Zombeavers – recensione

di Michele Borgogni


zobe01Ormai si è capito che basta poco per far parlare la rete e per donare notorietà ad un film. Basta una piccola, fulminante idea per mettere in moto voci, per generare attesa, per attirare finanziamenti. Così nasce un piccolo successo come Zombeavers, che grazie ad un semplice gioco di parole (castori zombie, ma vi ricordiamo che beaver in inglese può indicare anche il sesso femminile…) ha ottenuto l’attenzione di tutto l’universo horror e non solo ed ha ottenuto la distribuzione nientemeno che dall’Universal!

 
 

 

 

La storia è piuttosto semplice, come è giusto che sia. Tre belle ragazze se ne vanno in riva ad un lago sperduto a trascorrere un weekend che nelle loro intenzioni dovrebbe essere senza uomini, poiché una di loro è appena stata tradita dal fidanzato. Ma alla fine i loro compagni si presentano a sorpresa, spaventandole. Poco prima un camion che trasporta sostanze tossiche aveva perso parte del contenuto, che era finito proprio contro una diga costruita dai castori, trasformandoli in creature pericolosissime e inarrestabili…

 

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Il film di Jordan Rubin (all’esordio, ma già con una buona carriera come autore televisivo per MTV e non solo) parte molto bene, dimostrando di riuscire a prendersi in giro con buona intelligenza, proponendoci volutamente personaggi altamente stereotipati. Non è affatto facile ridere dell’horror rispettandone i canoni e sfiorando il pecoreccio ma senza mai insistere troppo in tal senso, eppure le prime scene sono davvero divertenti. Tutte e tre le ragazze protagoniste sono piuttosto gnocche e non provano remore ne mettere in mostra i loro corpi, e i due autisti del camion del prologo mi hanno fatto scompisciare.

 

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La parte centrale del film perde però molto in efficacia. E’ chiaro che il film è nato come uno scherzo, senza un minimo di storia alle spalle, lo si vede perché le sottotrame di bugie e tradimenti tra le ragazze ed i compagni sono piuttosto banali, buttate lì un po’ a casaccio per allungare il brodo. Non aiutano certo gli attori che interpretano i fidanzati, tutti e tre piuttosto cani… Qualche battutaccia che fa ridere c’è, ma inizia a subentrare un po’ di noia…

 

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Per fortuna il regista ha intelligentemente capito che il film non poteva certo reggere sulla lunghezza, Zombeavers dura infatti poco più di 70 minuti, comprensivi di titoli di coda e scena extra finale (che fa venire l’acquolina in bocca…). I momenti horror, con gli zombie costruiti in maniera ridicola e le scene di combattimento solo di poco più stupide di quelle di Birdemic, non sono certo granché, ma quantomeno Zombeavers torna a far ridere piuttosto di gusto. Fino ad un finale splendido!

 

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Attendiamo ora il sequel in crossover con la saga di The Dentist

 

I puristi zombisti non avranno molti motivi per cui essere felici, ma per chi invece cerca poco più di un’ora di intrattenimento trash, con un po’ di splatter e qualche bella figliola, potrà accostarsi a Zombeavers senza timore, fiducioso di trovarlo almeno due o tre volte meglio ad esempio dei “capolavori” della Asylum che vanno di moda negli ultimi anni.

 
 

Michele “say my name” Borgogni


 

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