Seta

di Gallipoli Salento


La notizia risuonò nella sala ristorante dal maxi schermo appeso alla parete. C’erano solo due sbirri che se ne stavano seduti al tavolo di quel locale un po’ retrò nel centro di Roma, “La Sacrestia”,  un posto giusto per due come loro.
La giornalista, agitata nel leggere la velina, farfugliava: “ATTENZIONE!! SI AVVISA LA POPOLAZIONE CHE È IN ATTO UNA MUTAZIONE DEL VIRUS Z, GLI ZOMBIE STANNO AVENDO UNA METAMORFOSI. NON SI RICONOSCONO PIÙ CON FACILITÀ, BARCOLLANO ANCORA MA LA LORO PELLE ED ASPETTO NON SONO PIÙ MOSTRUOSI COME PRIMA. SONO STATI AVVISTATI ESEMPLARI MUTATI. FATE ATTENZIONE!! “

Gli sbirri non curanti di quelle parole, parlavano tra loro aspettando le pizze. Nel mentre, si sentì il suono del campanello che indicava l’apertura della porta d’ingresso.

Uno degli sbirri distolse lo sguardo dal cellulare: “Cazzo, che strafiga!”.

Fece il suo ingresso con un vestito rosso sangue che ondeggiava su un corpo statuario, seni marmorei, uno spacco che faceva quasi intravedere l’inguine, tacchi a spillo e tanto odore di sesso.

Lo sbirro Giò diede un colpo al suo compagno: “Ehi Tommy, guarda!”
Tommy, dei due era quello sornione, apparentemente distratto, sembrava sempre che  stesse facendo altro.

Con aria quasi scocciata, rispose: “Cosa devo guardare?”

Il collega gli fece un cenno, allora Tommy alzò gli occhi e la vide. Lei agganciò il suo sguardo e lo mantenne fisso finché non fu seduta. Accavallò le  gambe sinuose e prima di accendersi una sigaretta gli sorrise pure.
Giò, con la faccia di bronzo che gli era propria, si rivolse alla donna: “Ciao, visto che
siamo solo in tre qua dentro, perché non ti aggreghi a noi? Ti va?”

Era quello che voleva: “Ma certo, mangiare da sola non mi piace, mi chiamo Seta.” Mentre lo diceva, si era già alzata, spento la sigaretta e raggiunto il tavolo dei due sbirri.

Tommy non si perse un movimento, aveva un qualcosa di strano. Avvicinandosi al tavolo, l’odore di sesso che la donna emanava, era così forte da far scatenare gli ormoni più sopiti nello sbirro.

Lei li guardò negli occhi e all’improvviso gli propose: “Sentite, ma se prendiamo le pizze e le mangiamo da me? Abito qui vicino”.

Ai due non parve vero, un rapido scambio di sguardi ed erano già in piedi, pronti ad uscire.

Giò chiamò il cameriere: “Abbiamo cambiato idea, le pizze c’è le puoi incartare?”

– “Certo! Nessun problema. Vado a vedere se son pronte!” rispose il cameriere. Tommy lo seguì per accelerare. Aveva una certa fretta.

Lo smartphone di Giò squillò, era un messaggio su whatsapp di Tommy. C’era scritto: Giò dileguati con una scusa, Seta mi piace un casino, poi ci raggiungi. Lasciami un’oretta.
La richiesta di Tommy lo prese un attimo in contropiede, ma siccome era un tipo che faceva poche domande, sorridendo rispose soltanto: Ok  😉

Si avviarono all’uscita del ristorante, lei, davanti a loro, ondeggiava sui tacchi.  I due sbirri erano rapiti dalle forme che il vestito lasciava immaginare. Si muoveva quasi come in una danza.

– “ Abito qua vicino, solo due traverse più avanti, in Via Torino 10” disse Seta.

Nel frattempo, Giò con fare spontaneo inscenò la sua parte: “Abbiamo dimenticato da bere, andate avanti, io vi raggiungo tra un attimo. Passo anche a prendere le sigarette.  Al 10 hai detto? Cognome sul citofono?”

