttore e accendo la luce. Scorgo vari utensili riposti ordinatamente nei piani circostanti. Prendo delle tenaglie e uno alla volta mi tiro via i denti. Sorprendentemente non sento alcun dolore.

“Non voglio più mordere nessuno.”

Prendo la katana ed esco fuori, mi dirigo a passi pesanti verso la strada.

“Ho fame, tanta fame. Non posso parlare, ma i miei pensieri sono lucidi.” penso leggermente frastornato.

“Cosa mi trattiene in questo corpo?” l’ansia mi assale.

Guardo le mie mani sporche di sangue e piene di graffi.

“Sembra un corpo normale, non sono morto, perché non ho nessun ricordo di me allora? Chi sono io? Anche se chiedo o grido aiuto chi mi da una mano? Probabilmente nessuno. Sono intrappolato in qualche modo.” l’ansia si tramuta in panico.

Scuoto la testa per scacciare via i pensieri. Avanzo a passo svelto verso l’ombra di una casa, vedo la luce di una tv accesa e un uomo seduto a guardarla.

Apro la porta sul retro ed entro dentro silenziosamente. Annuso l’aria e avverto un odore di birra provenire dal salotto.

Raggiungo l’uomo che immediatamente si alza terrorizzato. “Chi sei? Che ci fai in casa mia?” dice con voce stridula.

Sfodero la mia arma e con un taglio netto gli squarcio il volto. Fiotti di sangue sgorgano ora dal corpo ormai steso a terra.

“Gli uomini mi fanno schifo ma non sono ancora sazio.” sento brontolare lo stomaco.

“D’altronde il sangue è sangue, sia maschile che femminile.” cerco di convincermi a berlo.

M’inginocchio e succhio il liquido ormai tiepido dal viso deforme.

In lontananza sento un flebile suono: bum bum. Mi fermo facendo il più assoluto silenzio. Il rumore continua più forte: bum bum, bum bum.

Porgo l’orecchio sul petto. Il cuore riprende a battere.

“Com’è possibile? L’ho solo tagliato.” lo sguardo si ferma alla katana stesa nel pavimento.

“Che sia maledetta?”

 

 

Matteo Scintu


 

 

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