Montagne rosse

di Giuseppe Carbone


 

 

La camionetta percorreva con fatica la strada sterrata che portava sui colli. Il maresciallo teneva una mano salda sul cruscotto e l’altra sulla parte esterna dello sportello mentre con i piedi si puntellava ad ogni buca che con grande sforzo non riusciva ad evitare.

Berretto in mano e fazzoletto per asciugare il sudore, il maresciallo non si capacitava nel vedere la scena del “delitto”, carcasse di ovini sparse ovunque, mutilate e sventrate.

“Esposito, chiama il comando provinciale e richiedi il supporto di personale e l’ausilio di unità cinofila.

Motivazione: persona dispersa e uccisione di pecore. E avvisa il veterinario, fallo venire qui”.

L’attesa sotto la calura, estenuante. Il maresciallo aveva individuato la frescura, in quella sterminata campagna, sotto un albero di carrubo.

“Dottore qual buon vento”.

Il dott. Fazio, scuoteva continuamente la testa, come se quello che esaminava non avesse una logica.

“Maresciallo qui c’è qualcosa che non quadra, i morsi sugli animali non coincidono con nessun animale predatore che io riconosca come tale. Per capirci, un predatore attacca alla gola la preda, qui le povere pecore sono state sventrate e non vedo tracce di artigli, il manto sembra in parte strappato, come se l’animale fosse stato trattenuto, anche gli arti mutilati hanno delle contraddizioni”.

“Quindi le sue conclusioni quali sono?”.

“Ho bisogno di più accurati esami, se mi permette prelevo dei campioni e poi se vuole può fare rimuovere le carcasse”.

La giornata in effetti si profilò molto lunga per il vecchio maresciallo, lasciò che il dott. Fazio prelevasse dei campioni, ma non dette l’ordine di rimuovere le carcasse, voleva continuare a scrutarle, il terreno circostante aveva qualche segreto da raccontare, doveva cercare, ma cosa, non gli era ancora chiaro.

Intanto al paese si organizzavano le squadre di ricerca del pecoraro, ogni squadra capitanata da un esperto cacciatore, confrontava le mappe della zona per coordinarsi con gli altri. In caserma, il giovane appuntato Di Giovanni provava timidamente a porre le solite domande di rito alle tre donne che si stringevano in un abbraccio di reciproco conforto.

Un’ elicottero apparve quasi dal nulla sopra la collina e iniziò da subito la ricognizione, il personale militare richiesto era ormai prossimo al paese, così fu comunicato dal comando.

Il maresciallo si chiedeva, se non è stato un animale? e non ci sono tracce a tal proposito, chi può essere stato? Gioacchino il proprietario del gregge? o qualcuno con cui aveva un conto in sospeso.

La colonna arrivò ai margini del paese e subito i militari allestirono una tenda, segnando un perimetro invalicabile per chiunque, compresi i carabinieri in servizio della locale caserma.

Il maresciallo chiamò il veterinario al telefono senza ricevere alcuna risposta, quindi diede l’ordine di rimuovere le carcasse.

Sulla strada del ritorno, alla radio l’appuntato Di Giovanni con tono grave della voce…

“Esposito mi senti? passo”.

“Sono in ascolto, passo”.

“Avverti il maresciallo di rientrare il prima possibile, in paese la gente sembra impazzita. I colleghi arrivati dal comando generale, hanno vietato le ricerche e messo in quarantena l’intero paese, passo”.

“Ripeti con calma, passo”.

“I paesani sono diventati pazzi e il paese è in quarantena, pas…”.

La voce si interrompe e tutti i tentativi successivi per contattare Di Giovanni risultano inutili. La camionetta ha percorso tre quarti della strada di ritorno, quando dietro una curva notano Gioacchino, con passo lento, i vestiti sporchi di sangue rappreso, il volto stravolto da un’espressione feroce. Gli si fermano di fianco, è un attimo, nessuno avrebbe potuto prevedere quello che succede in seguito. La camionetta stringe su Gioacchino, l’appuntato, senza spegnere il motore piede sul freno sporge un braccio, è Gioacchino ad afferrare il braccio dell’appuntato e fulmineamente a morderlo con forza, il povero appuntato trattenuto da Gioacchino dal dolore lascia il pedale del freno, la camionetta in discesa si muove lentamente quel tanto che sbalza fuori il poverino preda del famelico Gioacchino, dura solo un attimo lo smarrimento del maresciallo, sceso con decisione arma la sua pistola d’ordinanza e fa fuoco, inspiegabilmente Gioacchino non cade ferito a morte, volge lo sguardo e si catapulta sul militare.

In paese regna il caos della pazzia, cacciatori e prede lottano per sopraffare, difendersi o fuggire, mentre i militari abbattono chi cerca di superare il perimetro.

La colpevole decisione di mantenere segreta la pericolosa pandemia che a macchia d’olio si sta diffondendo nel mondo intero, sta travolgendo la civiltà e l’unica azione prevista dai governi è la “soluzione finale” la distruzione di uomini e cose che sono venute a contatto anche marginale con questa terribile realtà. Dio non ha scelto come strumento gli angeli per il Giudizio Universale, ma un invisibile microscopico essere.

 

 

Giuseppe Carbone


 

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