Disaster L.A. – recensione

di Michele Borgogni


 

Disaster L.A.

Come inizia un’epidemia zombie? Nei decenni e nelle decine di film, romanzi, fumetti sull’argomento sono state proposte decine di ipotesi, dall’arma batteriologica sfuggita di mano all’evoluzione di una malattia pre-esistente, dalla spiegazione pseudo-religiosa a quella magica. Io personalmente ritengo che una pseudo-spiegazione scientifica o meno dell’avvento degli zombie faccia perdere gran parte della magia al genere, soprattutto quando si inventa una solenne stronzata come in Disaster L.A.!

Disaster L.A. è ambientato… bravi avete indovinato, a Los Angeles, città dove non serve certo una scusa per organizzare una festa. Ed infatti proprio durante una piccola festa il film inizia, con un gruppo di amici o meno amici che si ritrovano per fare casino ma soprattutto per bere fino a perdere i sensi, mentre il telegiornale annuncia il passaggio di uno stormo di meteore sopra la Terra, raccomandando la calma alla popolazione perché “non c’è niente di cui preoccuparsi”. Ergo: c’è molto di cui preoccuparsi. Al mattino, quando ancora la metà degli ospiti sta subendo gli effetti dell’alcool, le meteore colpiscono la città californiana, palazzi crollano, un sacco di gente muore e tanta altra si riversa in strada, mentre uno strano fumo si leva dai resti dei bolidi spaziali. Un fumo che se respirato può far trasformare in zombie… meglio cercare di organizzarsi e scappare, magari verso il mare, dove i venti potrebbero far disperdere i fumi prima che sia troppo tardi.

Il film del regista Turner Clay è qui, nella fuga del gruppo dei protagonisti (l’eroe, il fratello, l’ex fidanzata, il nuovo fidanzato di lei e… tanta altra gente meno importante e quindi destinata a morire) che provano a salvarsi senza avere idea comunque di come tutta questa storia funzioni. Con l’aggiunta di una pseudo-rivalità amorosa, di un forte rapporto tra fratelli e di una spruzzata di raro e poco efficace humour. Novità? A parte l’origine spaziale, che comunque richiama in qualche modo quella classica romeriana, nessuna. E potrebbe anche non esserci nulla di male se il film fosse ricco di azione, divertente, frizzante. Il problema è che risulta invece lento, ricco di stereotipi (l’amore che torna, l’amico che si sacrifica per salvare il gruppo, etc.), dupalle. Ed è un peccato perché alla fine ci sarebbero anche dei punti di forza da sottolineare, visto il genere ed il budget. Gli effetti visivi, ad esempio, sono sicuramente poveri ma altrettanto sicuramente convincenti. La dimostrazione che l’importante è spendere BENE. La recitazione di alcuni attori, in particolar modo il protagonista Justin Ray, non è poi così schifosa… quantomeno il cast PROVA a recitare, in alcuni casi esagerando, ma meglio così che il contrario. Infine anche la regia è piuttosto professionale, con buoni movimenti di camera e alcune inquadrature ben studiate. Anche il trucco potrebbe ricevere elogi, sebbene in alcune scene l’utilizzo del lattice sia piuttosto evidente, ma sul set deve essere sfuggito un piccolo dettaglio… gli zombie sembrano morti da mesi, mentre invece le meteore sono esplose solo poche ore prima. Putrefazione accelerata? Magari la spiegheranno nel seguito. O magari no. Anzi, speriamo proprio di no.

 

Gli zombie: trucco di buona qualità, anche se col problema di cui sopra. Zombie piuttosto svegli e pericolosi. Certo se ce ne fossero di più…

 

Giudizio finale: un film con alcuni pregi, ma troppo noioso perché lo si possa consigliare. Solo per completisti.

 

Michele Borgogni


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