Pro Wrestlers vs. Zombies – recensione

di Michele Borgogni


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Pro Wrestlers vs. Zombies è, piuttosto chiaramente, il sogno bagnato di un fan che “ha avuto l’ideona!” e ha puntato tutto su una riuscita campagna di finanziamento su Kickstarter. Il regista Cody Knotts non è un esordiente (ha al suo attivo altri due piccoli horror) ma almeno per questa pellicola il regista ha lasciato in gran parte spazio all’appassionato, e la cosa si vede. PWvZ ha come protagonista “The Franchise” Shane Douglas, wrestler statunitense noto nell’ambiente soprattutto per essere stato il primo campione della ECW, l’innovativa federazione che a metà anni 90 ha cambiato radicalmente il mondo del wrestling. Durante un combattimento per una piccola federazione Shane uccide il suo avversario con un piledriver male eseguito dopo che questi gli aveva trombato la fidanzata negli spogliatoi, il fratello del defunto giura di vendicarsi e riesce a stringere un patto con un demone, che gli fa acquisire il potere della necromanzia. Un’orda di zombie viene risvegliata e mandata contro Shane Douglas e gli altri lottatori chiamati a combattere per uno show privato dentro un ex carcere in disuso…

Si, questa è la trama. Si è visto persino di peggio, dai!

 

1112Uno zombie che morde Roddy Piper non fa notizie, ma Roddy Piper che morde uno zombie…

 

Tra gli altri protagonisti del film sono molti gli altri wrestlers. Il più noto, anche al cinema, è sicuramente Rowdy Roddy Piper, già protagonista del capolavoro di Carpenter Essi Vivono. Pur non essendo più di primo pelo Roddy si mantiene ancora benino ed è di gran lunga il migliore attore del cast, anche se si diverte a gigioneggiare e a dire cazzate. Come lui si mantiene bene un’altra vecchia gloria come “Hacksaw” Jim Duggan, che gli spettatori della prima ora (dei tempi di Dan Peterson!) non potranno certo essersi dimenticati. Sembra mio nonno, ma mena molto di più. Accanto a loro altri lottatori più giovani che offrono il loro corpo per la causa, dai più titolati Matt Hardy e Kurt Angle ai meno noti Thomas Rodman, Sylvester Terkay, Reby Sky e numerosi altri, anche nella parte di semplici zombie.

Cody Knotts non fa fatica a scegliere il suo pubblico di riferimento: quello degli appassionati di wrestling. Il film è infarcito di citazioni, situazioni che strizzano l’occhio a cose successe sui ring, catchphrase, attacchi tipici dei lottatori. Mi sono molto divertito a vedere Matt Hardy usare la scala, Shane Douglas accennare agli assegni a vuoto di Paul Heyman, Roddy Piper rompere una noce di cocco sulla testa di uno zombie e così via. C’è persino un perfetto heel turn a cambiare radicalmente la trama, ma per uno spettatore che non sappia nulla di wrestling molte delle battute andrebbero perdute. Ed è un peccato, perché sono la parte migliore del film.

 

1113Insieme a questa immagine

 

Per il resto, il meglio che si possa dire di PWvZ è che il ritmo incalzante non annoia mai. Ci sono continui attacchi di zombie e la varietà di lottatori presenti aiuta a far si che questi non siano troppo ripetitivi. Purtroppo la tecnica di ripresa è piuttosto amatoriale, il sangue usato è palesemente finto e gli effetti gore sono atroci, quasi tutti aggiunti successivamente alle riprese. Probabilmente il budget non permetteva molto di più, ed infatti la maggior parte delle uccisioni di zombie avvengono appena fuori scena. Fare esplodere teste in maniera credibile costa, e il regista è stato saggio a non tentare la sorte.

Altro punto di forza da sottolineare è la buona colonna sonora rock, composta praticamente per intero di pezzi scritti appositamente per il film. Probabilmente il budget è stato speso quasi completamente per colonna sonora e cachet dei lottatori, ma ne è valsa la pena! PWvZ in questo modo riesce ad elevarsi sopra la massa dei film con le solite musichette tutte uguali. A volte i dettagli fanno la differenza…

Concludendo, il film è imperdibile per i fan del wrestling, che si faranno un sacco di risate. Per tutti gli altri, non è consigliato. A meno che non vi siate già visti tutti i film realizzati in maniera davvero professionale e non vogliate fare un salto nell’amatorialità…. di discreto livello!

 

Michele Borgogni

 


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