-”Solo Seta” gli rispose lei.

Giò scambiò un paio d’occhiate d’intesa con Tommy e mentre si allontanava, loro s’avviarono.

-”Ecco, siamo arrivati, ascensore o scale? È solo un piano” chiese Seta.

-”Scale!” le rispose Tommy che non si sarebbe mai perso lo spettacolo di vederla salire i gradini. Era così sensuale, standole dietro, poi, l’odore di sesso era sempre di più forte.

-”Entra, appoggia pure le pizze sul tavolo e mettiti a tuo agio. Vado a sistemarmi”.

-”E se le mangiassimo sul divano, staremmo più comodi” gli propose Tommy.

-”Perfetto. Sono quasi pronta” gli rispose Seta dall’altra stanza.

Quando tornò era rimasta in sottoveste. Tommy cominciò a sentire caldo. Era ancora più bella di come l’aveva immaginata.

Mentre si avvicinava, Tommy osservò, tuttavia, il movimento particolare che Seta faceva con le anche. Non stava ondeggiando, era proprio un andamento barcollante. Improvvisamente gli risuonarono alla mente le parole che la giornalista aveva pronunciato pochi minuti prima: “BARCOLLANO ANCORA!”

Cazzo! è una zombie, pensò. D’istinto cercò la sua pistola. Purtroppo si era tolto la fondina ascellare e l’aveva lasciata dentro al giubbotto appeso all’ingresso. Che deficiente! si disse

Non fece neanche in tempo ad alzarsi. Lei gli si era già avvinghiata addosso. Le gambe sinuose erano diventate una morsa da cui Tommy non riusciva neppure a muoversi. Provò con tutte le forze a svincolarsi ma Seta fu troppo lesta sulla sua gola.

Suonò il citofono.

-”Chi è?” chiese Seta.

-”Sono Giò” rispose lo sbirro che si era attardato.

-”Sali, primo piano.”

La porta era socchiusa, Giò l’aprì lentamente ed entrò.  Lei era tutta spettinata, Giò la osservò, notò una luce diversa nei suoi occhi.

-”Tommy dove sta?” le chiese.

-”E’ di là, sul divano, si è addormentato. Vieni con me” lo prese per mano e se lo tirò dietro.

Sbirciando, Giò vide Tommy che era effettivamente semisdraiato sul divano nero con il capo appoggiato da una parte.

Seta lo fissò negli occhi da vicino e gli fece un sorriso malizioso: “Lasciamolo dormire. Vieni in cucina, ti abbiamo lasciato la pizza.”

E’ così sensuale e bella, pensò Giò.  Entrò in cucina, si tolse il giubbotto e lo buttò su una sedia, prese un pezzo di pizza e diede un bel morso.

Lei lo guardava pregustandoselo. Un attimo dopo gli fu addosso. Un colpo netto alla nuca lo tramortì poi le mani di lei lo afferrarono ovunque. Lo addentò con avidità per finire in fretta. L’ultimo morso glielo diede alla gola, un morso deciso gli tranciò la carotide e il sangue incominciò a zampillare.

Giò gorgogliava  per il sangue che gli riempiva l’esofago e non gli permetteva di respirare. Cercò di agitare le braccia in un ultimo tentativo di salvarsi la pelle ma: Cazzo è finita! pensò e si dovette arrendere. Nel frattempo, lei continuava a divorarlo. Strappava la carne con morsi sempre più decisi; dalla trachea fuoriuscirono anche pezzi di pizza che lei ingurgitò, insieme alla carne e al sangue di Giò. Non aveva più scampo, gli strappò il cuore con una furia inumana, poi ormai sazia si alzò. Aveva la bocca piena di carne, pizza e sangue. Non è che mi ingrasserò con due pizze? si chiese tra sè e sè. Vabbè, da domani dieta.

Gallipoli Salento


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