Bloody Rome – recensione

Bloody-Rome

Un racconto per tanti ma non per tutti. Articolato, complesso, scritto bene.

In principio criptico; fa porre tante domande alle quali, puntualmente, Palmisano risponde in modo completo, eliminando ogni minimo dubbio o incongruenza.

Man mano che leggevo mi veniva alla mente il film Blade Runner, con le sue atmosfere cupe, piovose, caotiche. Gli uomini insignificanti, amorfi, che popolavano immensi formicai chiamati città.

Mi chiedevo: ma questo dove vuole andare a parare? Poi invece man mano che leggevo mettendo al loro posto i vari tasselli che l’autore forniva, l’intera storia si delineava in tutta la sua splendida complessità.

Un pessimismo Leopardiano di fondo è il filo conduttore dell’agire, e delle sensazioni, del protagonista; anche nel fisico mi ricordava Leopardi, per un problema alla gamba che lo tormentava.

Il protagonista subisce le situazioni e le vicende che lo vedono protagonista, senza chiedersi il perché o il per come. Le affronta così come si palesano e tenta di risolverle. Anche in chiave affettiva, nei confronti dei suoi cari e dei suoi colleghi, i suoi sentimenti sono all’insegna dell’ok fate come volete, basta che mi lasciate stare.

Solo una forza, forte prorompete rimane in lui viva e vegeta, la voglia di sopravvivere. Lui non si vede parte di quel sistema, lui vuole essere altro dal sistema.

Difficile scrivere senza spoilerare, ma nel libro viene aggiunta una piacevole e geniale novità in tema di zombie. Una evoluzione che sicuramente, se sviluppata bene, porterà alla nascita di un nuovo filone nella classificazione dei nostri amati morti-viventi. Nuovo filone che si inserirà tra la visione romantica degli Zombie, alla Romero per intenderci, e quella più moderna alla WWZ.

Nel complesso assegno un bel 8 ½ a Palmisano e al suo libro.

 

 

Igor Zanchelli


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