Apocalisse anno 10 – recensione

 

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SINOSSI:

Come è mutata l’Italia a dieci anni di distanza dall’apocalisse originata dal risveglio dei morti? Esiste ancora una civiltà? In che tipo di società vivono i pochi sopravvissuti? Per dare una risposta a queste domande una squadra operativa di legionari viene incaricata, dal neo costituito Impero Italico Libero, di attraversare la penisola invasa dagli zombie. Un assortito e stravagante commando, composto da sette miliziani, partirà dal distretto di Centocelle, nelle vicinanze di una Roma oramai consegnata agli zombie, per tentare di raggiungere uno sperduto paese della Basilicata in cui pare si stiano conducendo, in gran segreto, terrificanti esperimenti sui risorti. Li accompagnerà una giovane giornalista allo scopo di documentare l’esito della pericolosa missione. Mille insidie attendono al varco i componenti del drappello e non saranno solo gli zombie a intralciare il cammino. Bande di predoni, riottosi ad aderire alla dittatura militare imperiale, agenti dei servizi segreti deviati ed eserciti di guerrieri adolescenti, figli del nuovo mondo, incroceranno la strada dei protagonisti in un crescendo di azione e colpi di scena. Ma il cataclisma che si è abbattuto in Italia è riuscito a spazzare via i vizi, le ingiustizie e le miserie umane che la caratterizzavano prima dell’alba dei morti viventi?

Editore Arkadia. Pagine 280. ISBN 9788868510725

Più che un racconto di zombie questo libro di Nicola Furia sembra un excursus storico, degli usi e dei costumi, della nostra Italia. Utilizzando il racconto, Furia mette in evidenza, criticandole e disprezzandole, le troppe contraddizioni che caratterizzano gli italiani nell’ambito sociale, personale e di azione. Viene descritta una umanità che nonostante l’apocalisse abbattuta su di essa, è ancora avvezza a giochi di potere più o meno leciti, guerre fratricide, raccomandazioni e quant’altro conosciamo.

L’interesse generale, che in questo libro coincide con la salvezza del genere umano, non viene mai posto al primo posto, come filo conduttore di ogni azione, ma è relegato in posizione di quart’ordine o secondario, in base agli umori, ai progetti e alle intenzioni del potente di turno.

Sullo sfondo della narrazione permane, onnipresente, una aurea di rassegnata speranza. Dopo che tutto ha avuto inizio, quando le millenarie certezze dell’uomo, in campo scientifico e religioso sono venute meno, l’unica cosa che rimane è avere speranza. O meglio rassegnarsi ad avere speranza, per tentare di riuscire a trovare la forza per continuare sopravvivere un giorno in più, nonostante i morti viventi, nonostante la società tradizionale non esista più, nonostante l’involuzione sociale e comportamentale che l’apocalisse ha prodotto sull’umanità.

Il racconto è una storia generale che racchiude sette storie particolari, che possono essere assunte a modello delle diverse peculiarità umane.

Si ritrovano uomini tutti d’un pezzo, oggi diremmo all’antica, nei quali l’onore, la responsabilità, la correttezza, lo spirito di sacrificio, la parola hanno un grande valore. Ritroviamo gli idealisti in positivo, per i quali il bene comune e la verità hanno una suprema importanza, e gli idealisti in negativo, per i quali la sopravvivenza della specie umana giustifica ogni atrocità commessa per raggiungere tale scopo.

Ci sono i disillusi ed i cinici, quelli che non credono più in nulla e hanno la certezza che la “fregatura” è sempre dietro l’angolo. Sono presenti i riscattati, quelli che hanno preso in mano la loro vita dandogli una svolta e un valore che prima non aveva. Ritroviamo i “servi sciocchi” utili solo al loro padrone, i raccomandati, i pratici, ed infine i “potenti”, manipolatori, bramosi di accrescere ancora di più la loro influenza a scapito di tutto e tutti.

