Gioventù bruciata

di Francesco Cortonesi


 

 

Fine luglio del ‘57. Al volante della sua Chevrolet Bel Air nera, guardava verso la fine del tunnel aspettando il segnale del via. Odiava questo nuovo genere di sfide. Anche se per loro il tempo sembrava non passare, lui non aveva più i riflessi di una volta. Ma non poteva tirarsi indietro.

Non avrebbe permesso a quel novellino presuntuoso di ridere di lui. Piuttosto sarebbe bruciato lì, nell’abitacolo, mentre la Bel Air diventava una palla di fuoco dopo essersi schiantata sulla parete della galleria. Aveva la sua strategia. Si sarebbe tenuto basso, la testa al riparo del cruscotto, portando la Bel Air tutta sulla destra.

Al contrario del suo avversario, avrebbe mantenuto i fari spenti fino all’ultimo, lasciandolo lampeggiare all’impazzata e facendogli credere di essere paralizzato dalla paura. Poi, all’improvviso, a qualche metro da lui, avrebbe acceso gli abbaglianti in modo da non lasciargli scampo. Con un po’ di fortuna ce l’avrebbe fatta. Il bamboccio se la sarebbe cavata solo con una bella lezione e qualche ustione, ma se la luce accecante avesse finito per ridurlo in cenere non avrebbe pianto per lui.

Disprezzava i bulletti della nuova generazione che sfidavano i vecchi per farsi velocemente una reputazione. Non sapevano cos’era il rispetto.

Sventolarono la bandiera.

Il segnale del via.

Chiuse un istante gli occhi e s’immaginò da qualche parte in mezzo ai boschi della sua Transilvania.

Quelli erano tempi.

Poi ingranò la prima e partì facendo urlare le gomme.

La galleria riecheggiò come un covo di pipistrelli impazziti.

 

 

Francesco Cortonesi


 

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