La stirpe di Caino – settima parte

di Nicola Furia


pistola– “Dio onnipotente, lei è impazzito!” – esclama il religioso colto da un incontrollabile tremore che ne scuote l’esile corpo come una folata di vento gelido scuote le canne in una cupa giornata invernale, preannunciando un temporale.

– “Non nomini il nome di Dio invano, padre. Questo peccato il suo Dio glielo conta come grave e le toglie almeno 10 punti sulla patente per entrare in paradiso” – risponde Ferrari accennando un maligno sorriso ironico – “Lei me lo insegna che uccidere esseri umani in nome di Dio è consentito, ma pronunciare il suo nome è vietato.Gesù ha peccato di superbia? E allora voi, miserabili ometti che giocate a fare Dio, di che peccato dovreste rispondere? Quanto è smisurata la vostra superbia?

Avete causato la fine del mondo giocando con le vostre segrete alchimie sacre. Avete falsato la storia e cancellato la verità, ci avete fatto adorare un Dio amorevole nascondendoci la sua indole violenta, rancorosa e vendicativa, ci avete mandato in guerra sotto le sue insegne, avete commesso genocidi per imporre la sua legge, ci avete bruciati vivi e torturati per farci ammettere colpe che non avevamo. Chi risponderà di questi peccati contro l’umanità, prete?”.

– “Dio è misericordia” – sussurra padre Benigno sprofondando la testa fra tra le gambe e congiungendo i palmi delle mani in preghiera.

– “Sì, un Dio misericordioso che impone di non uccidere il prossimo e poi ordina senza pietà l’assassinio di tutti primogeniti degli Egiziani” – ribatte il poliziotto digrignando i denti in un moto di rabbia incollata – “Un Dio benevolo che ordina al padre di sacrificare il proprio figlio, che castiga chi si oppone al suo volere con piaghe, morte e rovina e si vendica con l’annientamento, affogando tutti i popoli della terra. Il tuo è un Dio sanguinario, padre, la tua Bibbia è un coacervo di descrizioni terrificanti, di guerre, violenze efferate e massacri che hanno un unico mandante: Dio stesso! “.

– “Lei sta bestemmiando!” – piagnucola padre Benigno.

Il poliziotto alza le spalle e, simulando un atteggiamento ingenuo e innocente, afferma: – “No, prete, sto solo citando i tuoi preziosi testi sacri”.

– “Lei non sa di cosa parla!” – si ribella padre Benigno alzando infine la testa e lanciando uno sguardo di sfida che oltrepassa la canna della pistola.

– “Lei crede? Voi pensate sempre di sapere tutto di tutti, vero? Vuole sentirle le parole d’amore di Dio dalla sua stessa voce?” – domanda Ferrari con tono canzonatorio. Poi socchiude gli occhi, come a sollecitare la memoria, e afferma spedito:

– “<<Nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri, ma li voterai allo sterminio. Sterminerai gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare!>>

Nell’ascoltare quei versetti della Bibbia, padre Benigno impallidisce assumendo un’espressione confusa. Come fa quel poliziotto rude, sciatto e ignorante a conoscere i passi del Deuteronomio, il quinto libro della Bibbia? Come può citare a memoria i comandamenti divini impartiti da Dio a Mosè sul Sinai? Come è possibile?

– “Questa volta sono stato io a sorprenderti, vero?” – chiede con aria soddisfatta Ferrari – “Se vuoi posso fare di meglio” – continua socchiudendo di nuovo gli occhi prima di iniziare a declamare altri versi.

– “<<Se non mi ascolterete e se non metterete in pratica tutti questi comandi, se disprezzerete le mie leggi ecco che cosa farò a voi a mia volta: manderò contro di voi il terrore, la consunzione e la febbre, che vi faranno languire gli occhi e vi consumeranno la vita. Seminerete invano il vostro seme, se lo mangeranno i vostri nemici. Vi darete alla fuga, senza che alcuno vi insegua. Spezzerò la vostra forza superba, renderò il vostro cielo come ferro e la vostra terra come rame. Le vostre energie si consumeranno invano, poiché la vostra terra non darà prodotti e gli alberi della campagna non daranno frutti. Manderò contro di voi le bestie selvatiche, che vi rapiranno i figli, stermineranno il vostro bestiame, e le vostre strade diventeranno deserte. Manderò in mezzo a voi la peste. Mangerete, ma non vi sazierete. Mangerete perfino la carne dei vostri figli e mangerete la carne delle vostre figlie …>>”.

Ferrari si interrompe e, fissando con durezza padre Benigno, conclude: – “L’ultima frase della minaccia di Dio mi pare sia la più attuale date le circostanze, non trovi?”.

Il vecchio religioso, ascoltando le parole di Dio fedelmente riportate dal poliziotto e fedeli ai versi del Levitico, il terzo libro della Bibbia, assume un atteggiamento quasi catatonico. Infine scuote la testa, come a volersi risvegliare da un incubo e, quasi sussurrando, domanda:

– “Come fa a conoscere questi versi?”.

– “Le sembra strano, vero? Non posso averli sentiti a messa, sia perché, come sai, non la frequento, sia perché voi vi guardate bene dal leggerli di fronte ai fedeli” – risponde Ferrari sopprimendo la voglia di accendersi un’altra sigaretta. Purtroppo Dio, o chi per lui, non l’ha munito di una terza mano e attualmente una mantiene le sbarre della cella e l’altra impugna la pistola. Dopo aver tratto un profondo respiro, il Commissario con voce pacata inizia nuovamente a parlare:

– “Tu mi hai raccontato la tua storia, prete, ora io ti racconterò la mia”.

CONTINUA

Nicola Furia


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