La storia, anzi le storie, scorrono bene creando le giuste aspettative di curiosità e desiderio di conoscenza; tutte legate da un coerente filo logico che conduce, mano nella mano, il lettore a farsi un quadro generale del tutto. Le informazioni sono centellinate ed inserite al punto giusto, in modo tale che chi legge, apprendendo una nuova notizia, riesca a collocarla al posto giusto costruendo, così, pian piano tutto l’insieme.

Un piccolo appunto, su questo farei all’autore, ovvero l’aver rivelato troppo presto, a mio parere, l’identità della protagonista. Tuttavia questa osservazione è dettata più dal mio gusto personale, poiché la predetta rivelazione assolutamente non inficia in nessun modo il racconto.

Sono inseriti anche tanti “omaggi” a film, fumetti, personaggi, sicuramente amati dall’autore. Queste “citazioni” sono collocate nella storia, a volte mischiandole un po’, a mo’ di macchietta, nel tentativo di smorzare un pochino la tensione che, inevitabilmente, chi legge vede esplodere dentro sé.

Ad esempio ci sono “omaggi” a “Apocalypse now”, “Fuga da New York”, “Er Monnezza” e al sempre presente “Buddy” di Romero, solo per citarne alcuni.

Lo stile del racconto non è unico, ma un mix di diverse forme di romanzo: cronaca in prima persona, intervista, in alcuni tratti diario, cronaca in terza persona. Il risultato è ottimo. I vari stili si amalgamano perfettamente insieme e sono collocati in maniera corretta nelle varie parti.

Anche i personaggi sono ben strutturati e raccontati. Man mano che si legge si riesce a inquadrare ogni singolo attore, si è in grado di farsi una idea precisa non solo fisica ma anche emotiva e della struttura mentale del personaggio; in alcuni casi l’idea è così chiara che si è in grado di pensare come penserebbe lui, a fare il tifo per lui. Questo fa in modo che il “tifo del lettore” si sposti da una parte all’altra, da un personaggio all’altro costantemente, movimentando piacevolmente non poco la lettura.

Ogni personaggio, come dicevamo, racconta una storia e intraprende un cammino, oltre a quello definito dalla missione che sta svolgendo, anche interiore che in alcuni casi lo porta a compiere azioni e fare scelte, che mai prima avrebbe pensato di fare.

Ad esempio Silvia, la protagonista, inizia il suo viaggio con l’intenzione di essere una vera giornalista, di non far morire la verità, per poi trovarsi a fare i conti con quello che ha sempre pensato di odiare, comprenderlo e addirittura abbracciarlo, finendo per fare delle scelte che mai avrebbe preso in considerazione.

Il finale, onestamente, non sorprende il lettore ma tuttavia non è per niente scontato, lascia aperta la possibilità su un eventuale nuovo libro. Così come è perfetto se la storia dovesse essere autoconclusiva.

Non si denotano incongruenze nelle descrizioni delle armi e delle azioni di combattimento, sono corrette e credibili, così come i piani e le strategie elaborate dai personaggi. Retaggio della vita lavorativa dell’autore, evidentemente abituato ad agire e impartire ordini operativi durante la sua carriera. Sicuramente sono presenti, nelle vicende narrate, lodi e rancori, esperienze e amarezze che l’autore ha vissuto in prima persona.

In conclusione, il libro merita di essere letto, è scritto bene, ed è alla portata di tutti dai lettori più distratti a quelli più esigenti. Forse non è adatto agli esteti e raffinati cultori della lettura, di quelle persone che ricercano il libro BELLO e PERFETTO nello stile, nella forma e nell’armoniosa eleganza della scrittura, perché il linguaggio usato non è ricercato ed aggraziato, ma pratico, spicciolo e soprattutto reale.

Vorrei, inoltre, sottolineare l’accattivante veste grafica e l’assenza totale di refusi, segno di evidente professionalità dell’Arkadia, e fare un plauso alla copertina che rende appieno l’anima del libro.

 


 

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