Maggie – recensione

 

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All’annuncio dell’uscita di Maggie (o Contagious come l’hanno chiamato da noi) un vero appassionato non poteva non esultare: Schwarzenegger contro gli zombie!!! Ok, rischiava di essere appena appena fuori tempo massimo, ma questo era un sogno della mia adolescenza! Vedere Arnie spaccare il culo ai morti viventi sarebbe stato il massimo negli anni 80, ma anche da vecchietto l’ex Governatore ha dimostrato (come nel sottovalutato The Last Stand) di non essere ancora pronto per la pensione. Quindi bello, no?

 

 

Ni.

Prima di tutto perché Maggie non è un film di zombie, e questo va chiarito fin dall’inizio. E’ una storia d’amore tra padre e figlia che casualmente si svolge in un mondo dove la popolazione è stata decimata dal virus Z. Ma di zombie se ne vedono pochissimi, ed al centro della vicenda ci sono i sentimenti… quelli di papà Schwartzy verso la figlioletta Abigail Breslin, che ha la sventura di essere infettata. Ma il padre ha deciso che starà con lei e la accudirà fino alla fine…

 

Nonostante i due attori protagonisti siano piuttosto famosi Maggie è un film a basso budget. La cosa è evidente dalla scelta delle ambientazioni, piuttosto povere, dal trucco a dir poco limitato, dal resto del cast che varia dall’invisibile al mediocre. La recitazione è un po’ il punto debole dell’intera pellicola (che ho guardato in originale, è possibile che il doppiaggio italiano ammortizzi un po’ la cosa…). Schwartzenegger non è noto per essere un grande attore, ed anzi spesso ha fatto della propria inespressività un punto di forza (Terminator, ma non solo); di lui si diceva che avesse due espressioni, col mitra o senza, e in questo film porta solo la seconda… Il regista (esordiente) Henri Hobson ha provato a farlo recitare imponendogli toni drammatici, ma onestamente più che ingrugnire il viso in una smorfia non è riuscito a fare… Deludente anche la prestazione di Abigail Breslin, una che in passato aveva offerto prove di ottimo livello. La colpa a mio parere è anche del casting sbagliato… la Breslin è infatti notoriamente rotondetta, e non è facile combinare il suo visino paffuto con l’emaciatezza a cui dovrebbe portarla una lunga e penosa malattia.

 

Maggie non è un film da buttare, la sua sceneggiatura è stata giudicata nel 2011 una delle migliori 10 non ancora portate al cinema e l’idea di partenza poteva essere vincente, ma ha tutta l’aria di una occasione sprecata. Se si riesce a farsi catturare dal mood malinconico della pellicola si possono scoprire ottimi dialoghi, idee intelligenti, un’atmosfera da recuparare, ma questa immersione non è affatto facile: per la recitazione, come già detto, per l’uso scarno delle luci, per i movimenti di camera che fanno fin troppo piccolo film indie… Non vorrei dare un’insufficienza a Maggie, perché in fondo è ovviamente ed obiettivamente molto superiore a decine di film che ho recensito per I Love Zombie e di cui magari ho persino parlato bene. Il problema è però che non mi sono divertito affatto, Maggie mi ha deluso ed ho la fondata impressione che finirà per deludere anche la maggior parte di voi. Non c’è gore, non c’è sangue, non ci sono (quasi) zombie, Arnie non spacca i culi… cosa lo guardiamo a fare?

 

 

Michele “COMMANDO” Borgogni


 

 

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